• Articolo Bruxelles, 8 novembre 2019
  • Gli europei sono “spugne” piene di sostanze chimiche nocive

  • Oltre 100 laboratori dei 28 paesi europei per un totale di 450 esperti coinvolti. Questi sono i numeri del biomonitoraggio dell’European Environmental Bureau sulla presenza di sostanze chimiche nocive nel corpo dei cittadini UE. Il risultato? La maggior parte della popolazione risulta contaminata, specialmente i bambini

Sostanze chimiche

Credits: Manfred Richter da Pixabay

Nell’ambito del progetto HMB4EU, lo screening umano sulle sostanze chimiche nocive restituisce un quadro preoccupante

 

(Rinnovabili.it) – L’European Environmental Bureau (EEB), una rete di oltre 143 organizzazioni di cittadini ambientalisti con sede in oltre 30 paesi, ha avviato il più grande programma europeo di “screening umano” sulla contaminazione da sostanze chimiche nocive, scoprendo che i cittadini europei assorbono centinaia di sostanze chimiche industriali con gravi ripercussioni sulla salute pubblica.

 

Il cosiddetto biomonitoraggio, di fatto, restituisce un’immagine inquietante: ciascuno di noi è paragonabile ad una spugna impregnata di ftalati, bisfenolo A e PFAS. In parole povere, sostanze chimiche persistenti e tossiche che, in concentrazioni molto più elevate, si trovano soprattutto nei bambini, in cui allarmante è la presenza di acidi perfluoroacrilici. Si tratta di sostanze usate nella filiera della concia delle pelli, nella produzione di carta e cartone per uso alimentare, per rivestire le padelle antiaderenti e nella produzione di abbigliamento tecnico (grazie alle caratteristiche idrorepellenti). Sostanze che penetrano facilmente nelle falde acquifere e, attraverso l’acqua, raggiungono i campi e i prodotti agricoli.

 

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Il biomonitoraggio è stato finanziato con il programma HMB4EU, che ha visto coinvolti i 28 paesi dell’Unione, l’Agenzia europea dell’ambiente e la Commissione europea, co-finanziato nell’ambito di Horizon2020. Prelevando sangue, urina e altri campioni biologici da migliaia di bambini, adolescenti e adulti provenienti da una vasta gamma di contesti socio-economici, gli scienziati hanno controllato i livelli di contaminazione umana riferiti ai 18 gruppi di sostanze chimiche più preoccupanti, inclusi pesticidi, plastificanti e la famiglia degli acidi perfluoroacrilici. HBM4EU non solo mira a monitorare la presenza di sostanze dannose nel corpo umano, ma anche a comprendere il modo in cui queste sostanze entrano nel nostro corpo, si combinano in cocktail chimici e con quali impatti sulla salute. Oltre 100 laboratori e 450 esperti tossicologici e epidemiologici sono coinvolti per offrire consulenza ai consumatori: ad esempio, sull’acquisto degli alimenti o l’uso degli utensili da cucina.

 

La diffusione dei prodotti chimici, infatti, non sembra migliorare di molto in Europa: le vendite sono più che raddoppiate nel decennio 2004-2014 e potrebbero raddoppiare ancora entro il 2030, con conseguenze imprevedibili sulla fertilità e sulla vita di insetti, uccelli e mammiferi acquatici. Nonostante il quadro normativo europeo, le leggi sulla sicurezza chimica vengono regolarmente infrante: dolo 43 su 1.400 sostanze pericolose sono rigorosamente controllate, sebbene le aziende ottengano l’autorizzazione per continuare a utilizzarle nel 99,54% dei casi. Ciò significa che, oggi, molto dipende dalla consapevolezza dei cittadini. Ma anche la politica deve fare la sua parte.

 

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A questo proposito, il Parlamento Europeo e i ministri dell’Ambiente hanno invitato la Commissione Europea a elaborare una Non-toxic environment strategy come parte integrante del Green New Deal europeo. Tatiana Santos, responsabile di EEB, ha dichiarato: “L’UE dispone di norme sui controlli chimici, ma questi sono usati a malapena a causa di priorità politiche sbagliate. I bambini nascono ‘già inquinati’, con più sostanze nei loro corpi rispetto ai loro genitori. Ciò sta minacciando il nostro futuro e i costi dell’inazione stanno diventando troppo alti. L’UE dovrebbe proteggere le generazioni attuali e future; gli affari, come al solito, non sono più un’opzione”.

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