• Articolo Hobart, 3 novembre 2014
  • Le tensioni geopolitiche in Ucraina contribuiscono a creare un muro fra Russia e USA che rende impossibile qualsiasi accordo

    La Russia dice ‘niet’ al santuario marino antartico

  • Salta il banco del quarto negoziato per la costituzione di un santuario marino antartico. Russia e Cina unite difendono la pesca intensiva

La Russia dice niet al santuario marino antartico

 

(Rinnovabili.it) – Anche quest’anno, la fauna marina del Polo sud andrà incontro al suo destino. Per la quarta volta in tre anni, come previsto, è fallito il negoziato internazionale per creare santuario marino antartico nelle acque attorno alla calotta polare, in modo da salvaguardare i suoi inquilini dalla pesca intensiva. Le colpe sono della Russia, che mai avrebbe approvato un piano sostenuto dagli Stati Uniti, anche se lo aveva proposto la Nuova Zelanda. Le ragioni sono più che ovvie: tra i due blocchi è in atto una seconda guerra fredda, combattuta non più con la corsa agli armamenti ma tramite quella all’energia. E allora non ci si può trovare d’accordo su nessun altro punto. Il problema è che le tensioni politiche in Ucraina impattano sulla vita di milioni di pesci e mammiferi marini, sottratti senza sosta al loro habitat. L’area si sta impoverendo anno dopo anno, e i vertici tra le delegazioni internazionali interessate a mettere un freno a questo spolpamento dell’ecosistema finiscono regolarmente nel nulla.

 

I delegati della Commissione per la conservazione delle risorse marine viventi in antartico (CCAMLR), che fino a ieri hanno cercato un accordo in quel di Hobart, in Australia, hanno sottolineato che l’ostruzionismo russo quest’anno è stato totale.

«Ad ogni proposta è seguito un ‘niet’», ha fatto sapere un negoziatore. Un rifiuto che mantiene alta la preoccupazione per 2.5 milioni di chilometri quadrati di mare al largo della costa antartica. Eppure la proposta di creazione del santuario di 1.34 mln di kmq nel mare di Ross è basata su studi scientifici, che sostengono la necessità di uno stop alla pesca intensiva per preservare la biodiversità e la salute degli oceani. Anche nazioni che in passato si sono dette contrarie, come Ucraina e Norvegia, questa volta hanno dato l’assenso. Il potere di veto è stato esercitato dalla Russia e dalla Cina, prima neutrale e questa volta invece schierata a fianco di Putin.

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