• Articolo Ginevra, 29 marzo 2019
  • Stato del clima, WMO: 62mln di persone colpite da eventi estremi

  • I segnali fisici e gli impatti socio-economici dei cambiamenti climatici stanno accelerando mentre le concentrazioni record di gas serra portano le temperature globali verso livelli sempre più pericolosi

Stato del clima wmo

Credit: UN Photo/Rick Bajornas

 

Il documento sullo Stato del clima mostra un’accelerazione degli impatti del  climate change

(Rinnovabili.it) – Nel 2018 gli eventi climatici estremi hanno colpito quasi 62 milioni di persone nel mondo, mostrando un impeto che va crescendo anziché diminuire. Il dato è uno dei tanti allarmi che compongono la Dichiarazione sullo Stato del clima globale, il documento pubblicato ieri dall’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO).

Alla sua venticinquesima edizione, il WMO Statement on the State of the Global Climate in 2018 mostra una solidità senza precedenti, analizzando i cambiamenti annuali e le variazioni a lungo termine. Come spiega il segretario generale dell’Organizzazione, Petteri Taalas, il rapporto fornisce prove autorevoli dell’aumento della temperatura globale e dei fattori ad esso associati come l’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare, la riduzione dei ghiacci, la scomparsa dei ghiacciai e gli eventi estremi come le ondate di calore”.

 

Questi importanti indicatori del climate change stanno divenendo sempre più pronunciati. I livelli di anidride carbonica, che erano a 357,0 parti per milione quando la dichiarazione fu pubblicata per la prima volta, nel 1994, continuano a salire. Nel 2017 hanno raggiunto le 405,5 parti per milione e per il 2018 e il 2019 sono stati calcolati ulteriori rialzi (leggi anche Concentrazione di CO2 nell’atmosfera: nuovo record già a febbraio).

Gli effetti di questi stravolgimenti sono percepibili oggi in maniera concreta. Lo scorso anno le alluvioni hanno colpito più di 35 milioni di persone in tutto il mondo. La siccità ha influito sulla vita di 9 milioni di persone, mentre le inondazioni hanno stravolto Kenya, Afghanistan e America centrale. Il 2019 mostra chiaramente di non essere da meno, con il ciclone tropicale Idai che da solo ha causato oltre 400 vittime in Mozambico, Zimbabwe e Malawi. Nel frattempo l’estensione del ghiaccio artico e antartico è ancora una volta ben al di sotto della media.

 

E ebbene sia impossibile attribuire un singolo evento meteorologico ai cambiamenti climatici, la scienza attuale non ha dubbi sui meccanismi in atto: il riscaldamento globale sta intensificando determinati fenomeni meteorologici. Per esempio, il riscaldamento oceanico è in grado di influire sulle tempeste tropicali, mentre le piogge sono legate ai livelli di umidità nell’atmosfera. Una ricerca pubblicata a novembre è riuscita a dimostrare come il climate change abbia reso gli uragani Katrina, Irma e Maria più umidi, intensificando le precipitazioni di ben il 10% (leggi anche Eventi estremi, la responsabilità umana non si può più nascondere).

“I dati diffusi in questo rapporto – ha scritto Guterres segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres in apertura del documento sullo stato del clima – sono motivo di grande preoccupazione. Gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi mai registrati, con la temperatura superficiale media globale nel 2018 di circa 1 ° C al di sopra della linea di base preindustriale”. “Non c’è più tempo per qualsiasi ritardo, ha aggiunto Guterres che ha già convocato il Climate Action Summit per i capi di Stato, il 23° settembre 2019, per riuscire a passare dalle parole ai fatti.

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