• Articolo Sao Paulo, 17 novembre 2014
  • La deforestazione incide sul processo. L’umidità rilasciata dagli alberi, infatti, è sempre meno

    La siccità continua, San Paolo rischia il collasso

  • Le precipitazioni scarseggiano, i bacini idrici sono quasi a secco. Per il Brasile è la più grave siccità da 80 anni. Ma le autorità rifiutano di razionare l’acqua

La siccità continua San Paolo rischia il collasso

 

(Rinnovabili.it) – L’attesa è spasmodica, ma la pioggia non arriva. E a San Paolo i residenti sono stati avvertiti: tenetevi pronti, hanno detto le autorità, ad affrontare la più grave siccità degli ultimi 80 anni. La metropoli più popolosa del Sud America – 20 milioni di abitanti – rischia il collasso. Nello Stato di San Paolo vivono 40 milioni di persone, almeno 14 dei quali stanno patendo gli effetti di una situazione che non accenna a mutare. Ci sono giorni in cui la gente torna a casa dal lavoro, apre i rubinetti e non esce nulla. Impossibile fare la doccia, lavare i piatti o i panni sporchi. Improvvisamente, è come se la lancetta del tempo fosse stata tirata indietro di secoli. Eppure il Brasile è un Paese fortunato: detiene il 12 per cento di tutte le riserve esistenti di acqua potabile, ed è abitato soltanto dal 3 per cento della popolazione globale.

 

L’acqua ha cominciato a scarseggiare negli scorsi 10 mesi, da quando l’ultima stagione delle piogge ha portato solo il 40 per cento delle precipitazioni che normalmente cadono sull’area. Il livello dell’acqua nei fiumi e nei bacini artificiali utilizzati per l’approvvigionamento delle comunità del San Paolo, dunque, non è stato ripristinato. I satelliti NASA hanno fotografato la sensibile differenza di profondità dell’acqua dall’agosto 2013 a quello di quest’anno.

Se al sud non se la passano bene, nel Nordeste (area che appunto si trova nel nord est del Brasile) va ancora peggio. Da quelle parti sanno bene cosa sia la siccità e ci fanno i conti da decenni: ma quest’anno, dicono, è il peggiore. Nessuno però li aveva presi sul serio, la poca considerazione che i nordestini – più poveri – godono presso il ricco sud. Quando però anche i bacini di San Paolo sono cominciati a inaridire, allora è scattato l’allarme siccità. Il motore economico del Paese è in pericolo, dunque la cosa diventa importante anche per la politica.

 

La siccità continua, San Paolo rischia il collasso

 

I brasiliani incolpano il governo per non aver saputo prendere le giuste contromisure, ma il Brasile non ha una grande cultura di conservazione dell’acqua. La gestione della risorsa è sempre stata allegra, quasi fosse illimitata. Poi, il brusco risveglio: 35 comuni del San Paolo hanno dovuto razionare l’acqua, ma la capitale ancora si rifiuta. Eppure, il bacino Cantareira ad ottobre era ridotto al solo 4 per cento del suo volume.

La colpa potrebbe essere della deforestazione, salita del 29 per cento tra luglio 2012 e agosto 2013. La distruzione della foresta amazzonica impedisce al polmone del pianeta di funzionare da pompa dell’acqua, assorbendo l’umidità dell’Oceano Atlantico e riversando in atmosfera 20 miliardi di tonnellate di vapore ogni giorno. Sembra obbligata una azione a tutela dell’ambiente, a questo punto: se il governo non vuole che San Paolo si trasformi in un deserto, la foresta dev’essere salvaguardata.

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