• Articolo Strasburgo, 22 gennaio 2016
  • Nove italiani ne faranno parte

    Scandalo emissioni: nominata la commissione d’inchiesta Ue

  • Per accertare il potenziale coinvolgimento delle istituzioni europee e nazionali nello scandalo emissioni, 45 eurodeputati avvieranno un’indagine

Scandalo emissioni nominata la commissione d’inchiesta Ue 2

 

(Rinnovabili.it) – Sono stati nominati i 45 eurodeputati che comporranno la nuova commissione d’inchiesta sull’operato della Commissione europea nello scandalo emissioni che ha colpito Volkswagen lo scorso autunno. Dovranno indagare sul potenziale coinvolgimento (con colpa o dolo) delle istituzioni comunitarie e degli Stati membri, da anni a conoscenza della discrepanza fra test su strada e in laboratorio, ma ciononostante rimasti inerti.

La lista dei parlamentari europei è composta da 14 membri del PPE, 12 degli S&D, 5 ECR, 4 ALDE, 3 Verdi, 3 GUE/NGL, 2 EFDD e 2 ENF. Gli italiani che ne faranno parte sono Giovanni La Via, Lara Comi e Massimiliano Salini (PPE), Flavio Zanonato, Massimo Paolucci e Nicola Danti (S&D), Eleonora Evi (EFDD), Mario Borghezio (ENF) e Remo Sernagiotto (ECR).

La commissione d’inchiesta, la cui costituzione era stata approvata con un voto del 17 dicembre, si riunirà per un anno a partire dalla prima settimana di febbraio. Il Partito popolare, originariamente contrario all’indagine parlamentare, ha poi deciso di aderire. Lo scopo è quello di evitare che «l’inchiesta si trasformi in un tribunale dell’inquisizione» che metta in piedi «un processo al diesel», secondo l’eurodeputata francese Françoise Grossetête.

 

Scandalo emissioni nominata la commissione d’inchiesta Ue 4

 

La differenza fra test in laboratorio ed emissioni su strada – sollevata dall’Autority ambientale degli USA a settembre – era già stata evidenziata nel 2011 dal Joint Research Center della Commissione europea. Da allora, non sono stati ancora presi provvedimenti concreti. Bruxelles è stata oggetto di forti critiche per aver ceduto alle pressioni delle case automobilistiche e dei governi (tra cui quello italiano) volte a indebolire e ritardare l’entrata in vigore del nuovo sistema di prove su strada, che potrebbe impedire il verificarsi di un altro scandalo emissioni.

Greg Archer, della ONG Transport & Environment, ha detto che la commissione parlamentare d’inchiesta dovrebbe approfondire «se i servizi di test e le autorità di omologazione nazionali responsabili delle autorizzazioni abbiano sempre operato in modo corretto e trasparente».

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