• Articolo Zero Branco (TV) , 21 novembre 2012
  • Il consorzio CARPI lancia l'appello

    Shopper monouso: il mercato chiede maggiore chiarezza

  • La necessità di ridurre l’inquinamento sta portando a scelte affrettate che spesso non prendono in considerazione le esigenze dei settori. Questa l’appello lanciato dal CARPI che chiede maggiore trasparenza

(Rinnovabili.it) – Il Consorzio CARPI (Consorzio Autonomo Riciclo Plastica Italia) uno dei principali protagonisti del mercato della raccolta e del riciclo degli imballaggi in plastica terziari chiede maggiore chiarezza e conformità dell’Unione Europa per quel che riguarda il divieto di produzione e commercializzazione dei sacchetti di plastica in Italia. La seconda lettera di richiamo invita al nostro paese dalla Commissione sta facendo riflettere il comparto, che dal 2007 si trova a fronteggiare il cambiamento.

La prima lettera, fanno sapere dal Consorzio “risale a luglio 2011, da parte della Commissione Europea, che contesta all’Italia la legge che vieta di produrre e commercializzare sacchetti di plastica non biodegradabili a partire dal primo gennaio 2011. Un divieto del tutto ingiustificato, dal momento che non è possibile vietare la circolazione di un bene che rispetta i requisiti di conformità agli standard europei, tra i quali non compare la biodegradabilità” ha evidenziato il CARPI sottolineando che la normativa impedisce il libero mercato.

 

Non è infatti necessario l’intervento dell’Unione Europea, che punta a colpire ancora una volta le troppe criticità di adeguamento del nostro sistema legislativo a quello comunitario, per capire che il bando dei sacchetti di plastica non può essere l’origine di tutti i mali contro l’inquinamento. Imporre la commercializzazione o meno di un prodotto, a favore della salvaguardia e tutela ambientale, deve essere il risultato di una scelta mirata, altamente studiata e non dettata da scelte di convenienza” ha specificato il consorzio nel comunicato stampa diffuso.

A complicare ancora di più la situazione, la richiesta della commercializzazione di sacchetti biodegradabili che rispecchino specifici criteri di spessore, vincolo che obbliga i produttori oltre confine a prevedere una catena di produzione che realizzi sacchetti differenti a seconda del cliente che li commissiona. “Questo vincolo di produzione, impossibile da rispettare, causerebbe un ulteriore limite sia alle aziende italiane sia alle poche società estere che ripongono ancora un minimo di fiducia nel nostro sistema legislativo e politico” ha ribadito il consorzio. La messa al bando dei sacchetti in plastica non biodegradabile sta infatti creando non pochi problemi alle realtà che cercano di adeguarsi alle nuove regole che si trovano ad affrontare costi di adeguamento degli impianti per nulla supportate da incentivi governativi.