• Articolo Kigali, 10 ottobre 2016
  • Il summit per emendare il protocollo di Montréal

    Stop agli HFC, ultima chiamata per un accordo globale

  • L’India continua a frenare: vuole che il picco sia stabilito nel 2031, mentre altre 100 nazioni premono per anticiparlo al 2021. Lo stop agli idrofluorocarburi eviterebbe un aumento della temperatura di 0,5°C

Stop agli HFC, ultima chiamata per un accordo globale

 

(Rinnovabili.it) – Occhi puntati sull’India per siglare un accordo globale sul bando degli idrofluorocarburi (HFC). A Kigali, in Ruanda, entra nel vivo il summit per aggiornare il protocollo di Montréal e tagliare le emissioni di questi gas responsabili del riscaldamento globale. Sono più di 150 le nazioni chiamate a firmare il nuovo accordo, che potrebbe diventare un ottimo punto di partenza per aumentare l’impegno sul clima alla COP22 di novembre. Tuttavia manca ancora un testo condiviso, soprattutto a causa dell’opposizione dell’India.

Gli HFC sono utilizzati su larga scala per il refrigeramento: frigoriferi, condizionatori d’aria, ma anche estintori e altri prodotti di uso comune. La loro crescita è dovuta proprio al protocollo di Montréal, siglato nel 1987, che aveva messo al bando i loro predecessori, i clorofluorocarburi (CFC). La soluzione si è presto rivelata peggiore del problema iniziale: gli HFC infatti hanno un potere climalterante ben superiore, fino a 10.000 volte maggiore di quello della CO2, e il loro tasso di crescita è oggi di circa il 7% annuo.

 

hfcIl bando globale di questi gas serra rappresenterebbe un importantissimo passo in avanti nella lotta ai cambiamenti climatici e permetterebbe di rafforzare il patto sul clima appena entrato in vigore. Secondo gli studi più accreditati, infatti, uno stop agli HFC in tempi rapidi eviterebbe un aumento della temperatura globale di 0,5°C entro il 2100.

Ma l’India, che guida un fronte corposo di paesi in via di sviluppo, chiede più tempo prima che il bando entri in vigore. Più di 100 Stati premono affinché il picco di emissioni sia fissato nel 2021, mentre Nuova Delhi pretende ben 10 anni in più. Posizioni che finora sono state difficilmente conciliabili. A fine luglio era stato raggiunta una bozza di accordo, che prevede percorsi differenziati: ai paesi in via di sviluppo, che temono contraccolpi negativi sulle proprie economie, sarebbe stato concesso più tempo per completare il phase out e avrebbero anche ricevuto finanziamenti per ammortizzare questo passaggio. Concessioni che l’India giudica ancora troppo blande per dare il via libera all’accordo, che a differenza di quello di Parigi avrà carattere vincolante. I prossimi giorni saranno decisivi per limare i dettagli e cercare un’intesa soddisfacente.

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