• Articolo Londra, 21 maggio 2012
  • Sport e ambiente, unico obiettivo

  • Pubblicato il “Delivering change – London 2012’s pre-games sustainability report”, il secondo rapporto sulla sostenibilità dei Giochi londinesi, focalizzato su quanto realizzato nel 2011 e nei primi mesi del 2012

In questi giorni Achim Steriner, direttore esecutivo dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) ha visitato il Parco Olimpico ad est di Londra per celebrare la pubblicazione di “Delivering change – London 2012’s pre-games sustainability report”, il secondo rapporto sulla sostenibilità dei Giochi londinesi, focalizzato su quanto realizzato nel 2011 e nei primi mesi del 2012.

Stenier ha così potuto esaltare i successi ottenuti in tema di sostenibilità da parte del Comitato organizzatore, a cominciare dalla riqualificazione di una delle zone più degradate della periferia londinese, tornata alla vita, sociale e naturale, proprio grazie ai Giochi.

Sembra, prima ancora che i Giochi prendano il via e (quasi) in contemporanea con l’accensione della torcia olimpica in Grecia, che Londra 2012 abbia già vinto la sua battaglia. La sostenibilità è stata la base di tutte le attività organizzative fin da quando si è vista assegnare i Giochi, nel luglio 2005. Nel 2007 il primo ministro Tony Blair ebbe modo di dire che questi sarebbero diventati un “esempio all’avanguardia in fatto di sostenibilità”. Il secondo rapporto appena pubblicato pare confermare quella previsione, realizzata, anche se solo 5 anni fa, in un’era economica e politica completamente diversa dall’attuale, in tempi in cui la crisi non aveva ancora gettato un’ombra sull’Europa.

Il trionfale rapporto, la cui pubblicazione ha scomodato addirittura il viceSegretario Generale dell’Onu, ripercorre in oltre 300 pagine tutti gli sforzi realizzati per mantenere fede agli impegni e alle indicazioni del CIO in materiale di sostenibilità, che furono individuati, fin dalla nascita del progetto Londra 2012, in 5 temi chiave: cambiamenti climatici, rifiuti, biodiversità, integrazione e stili di vita salutari.

Già nella prefazione del documento appena reso pubblico, il direttore operativo del Comitato organizzatore, Paul Deighton, ricorda con orgoglio che si tratta di obiettivi raggiunti attraverso la realizzazione di 6 progetti concreti.

LO STADIO E OLIMPIC PARK – Il report lo definisce lo Stadio Olimpico più sostenibile mai costruito; completato nei tempi e nei budget previsti (!), realizzato con materiale riciclato e a basso impatto ambientale.

L’Olimpic Park è il più largo parco urbano realizzato negli ultimi 150 anni. All’interno del quale si sta già riformando un ecosistema maturo, con una ritrovata fauna e un sistema di piante in grado di contenere naturalmente il corso del fiume e le esondazioni.

La realizzazione del parco ha permesso la riqualificazione della periferia est della capitale, migliorando la qualità di vita della popolazione residente nella speranza di aumentare anche il processi di integrazione e socializzazione. Del resto, se il problema dell’ordine pubblico fino a qualche tempo fa tornava periodicamente all’attenzione dei media (nazionali ed internazionali), ora non se ne fa più cenno. Tregua (e censura) olimpica o primi effetti di una rinnovata socialità?

CONTENIMENTO DELLA PRODUZIONE DI CO2 – Londra 2012 è la prima Olimpiade (e Paralimpiade) estiva a misurare la propria “carbon footprint” dall’inizio dell’avventura, avvenuta con l’assegnazione dei Giochi. Usando i risultati di questa operazione di quantificazione, il Comitato organizzatore è stato in grado di intervenire tempestivamente nei processi produttivi giungendo all’inaugurazione dei Giochi con un risparmio di circa 100mila tonnellate di CO2.

TRASPORTO SOSTENIBILE – L’impegno del Comitato organizzatore è stato quello di organizzare un sistema di trasporti pubblici in grado di “sopportare” i nove milioni di spettatori previsti. Nell’ottobre del 2011 è stato lanciato “Active Travel Program” che ha l’ambizione di far spostare, in occasione dei Giochi, a piedi o in bici, un milione di persone ogni giorno. Un progetto, questo, che per la coincidenza temporale con la quale è stato lanciato, in molti hanno legato all’iniziativa “cities fit for cycling” indetta dal Times e ripresa in tutto il mondo (salvaiciclisti in Italia).

FOOD VISION – Per la prima volta dei Giochi Olimpici, in accordo con fornitori e sponsor, impongono standard rigorosi a tutti gli operatori della ristorazione, che aderiscono al programma “Food Vision” e che si apprestano a servire 14 milioni di cibi green. Un progetto, quello messo a punto dal gruppo Food Legacy che punta a ripensare la ristorazione anche dopo la fine dei Giochi.

ZERO RIFIUTI – Il Comitato organizzatore ha predisposto un protocollo dettagliato per ridurre la produzione di rifiuti nella realizzazione degli impianti e durante i Giochi. Il lavoro della Olympic Delivery Authority (ODA, l’organismo governativo che ha sovrainteso la realizzazione di tutti gli impianti) durante la costruzione del parco Olimpico ha permesso di reimpiegare o riciclare il 98,5% dei materiali di demolizione e il 99% di quelli di costruzione.

STANDARDS – Nel 2011 il Comitato Organizzatore di Londra 2012 ha ottenuto la certificazione BS 8901, standard qualitativo britannico per l’organizzazione di eventi sostenibili realizzato prendendo spunto proprio dal documento presentato in occasione della candidatura ai Giochi di Londra, a dimostrazione che la sostenibilità è stata uno dei cardini sul quale si è fondata l’avventura della capitale britannica.

Intanto, mentre la torcia olimpica, accesa la scorsa settimana, ha iniziato il suo viaggio verso Londra, sono stati seminati i prati artificiali realizzati a ridosso dello Stadio Olimpico e la cui fioritura è prevista in occasione della Cerimonia d’apertura, tra poco più di due mesi. Il conto alla rovescia è ormai iniziato.

di Antonio Ungaro