• Articolo Roma, 25 luglio 2017
  • Piano Dighe: al via interventi su 101 invasi contro la siccità

  • Il ministro Graziano Delrio è pronto per firmare nelle prossime settimane gli schemi di contratto per assegnare le risorse per l’adeguamento delle infrastrutture di un centinaio di dighe

piano dighe

 

Al via i primi interventi del Piano Dighe

(Rinnovabili.it) – “Abbiamo messo 300 milioni per rinnovare, ampliare i bacini delle dighe, manutenerli, metterli in sicurezza. Credo che questo piano darà anche una risposta al grave problema del cambiamento climatico che stiamo affrontando”. Sono le parole pronunciate oggi del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Graziano Delrio, a margine della presentazione romana del rapporto Sipotra su ‘Le politiche dei trasporti in Italia’. Il riferimento è al Piano Dighe del 2016, progetto con cui il Governo ha messo mano la prima volta mano ad un problema infrastrutturale denunciato dalla stessa direzione Grandi Dighe del MIT nel 2013.

 

Dispersione delle risorse, sottoutilizzo degli impianti e mancati interventi di messa in sicurezza pesano oggi su una gestione idrica nazionale deficitaria e problematica. Attualmente, a causa dell’imperante siccità, il livello medio delle grandi dighe si è abbassato al di sotto del limite di sicurezza imposto dal MIT con una capacità che si attesta in media a circa il 64% dell’invaso. “Le dighe lavorano purtroppo ad una capacità molto inferiore […] e molto spesso per difetti di manutenzione”, ha aggiunto il ministro.

 

>>Leggi anche: L’Italia incapace di prevenzione nella morsa della siccità<<

 

Di fronte a questo scenario, il Dicastero ha avviato un programma di interventi  del valore economico di 294 milioni euro per l’incremento delle condizioni di sicurezza di 101 dighe ad uso irriguo e potabile sparse sul territorio nazionale. Di questi, 79 si trovano nel Mezzogiorno, 18 nel Centro Italia e le rimanenti 4 nel Nord.

Annunciato già a marzo di quest’anno, il programma dovrebbe entrare a breve in vigore come assicura Delrio che promette di dare “il via libera molto presto” agli schemi di contratto con i gestori per investire le risorse stanziate. L’obiettivo è riuscire a salvaguardare risorse idriche per 4,5 miliardi di metri cubi, ossia quasi un terzo della risorsa idrica nazionale, e nel contempo recuperare circa 1,3 miliardi di metri cubi attualmente non invasabili.

 

Piano dighe

 

In realtà quella che il MIT definisce “La cura dell’acqua” riguarda in tutto 538 sbarramenti sottoposti al controllo del ministero e definiti ‘Grandi Dighe’: sono impianti gestiti da concessionari di derivazione – pubblici o privati – per uso non solo potabile e irriguo ma anche idroelettrico, industriale e d’attenuazione delle piene. Per un volume totale di 13.748 miliardi di metri cubi.

3 Commenti

  1. ritamir
    Posted luglio 25, 2017 at 5:25 pm

    Dobbiamo imparare a dissalare l’acqua del mare con metodi relativamente semplici (ricerca! ricerca!) e usando energia pulita e rinnovabile. E’ un imperativo categorico: nessuno al mondo si può sottrarre a questa urgentissima necessità. In Australia ci sono riusciti alla grande, ma il sistema adottato è costosissimo: bisogna trovare metodi meno costosi, per ricavare almeno l’acqua per l’irrigazione dei campi. Questo significa che non è necessario ottenere acqua potabile e quindi si potrebbe risparmiare sul processo di dissalazione e purificazione. Con un solare a concentrazione galleggiante….?

    • ruggero
      Posted luglio 25, 2017 at 7:13 pm

      In italia abbiamo sempre avuto molti fiumi e sorgenti. Solo in alcune regioni come la sardegna o la sicilia vi e’ scarsita’ d’acqua e LI andrebbe previsto un impianto di dissalazione

    • Antonio
      Posted luglio 26, 2017 at 12:27 pm

      Ciao Ritamir
      Secondo me invece dovremmo guardare al’acqua come una risorsa primaria e importante e sopratutto educare e obbligare la popolazione ad usarla in modo corretto e per il fabbisogno reale; dico questo perchè nel nostro paese si sprecano mln m3 al anno di acqua in attività non importanti, forse sarebbe ora che ci si rendesse conto che l’acqua manca e sarà sempre peggio ( non per essere negativi ma è la dura realtà), riguardo la dissalazione come dici te è costosa ma è anche aime inquinate visto che si usa un processo chimico con rilascio di sostanze che devono essere rilavorate per rimetterle nell’ambiente, per il solare a concentrazione galleggiante io lo visto di persona uno attivo qui nella mia città di Pisa a San Rossore e ti posso garantire che non è quello il metodo giusto perchè “e gli effetti si vedano” il sistema non mette in conto il danno ambientale riguardante il surriscaldamento del acqua la creazione di alghe e per infine un oscuramento e quindi la non ossigenazione della acqua sottostante al impianto questo fa si che tutte quei animali che vivano in quel ambiente possano trovare la morte per mancanze di sostante primarie per la loro vita.

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