• Articolo Roma, 27 febbraio 2018
  • Gli alieni siamo noi - Prima parte

    La silenziosa invasione delle specie aliene artificiali

specie aliene artificiali

(Foto di iStock)

 

(Rinnovabili.it) – Per specie aliena, in biologia, si intende una qualsiasi specie vivente che, a causa dell’azione dell’uomo (intenzionale o accidentale), viene trasportata al di fuori della sua area di origine colonizzando un nuovo territorio. Quando l’introduzione e la diffusione della nuova specie causa impatti negativi sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici collegati (cioè i servizi che gli ecosistemi assicurano all’uomo) si parla di specie aliena invasiva. Non tutte le specie aliene sono invasive, solo una piccola percentuale di quelle che arrivano su un dato territorio creano reali problemi (delle 12.000 specie aliene registrate in Europa solo il 10-15% è ritenuto invasivo).

Questa silenziosa invasione, considerata uno dei più potenti meccanismi di alterazione degli ecosistemi anche marini, è un problema in continuo aumento nel Mediterraneo anche come conseguenza del recente ampliamento del Canale di Suez per permettere un più veloce passaggio delle navi, favorendo così l’ingresso spontaneo di specie del Mar Rosso. Solo lo scorso anno, secondo la Società Italiana di Biologia Marina, sulle coste della nostra penisola sono state segnalate almeno 186 specie aliene che contribuiscono alle oltre 800 già censite per l’intero Mediterraneo, numero di gran lunga superiore a quello di tutti gli altri mari europei. Anche se la situazione degli organismi non autoctoni continua a preoccupare la comunità scientifica, credo sia doveroso dare importanza anche ad un’altra tipologia di specie aliena che definirei “artificiale” e che in questi ultimi anni ha colonizzato in modo invasivo tutti i mari del nostro pianeta: la Marine Litter.

 

La Marine Litter (ML), letteralmente “spazzatura marina”, è costituita da qualunque materiale o manufatto solido persistente di origine antropica, scaricato deliberatamente o introdotto accidentalmente in mare o lungo le coste. Non sono compresi in questa categoria i residui semisolidi quali oli minerali e vegetali, paraffine e tutte le sostanze chimiche disciolte. Il 95% di questa “specie aliena artificiale” è composta prevalentemente da materie plastiche.

 

La plastica è dunque il nuovo alieno invasore che minaccia il nostro mare?

Apparentemente sì e potenzialmente sembra anche peggiore, come grado di pericolosità, delle vere specie aliene marine che fino ad ora, almeno in Mediterraneo, non hanno causato problemi estremamente significativi. La grande resilienza del mare nostrum e la sua elevatissima biodiversità (10% della biodiversità mondiale) hanno sempre evitato fino ad ora, nonostante la minaccia di molti invasori tropicali, dei reali disastri ecologici eliminando o integrando le specie non autoctone arrivate in questi anni che, paradossalmente, hanno anche contribuito ad un aumento della biodiversità marina (numero di specie).

 

Da biologo marino di mezza età racconto sempre, per sostenere questa mia ipotesi, la storia della famosa “alga killer” che ha fatto parlare molto di sé negli anni ottanta: la Caulerpa taxifoglia.

Durante i primi anni del suo arrivo e sviluppo come specie aliena in Mediterraneo è stata descritta, dai giornali e spesso anche da alcuni biologi marini, come una pericolosa catastrofe che avrebbe annientato in pochi anni le nostre praterie di Posidonia oceanica trasformando, in modo irreversibile, la biodiversità delle nostre coste. Fortunatamente questa tragica previsione è stata smentita dalla reazione naturale dell’ecosistema marino che inaspettatamente è sembrato essere, tutto sommato, molto più tollerante alla diversità di quanto la nostra specie potesse prevedere. La Caulerpa taxifoglia, pur essendosi sviluppata e diffusa lungo le nostre coste, non ha creato nessun disastro ecologico e negli anni è regredita a tal punto da essere difficile da trovare seppur ancora presente. In questi anni altre alghe aliene, appartenenti allo stesso genere, sono penetrate nel nostro mare e si sono sviluppate al suo posto e sono tuttora oggetto di studio e di monitoraggio della comunità scientifica (vedi Le specie aliene alterano i “sapori del mare”), ma fortunatamente, le praterie di Posidonia sono ancora presenti in abbondanza e continuano a svolgere il loro prezioso ed indispensabile ruolo ecologico.

 

Purtroppo, non sono altrettanto sicuro che la Marine Litter verrà sopportata nello stesso modo dall’ecosistema marino. In effetti, queste nuove specie aliene artificiali, pur avendo molte delle caratteristiche di quelle naturali, hanno dei comportamenti anomali che ne svelano la loro natura artificiale.

 

le specie alei

Le nuove specie aliene artificiali che invadono il Mediterraneo

 

Sono specie molto differenti tra loro (costituite da diversi polimeri), di dimensioni molto variabili, ma destinate a diminuire anziché crescere (a causa dei processi di frammentazione) pur rimanendo nell’ambiente marino per tempi lunghissimi (periodo di degradazione). Spesso arrivano da molto lontano, trasportate passivamente dalle correnti marine (il mare non ha confini né fisici né legislativi), e stanno colonizzando tutta la parte sommersa del nostro pianeta, dai tropici ai poli.

