• Articolo Bruxelles, 6 giugno 2017
  • Battaglia sul ruolo delle foreste nel computo delle emissioni

    Gli stati UE litigano sul cambiamento climatico e il voto slitta

  • Il Consiglio dell’UE sposta all’autunno il giudizio sul nuovo regolamento per trasferire agli stati membri gli obiettivi sul cambiamento climatico decisi a Parigi.

cambiamento climatico

 

(Rinnovabili.it) – Il voto del Consiglio dei Ministri dell’Ambiente europei sul regolamento più importante in materia di cambiamento climatico che i ventisette abbiano mai concordato è slittato all’autunno. Previsto per il 19 giugno, il verdetto sull’Effort Sharing Regulation (ESR) arriverà dunque in settembre, mentre la prossima settimana è atteso il pronunciamento del Parlamento Europeo. Il pacchetto, che entrerà in vigore nel 2020, copre tutte quelle emissioni che non rientrano nel mercato del carbonio (ETS), e cioè quelle prodotte da settori quali agricoltura, edilizia, trasporti e rifiuti. In totale, si tratta del 60% della CO2 emessa a livello europeo. Dalla buona riuscita di questa regolamentazione dipende in sostanza il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Ma il processo è intricato: ancora troppe differenze separano gli stati membri su alcuni punti chiave per rendere efficaci gli impegni di riduzione delle emissioni pattuiti alla COP21.

 

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In particolare, non c’è accordo sulle cosiddette “flessibilità”, cioè le scappatoie che la proposta originaria della Commissione Europea prevedeva, con l’obiettivo di facilitare il compito ai paesi. Bruxelles aveva inserito nel calcolo della CO2 anche lo stoccaggio naturale di carbonio da parte dei suoli, che può essere idealmente implementato attraverso cambiamenti di uso del terreno e dalla selvicoltura. Il punto è che spesso il sistema LULUCF, acronimo di Land use, land use change and forestry, non si è dimostrato affidabile, ma piuttosto un modo per compensare delle emissioni inquinanti prodotte altrove piantando alberi che hanno una capacità di stoccaggio dell’anidride carbonica difficilmente paragonabile all’inquinamento industriale.

Alcuni paesi membri sono fortemente dipendenti da questo meccanismo, e puntano ad ampliarlo il più possibile per allungare il brodo degli impegni di taglio della CO2. Altri, sapendo che il rischio di non centrare i target di Parigi è piuttosto alto, stanno provando a limitare le flessibilità dell’Effort Sharing Regulation. La Commissione Ambiente del Parlamento Europeo finora ha proposto i correttivi più ambiziosi: se la plenaria della settimana prossima li accoglierà, per gli stati membri sarà più difficile indebolire la bozza di regolamento.

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