• Articolo Sackville, 18 febbraio 2019
  • Sostanze chimiche derivate dalla plastica ritrovate nelle uova di uccelli artici

  • Tra le sostanze rinvenute anche prodotti chimici che inibiscono lo sviluppo ormonale e che sono stati banditi dalla produzione di giocattoli per bambini.

plastica uccelli articoLa plastica ingerita dai volatili produce derivati che vengono assorbiti dalle uova

 

(Rinnovabili.it) – Sostanze chimiche derivate dalla plastica sono state rinvenute all’interno di uova d’uccelli che nidificano in zone remote dell’Artico. E’ la prima volta che una simile contaminazione viene rilevata anche a latitudini estreme. A segnalare l’inquietante fenomeno sono stati due gruppi di ricerca canadesi.

 

Le uova sono state prelevate da nidi di Fulmari (Fulmarus Glacialis), uccelli molto diffusi nel nord Atlantico, in una colonia dell’isola Lancaster Sound, a 100 miglia di distanza dal più vicino insediamento umano: i ricercatori del Canadian Wildlife Service hanno rilevato la presenza di ftalati, composti organici prodotti dalla reazione di un alcool o di un fenolo con l’acido ftalico, un additivo chimico utilizzato per dare flessibilità alla plastica ancora molto diffuso nella produzione di tappi e filtri di sigarette che spesso gli uccelli scambiano per cibo.

 

La plastica ingerita dagli uccelli è spesso troppo grande per passare attraverso il sistema digestivo e rimane quindi all’interno dello stomaco dei volatili: qui si scompone lentamente rilasciando gli agenti chimici che penetrano nel flusso sanguigno delle gestanti e arrivano all’interno delle uova. I flatati sono noti per avere capacità distruttive sugli ormoni della crescita e sul sistema endocrino; possono, inoltre, causare malformazioni alla nascita, infertilità e disturbi metabolici: non a caso sono stati recentemente banditi dalla produzione di giocattoli per bambini.

 

>>Leggi anche Indonesia: trovata balena morta con 6kg di plastica nello stomaco<<

 

“Si tratta di uccelli che hanno tra i più bassi livelli d’ingerimento di plastica”, ha spiegato la dottoressa Jennifer Provencher, a capo della spedizione e preoccupata quindi che il fenomeno possa avere ben altre proporzioni se studiato su colonie a stretto contatto con l’inquinamento umano.

In un precedente studio, il team della dottoressa Provencher aveva analizzato i contenuti chimici di uova di fulmari e di gabbiani tridattili (Rissa tridactyla) trovandovi diversi agenti tra cui stabilizzatori UV (gli additivi che proteggono il colore degli oggetti in plastica dall’azione scolorante del sole) e antiossidanti.

 

Si tratta di un campo di ricerca quasi completamente sommerso: finora, l’attenzione pubblica è stata calamitata dai ritrovamenti di uccelli morti a causa delle lesioni provocate da grandi pezzi di plastica ingeriti. Ma, secondo gli esperti, il fenomeno intercettato dalla dottoressa Provencher potrebbe avere effetti molto più vasti, seppur non direttamente letali: la presenza di determinati agenti chimici, infatti potrebbe persino alterare i comportamenti di intere specie di volatili, rendendoli più vulnerabili agli attacchi dei predatori.

 

>>Leggi anche Inquinamento da plastica addio con Ocean Plastic Innovation Challenge<<

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Current ye@r *