• Articolo Chicago, 17 febbraio 2016
  • Lo rivela uno studio dell'Illinois Institute of Technology

    Stampa 3D, fumi e micro particelle causano il cancro

  • Le micro particelle e le emissioni in forma gassosa possono causare il cancro e altri gravi problemi di salute soprattutto se la stampante è usata in locali piccoli e poco areati

stampa 3d cancro

 

(Rinnovabili.it) – Arriva dall’Illinois Institute of Technology lo studio che mette in guardia dalla stampa 3D. Secondo gli scienziati americani il processo di stampa può danneggiare gravemente la salute. Sotto accusa finiscono i fumi dei materiali estrusi e soprattutto le micro particelle liberate durante la fase di lavorazione: sono cancerogeni.

Le analisi hanno preso in considerazione cinque dei più affermati brand di stampanti 3D, tra i quali Makerbot Replicator sX e LulzBot Mini. Ora, che un qualche tipo di emissioni, gas e particelle sia emesso in fase di stampa non è certo una novità. Lo studio non lo nasconde, ma sottolinea anche che ben poco si sa delle caratteristiche di questi fumi o di come variano a seconda dei materiali impiegati e dei tipi di stampanti 3D. Il risultato purtroppo non è incoraggiante.

 

“Ci dovremmo preoccupare di buona parte delle stampanti e dei filamenti che sono oggi in circolazione – hanno affermato gli scienziati – Parte di queste preoccupazioni dipendono dal fatto che oggi la gente introduce questi macchinari nelle scuole, nelle biblioteche

 

stampa 3d cancroEcco come è stato condotto lo studio. In una fase-pilota preliminare gli scienziati dell’IIT hanno osservato le emissioni di particelle ultra-fini provenienti da due soli tipi di materiali filamentosi. Una volta realizzato che i valori erano estremamente alti, si sono accorti che emettevano anche inquinanti in fase gassosa. Così hanno deciso di raffinare e completare la ricerca.

Hanno stampato con cinque diversi macchinari lo stesso file standard, scelto perché presentava un ventaglio di caratteristiche che ipotizzavano potessero influenzare i valori delle emissioni, tra le quali una combinazione di volumi solidi, protrusioni sottili, buchi e dentellature. Una dozzina i materiali usati per la stampa, dalla plastica ABS (quella dei mattoncini Lego, o dei flauti dolci usati nelle scuole) ai policarbonati. Tutti superano i limiti, sia per fumi che per micro particelle. Ma non è la marca a fare la differenza: ciò che conta nei diversi valori riscontrati è solo il tipo di materiale usato.

3 Commenti

  1. ivan
    Posted febbraio 19, 2016 at 12:22 am

    vi spiacerebbe mettere una fonte?

    Se è questo, non mi sembra cosi’ drammatico l’articolo…
    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1352231013005086

  2. massimo
    Posted marzo 2, 2016 at 9:40 am

    Gentilissimi,
    è necessario citare la fonte degli articoli in quanto ai sensi del CPI e delle direttive europee, nel caso le ditte che producono e commercializzano in UE le stampanti 3D dimostrino che lo studio è basato su stampanti vecchie con tipi di poliammide fuori commercio, e che i loro prodotti sono sicuri si rischia addirittura una azione legale di tutela che ha costi notevoli.
    Ricordo comunque che i prodotti UE, anche se prodotti fuori dall’italia devono avere il manuale in italiano, se non ce lo ha vuol dire che c’è qualcosa che non va…….

  3. CARDOSI CLAUDIO
    Posted marzo 3, 2016 at 10:33 am

    Sono dannosi i residui della lavorazione e i gas prodotti durante la stessa o anche i prodotti finiti ( es. mattoncini LEGO )?

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