• Articolo Majuro, 23 marzo 2016
  • Serve l’adesione del 55% dei Paesi UNFCC con il 55% delle emissioni

    Gli Stati insulari primi a ratificare l’accordo sul clima

  • Isole Fiji, Palau e Isole Marshall sono i primi 3 Paesi a ultimare il passaggio parlamentare per l’entrata in vigore del patto sul clima. Ma non basta

Gli Stati insulari primi a ratificare l'accordo sul clima 2

 

(Rinnovabili.it) – I primi governi a ratificare l’accordo sul clima di Parigi saranno quelli di tre piccole Isole del Pacifico. Mentre l’Europa resta immobile su posizioni ormai obsolete e criticate dal mondo scientifico, le Isole Marshall raggiungono Fiji e Palau sul podio delle nazioni che hanno già completato l’iter parlamentare per dare avvio al patto sui cambiamenti climatici. Queste tre piccole isole, insieme a molte altre, sono luoghi che rischiano di scomparire dalla faccia della Terra. Un rischio concreto, che corrono adesso, e che con un aumento delle temperature globali di 2 °C diventerebbe catastrofico. Serviranno miliardi, che questi Paesi non hanno, per trasferire le loro popolazioni in luoghi più sicuri. L’aumento del livello dei mari ha appena sommerso un’isoletta al largo della Louisiana, e il trasloco forzato dei suoi circa 400 abitanti è costato 50 milioni di dollari.

Ai negoziati sul clima delle Nazioni Unite nel mese di dicembre, 195 governi hanno concordato di limitare l’aumento della temperatura globale «ben al di sotto» dei 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali, sforzandosi con ogni mezzo per restare sotto 1,5 °C.

Il 22 aprile prossimo, durante la riunione dell’Assemblea Generale ONU a New York, dovrebbe avvenire la ratifica dell’accordo ad opera di una parte dei 195 Paesi che si sono riuniti alla COP 21. Per entrare in vigore nel 2020, il protocollo dev’essere confermato da almeno 55 Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni globali.

 

Gli Stati insulari primi a ratificare l'accordo sul clima«Siamo uno dei primi Paesi a farlo – ha detto la presidente delle Isole Marshall, Hilda Heine – Abbiamo dimostrato la nostra determinazione a continuare a condurre questa battaglia rimanendo all’avanguardia».

Il governo ha dichiarato lo stato di calamità dopo un peggioramento della siccità, che rischia di lasciare la capitale Majuro senza acqua potabile nei prossimi tre mesi. Lunedì, invece, il governo di Fiji ha esteso lo stato di calamità per un altro mese, a causa del disastro provocato a febbraio dal ciclone Winston, la peggiore tempesta mai registrata nel sud del mondo.

Il prossimo round di colloqui sul clima delle Nazioni Unite si terrà a maggio a Bonn, in Germania, dove i negoziatori potranno iniziare a lavorare sulle modalità di messa in pratica dell’accordo di Parigi. In quella sede anche le grandi potenze dovranno garantire tempi certi per la ratifica, o potrebbero rendere vani gli sforzi dei piccoli Stati insulari, volenterosi ma poco considerati nel negoziato politico.

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