• Articolo Londra, 26 novembre 2015
  • Scoop della testata londinese a pochi giorni dalla COP 21

    Scandalo su Bruxelles: ha scritto Exxon i testi del TTIP?

  • Il Guardian ottiene le e-mail tra funzionari della Commissione e lobbisti del petrolio che mostrano un accesso privilegiato ai testi legali del TTIP

Scandalo a Bruxelles ha scritto Exxon i testi del TTIP

 

(Rinnovabili.it) – Se confermati tutti i sospetti, uno scandalo di portata continentale ha appena investito i più alti livelli di governo dell’Unione europea. Uno scoop del Guardian rivela che la Commissione avrebbe concesso ad Exxon l’accesso a documenti riservati riguardanti il TTIP, il gigantesco accordo commerciale USA-Ue. Testi che l’opinione pubblica è impossibilitata conoscere, per via delle procedure non trasparenti previste dal negoziato. Non è così per le multinazionali del fossile, secondo le e-mail ottenute dalla testata londinese, che mostrano una volta di più come uno dei nodi cruciali da sciogliere per chiudere il partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti sia proprio quello dell’energia.

L’Unione europea ha fatto pressioni sugli Stati Uniti sin dal 2013 per aggiungere un capitolo dedicato al futuro TTIP, preoccupata degli impatti della crisi ucraina sulla sicurezza energetica. Lo dimostrano i testi trapelati in più di un’occasione. Bruxelles chiede a Washington di aprire le condotte del gas da scisti ricavato con il fracking, nonché di levare il bando all’export di petrolio greggio che gli USA hanno stabilito negli anni ’70. L’esecutivo europeo sembra disposto a tutto per una trasfusione di combustibili fossili: anche a concedere alle aziende più inquinanti l’ingresso alle segrete stanze del negoziato. Perfino, forse, a far scrivere direttamente ai loro esperti i testi legali di un trattato con ricadute su ogni aspetto della vita di 800 milioni di persone.

 

Scandalo a Bruxelles ha scritto Exxon i testi del TTIP 2

 

Il Guardian riporta, infatti, che i funzionari europei hanno chiesto «input concreti» da parte dei raffinatori di petrolio per redigere il capitolo energia del TTIP, con la raccomandazione di facilitare le importazioni di petrolio e gas. Secondo gli esperti del settore, però, costruire le infrastrutture necessarie per mettere gli Stati Uniti in condizione di esportare costerebbe 100 miliardi di dollari. Con quella stessa cifra, fa sapere la Fondazione europea per le energie rinnovabili, si potrebbero costruire 12 milioni di turbine eoliche.

Un nuovo rapporto di Transport & Environment mostra che il tentativo ri rendere l’energia fossile più economica con il TTIP porterebbe ad una crescita dei consumi e parallelamente all’aumento delle emissioni, cui si vanno a sommare quelle del trasporto oltreoceano, danneggiando lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Inoltre, verrebbero messi in crisi gli obiettivi 2030 del Pacchetto clima-energia approvato dall’Ue.

 

Scandalo a Bruxelles ha scritto Exxon i testi del TTIP 4

 

Secondo le organizzazioni che difendono l’ambiente e la società civile, le e-mail ottenute dal Guardian mostrano un rapporto straordinario e sconvolgente tra l’Unione europea e l’industria dei combustibili fossili. La Campagna Stop TTIP Italia affida il suo commento ad un comunicato: «La presunta riservatezza dei documenti, spacciata dalla Commissione Europea come un male necessario per tutelare le strategie negoziali, in realtà altro non era che un modo per mantenere spazi privilegiati di interazione con gli interessi delle grandi aziende, lontano da occhi indiscreti».

Anche Business Europe, la “Confindustria europea”, ha offerto la costituzion di «punti di contatto» al Dipartimento per l’energia USA, con l’intenzione di fluidificare la trattativa.

«A pochi giorni dall’inizio della COP 21 – notano gli attivisti – queste ulteriori rivelazioni mostrano quanto sia insostenibile la posizione della Commmissione europea nel suo tentativo di giustificare un negoziato inaccettabile».

Exxon è sotto inchiesta del Procuratore generale di New York per aver nascosto i rischi del cambiamento climatico ai suoi azionisti, finanziando ricerche volte a negare il reale impatto del fenomeno sul suo business.

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