• Articolo Woods Hole, 25 novembre 2014
  • Presentati i risultati di una ricerca durata due anni e condotta da UK, USA e Australia

    Un robot sub misura lo scioglimento dei ghiacci

  • Grazie alle rilevazioni di un robot sottomarino è stato possibile misurare lo spessore della banchisa, primo passo per mappare lo scioglimento dei ghiacci in Antartide

Un robot mappa lo scioglimento dei ghiacci antartici

 

(Rinnovabili.it) – Per mappare lo scioglimento dei ghiacci ci vogliono i robot. Scienziati britannici, australiani e statunitensi hanno deciso di utilizzarne uno per riuscire a misurare lo spessore del ghiaccio antartico. Un metodo valido per mappare le condizioni ambientali di questa remota regione del polo, soprattutto in tempi di cambiamento climatico.

Gli esperti hanno presentato la prima mappa dettagliata in 3d dei ghiacci in Antartide. Per realizzarla si sono basati su misurazioni della faccia inferiore della banchisa, ottenute utilizzando un sonar a controllo remoto. I rilevamenti, che coprono un’area di 500 mila metri quadri, sono stati fatti nel 2010 e nel 2012, utilizzando il veicolo autonomo sottomarino soprannominato seaBED. Lanciato da una nave inviata congiuntamente da Regno Unito e Australia, il seaBED ha effettuato immersioni in tre punti della penisola antartica.

 

Gli scienziati hanno trovato un ghiaccio spesso 17 metri in alcuni punti. Le misurazioni hanno permesso di scoprire che la distesa gelata è più spessa, in alcune zone, di quanto si pensasse in precedenza.

«Lo spessore dei ghiacci in Antartide è una delle grandi incognite del sistema climatico – ha detto Ted Maksym, del Woods Hole Oceanographic Institution del Massachussets – Sebbene sapessimo che in questi decenni c’è stato un assottigliamento, non avevamo davvero il polso della situazione. Oggi facciamo un importante passo avanti nella conoscenza dei processi che governano la riduzione del volume di ghiaccio, in particolare per quanto riguarda aree di difficile accesso».

 

Il robot, lungo circa due metri, ha operato tra i 20 e i 30 metri di profondità, riuscendo a gettare luce su un fenomeno che le misurazioni di superficie, condotte tramite trivellazioni in loco, non erano riuscite a mappare a dovere. Le valutazioni basate sul lavoro da satellite possono presentare infatti asimmetrie a causa della coltre di neve in superficie. Nemmeno via nave, e nemmeno con una rompighiaccio, è facile approdare su certi punti della banchisa.

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