• Articolo Hobart, 18 ottobre 2016
  • Sarebbe il primo accordo sulle acque internazionali

    Santuario marino in Antartide: la Russia potrebbe dire sì

  • Al via il meeting di Hobart, dove 25 nazioni cercano l’intesa per creare tre santuari marini in Antartide, per proteggere una zona vasta come l’Argentina

Santuario marino in Antartide: la Russia potrebbe dire sì

 

(Rinnovabili.it) – L’accordo per creare un santuario marino a protezione degli ecosistemi più fragili e primordiali dell’Antartide potrebbe essere a portata di mano. Scienziati e ambientalisti sono convinti che i delegati delle 24 nazioni e dell’Unione riuniti nel meeting annuale della CCAMLR (Commissione for the Conservation of Antarctic Marine Living Resources) a Hobart, nella Tasmania australiana, possano finalmente mettere la firma su un accordo storico. Sarebbe un passo avanti molto importante, visto che i negoziati vanno avanti da 5 anni ma, fino ad ora, si sono sempre arenati a causa dei veti.

L’istituzione di un santuario marino in Antartide costituirebbe un precedente importante. Sarebbe infatti il primo accordo, raggiunto tramite consenso, per la protezione delle aree che si trovano in acque internazionali. In particolare, le zone su cui le nazioni stanno discutendo sono il mare di Ross, il mare di Weddell e il mar Antartico orientale, habitat fondamentali per la maggior parte delle specie di pinguini e di balene. Non solo: è in quelle acque che, secondo gli scienziati, vengono prodotti ben il 75% dei nutrienti necessari a sostenere la vita marina negli altri oceani del globo. Le tre aree protette avrebbero un’estensione di oltre 2,5 mln di kmq, circa il 10% dell’intero oceano Antartico: in pratica una zona grande quanto l’Argentina.

 

Santuario marino in Antartide: la Russia potrebbe dire sìA remare contro sono state soprattutto la Russia e la Cina, fino all’anno scorso decisamente contrarie a qualsiasi tipo di accordo in materia. Cosa è cambiato? La posizione di Mosca sembra essersi ammorbidita, come fanno sperare alcuni segnali. Negli ultimi mesi il presidente russo Putin ha nominato il suo ex capo di gabinetto, Sergei Ivanov, come rappresentante speciale della presidenza per la protezione dell’ambiente. E Ivanov si è distinto da subito per una maggiore protezione delle acque dell’Artico. Altro segnale, il 2017 sarà per la Russia “l’Anno dell’Ecologia” e le autorità di Mosca hanno da poco portato a termine uno studio interdipartimentale sulla possibile protezione alle acque dell’Artico.

Ma dal meeting potrebbe uscire un compromesso tanto utile alla politica, quanto insufficiente per l’ambiente. Una delle possibilità è che l’accordo sia “a tempo”: dai 20 ai 50 anni, non di più. In questo modo, però, non si raggiungerebbero gli obiettivi minimi di conservazione dell’area, sempre più sotto stress a causa dei cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale.

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