• Articolo Milano, 30 maggio 2012
  • Presentata ieri la versione italiana del rapporto, curata da Gianfranco Bologna (WWF)

    State of the World: prossima uscita “prosperità sostenibile”

  • Il rapporto edito annualmente dal Worldwatch Institute mette in guardia l’umanità sui rischi cui vanno incontro eco-sistemi ed economia se non vengono invertiti gli attuali modelli di consumo

(Rinnovabili.it) – «Sappiamo abbastanza sullo stato del pianeta per vedere chiaramente che dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere e di produrre. […] Anche se una conferenza di governi senz’altro può aiutare, per definire nuove strade verso la vera sostenibilità serve di più. La sfida inizia riconoscendo che una crescita demografica ed economica “infinita” non è possibile su un pianeta “finito”». Questa la riflessione del Direttore scientifico del WWF Italia, Gianfranco Bologna, raccolta durante la presentazione della versione italiana (da lui curata) del rapporto del Worldwatch Institute “State of the World 2012: verso una prosperità sostenibile”, giunto alla sua 29° edizione e quest’anno dedicato alla green economy e a Rio+20. L’insostenibilità del modello di crescita economica cui l’umanità fa riferimento, unitamente alla crescita della popolazione mondiale e a quella dell’economia (rispettivamente, +28% e +75% rispetto a Rio 1992), infatti, hanno imposto un crescente stress agli ecosistemi e una pressione insostenibile sulle risorse, cause a loro volta di incertezza economica, disuguaglianza e vulnerabilità sociale. Una tendenza che per il rapporto deve essere necessariamente invertita.

I numeri parlano chiaro: 828 milioni di persone nelle baraccopoli, 800 milioni di auto responsabili di oltre la metà del consumo globale di combustibili fossili liquidi e di un quarto delle emissioni di anidride carbonica (80% di inquinanti nocivi nei paesi in via di sviluppo), 25-40% di tutta l’energia prodotta impiegata per costruire e gestire gli edifici (quota analoga nelle emissioni globali di anidride carbonica), un tasso di estinzione delle specie 1.000 volte più alto rispetto al periodo pre-industriale, con perdita di qualità ambientale, materie prime e servizi eco-sistemici indispensabili alla nostra vita e alla nostra economia. Per il WWF, se le cose non cambieranno, nel 2050 l’aumento della domanda di risorse (stimato in 140 miliardi di tonnellate di minerali, combustibili fossili, biomasse) causerà gravi conseguenze all’umanità e agli ecosistemi.

«Con la Conferenza mondiale di Rio+20 sullo sviluppo sostenibile, il 2012 può essere l’anno catalizzatore per impostare le basi di un sistema economico che promuova la salute delle persone e degli ecosistemi, insieme a un nuovo concetto di prosperità sostenibile – ha detto Adriano Paolella, Direttore Generale del WWF ItaliaPer raggiungere questo obiettivo servono una nuova economia verde che punti anche all’eliminazione della povertà, un quadro istituzionale internazionale autorevole, ma anche un’attivazione concreta da parte di cittadini e comunità, a tutti i livelli della società. Piccoli passi avanti sul fronte politico o tecnologico non saranno sufficienti a salvare l’umanità. Dobbiamo cambiare radicalmente la nostra cultura dei consumi e rimettere come priorità assoluta il benessere del pianeta e dell’uomo, per essere protagonisti di un futuro più equo per tutti».