La plastica è il maggior componente della Marine Litter e da un certo punto di vista è quindi questo il nuovo nemico “alieno” da combattere che i media spesso colpevolizzano senza scampo, dimenticandosi però che la colpa non è di questo materiale. La plastica non è intrinsecamente “buona” o “cattiva”, ma dal punto di vista ecologico è solo il suo uso (o ri-uso) che può renderla protagonista positiva o negativa nei confronti dell’ambiente e la responsabilità è solo nostra. Questo materiale non deve essere necessariamente visto come il nemico ma dobbiamo capire nel dettaglio il suo ciclo di vita ed individuare le fasi sulle quali agire per migliorarne la sostenibilità ambientale, che paradossalmente è già elevata.

Quello da comprendere è quindi un concetto chiave sul quale dobbiamo profondamente meditare: il vero problema non è la plastica ma solo il modo in cui noi la usiamo.

 

La plastica è preponderante ed importante nella nostra vita e non è possibile immaginare la nostra società e le nostre attività senza questo materiale. Esso però diventa una pericolosa “specie aliena artificiale” con un carattere altamente invasivo solo quando viene abbandonato nell’ambiente anziché smaltito correttamente. Insomma, se è la nostra specie che trasforma questo materiale in rifiuto plastico non gestito, che finisce inesorabilmente in mare, allora gli alieni siamo noi ed alienante è il nostro comportamento nei confronti della parte sommersa del nostro pianeta.

 

Viene stimato che dei 332 milioni di tonnellate di rifiuti plastici mondiali prodotti in un anno oltre 10 milioni finiscono in mare, dando origine al problema globale della Marine Litter.

Analizzando la tipologia dei rifiuti di origine antropica riscontrabili nell’ambiente marino, oltre il 90% sono costituiti da materiale plastico: buste (16%), teli (10%), reti e lenze (4%), frammenti di polistirolo (3%), bottiglie (3%), tappi e coperchi (3%), stoviglie (2%), assorbenti igienici (2%) e cassette di polistirolo intere o frammentate (2%). Le principali fonti di queste macroplastiche sono la cattiva gestione dei rifiuti urbani e dei reflui civili oltre che l’abbandono consapevole (29%) e le attività produttive, tra cui pesca, agricoltura e industria (20%).

Le macroplastiche producono danni evidenti soprattutto negli organismi marini di grandi dimensioni che spesso vengono soffocati-intrappolati in residui plastici (spesso scambiati per cibo). Sfortunatamente poi, questi rifiuti di plastica di grandi dimensioni, sono inevitabilmente destinati a degradarsi nell’ambiente marino grazie a processi fisici, chimici e biologici, frammentandosi in micro-particelle di dimensioni inferiori ai 5 mm, le microplastiche, una seria minaccia per l’ecosistema marino di cui ultimamente si sente parlare sempre più spesso e che stanno finendo sotto la lente d’ingrandimento degli operatori di settore a livello mondiale e preoccupano l’opinione pubblica.

 

Ma perché dobbiamo preoccuparci per il destino del mare?

Perché il mare, oltre ad essere il più grande ecosistema del pianeta, è anche una grande risorsa economica. Come evidenziato da un recente report del WWF, se il Mare Nostrum fosse un’economia a sé stante sarebbe la quinta potenza dell’area mediterranea. Il Mar Mediterraneo è un bene che vale 5.600 miliardi di dollari ed è in grado di generare un prodotto marino lordo (il PIL degli oceani) pari a 450 miliardi (il 20% di quello mondiale) nonostante occupi solo l’1% della superfice mondiale degli oceani. Questo sorprendente dato dovrebbe farci capire per sempre quanto sia di fondamentale importanza proteggerlo.

La comunità scientifica marina del Consiglio Nazionale delle Ricerche si occupa della Marine Litter con un approccio trasversale che vede coinvolti diversi Istituti che, in collaborazione con alcuni gruppi universitari, partecipano a diversi progetti nazionali ed internazionali che studiano l’origine, la dimensione, gli effetti e le possibili soluzioni a questo problema ambientale a carattere globale.

 

Questo è il primo di una serie di articoli dedicati all’inquinamento da plastica per capire come si effettuano i monitoraggi e quali strumenti vengono utilizzati per quantificare la contaminazione in mare della plastica; con l’aiuto di microscopi invece, lo sguardo verrà poi rivolto al “micro” mondo per individuare i segni che le microplastiche lasciano sugli organismi marini e per comprendere come possano rappresentare una reale minaccia anche per l’uomo se non cominciamo a porvi rimedio. Un articolo sarà dedicato ad esplorare quali sarebbero le piccole “rivoluzioni gestionali” del suo ciclo di vita in grado di mitigarne in modo significativo gli impatti e trasformarlo in un materiale sempre più sostenibile. Infine, cercheremo di comprendere come una seria divulgazione scientifica sull’argomento permetterebbe una maggiore consapevolezza della grande responsabilità che ogni individuo inconsapevolmente possiede, attraverso le azioni quotidiane, nel poter catalizzare la “rivoluzione blu” della plastica.

 

 

di Marco Faimali – CNR-ISMAR- Genova

 

Ringraziamenti:
Si ringraziano per il prezioso contributo a questa serie di articoli i colleghi del nostro Istituto che coordinano progetti ed attività di ricerca sulla Marine Litter: Francesca Garaventa (CNR-ISMAR-Genova), Stefano Aliani (CNR-ISMAR-La Spezia) e Sandro Carniel (CNR-ISMAR-Venezia).

Un Commento

  1. Amedeo Zagagnin
    Posted marzo 3, 2018 at 12:02 pm

    Sinceramente mi piace moltissimo nell’apprendere i vostri studi. Per quanto posso leggerò quanto voi scrivete. Grazie Amedeo Zagagnin

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