• Articolo Roma, 18 febbraio 2019
  • Stop pesticidi, Legambiente: “Il problema vero è il multiresiduo”

  • Nel suo dossier annuale Stop pesticidi, Legambiente fa il punto sulla presenza, in Italia, di residui di pesticidi negli alimenti e nell’ambiente e mette in guardia sul multiresiduo: nel 34% dei campioni regolari sono stati trovati uno o più residui di pesticidi

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I pesticidi dispersi nell’aria, nell’acqua e nel suolo possono inquinare le falde acquifere e impoverire la biodiversità vegetale e animale

 

(Rinnovabili.it) – Solo l’1,3% dei campioni alimentari analizzati è fuorilegge, ma il 34% dei campioni regolari è contaminato da uno o più pesticidi. Dalla fotografia scattata da Legambiente con il dossier annuale Stop pesticidi, e relativa alla presenza, in Italia, di residui di pesticidi negli alimenti e nell’ambiente, il dato positivo che emerge è che il 61% dei campioni analizzati è risultato regolare e privo di residui di pesticidi, ma nel 34% di questi campioni regolari sono stati trovati uno o più residui di pesticidi, derivanti dall’impiego dei prodotti fitosanitari in agricoltura. A preoccupare, infatti, è proprio il multiresiduo, ovvero tracce di più contaminanti che, se non superano i limiti massimi consentiti, non vengono considerate non conformi, ma hanno però gravi effetti, addirittura sinergici tra loro, per la salute umana, e sono state ritrovate nel 18% del totale dei campioni analizzati.

 

Il dossier si basa su dati elaborati nel 2017 dai laboratori pubblici italiani accreditati per il controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti, che hanno inviato i risultati di 9.939 campioni di alimenti, tra frutta, verdura e prodotti di origine animale, di provenienza italiana ed estera. La categoria dove si concentra la percentuale più alta di campioni regolari multiresiduo è la frutta: soltanto il 36% dei campioni è privo di residui di pesticidi, l’1,7% è irregolare e oltre il 60% dei campioni regolari presentano uno o più residui chimici (nel mirino ci sono pere, uva da tavola, pesche e fragole). Quadro contraddittorio per la verdura, con un 64% di campioni senza residuo, ma con significative percentuali di irregolarità in alcuni prodotti, tra cui peperoni, ortaggi da fusto, legumi, alcuni campioni di pomodoro provenienti da Sicilia e Lazio e un campione di lattuga proveniente dal Lazio. Nei prodotti di origine animale, invece, 11 campioni di uova italiane sono risultate contaminate. Per quanto riguarda la provenienza, sono i prodotti esteri a essere risultati più irregolari di quelli italiani. Il record del prodotto con più residui in assoluto quest’anno va a un campione di peperone (25 i pesticidi rilevati), seguito da un campione di pepe proveniente dal Vietnam (12 residui) e da una pomacea prodotta in Colombia (15 residui). Buoni i risultati ottenuti sul fronte dell’agricoltura biologica (i 134 campioni analizzati risultano regolari e senza residui, ad eccezione di un solo campione di pere), ottenuti grazie alle rotazioni colturali e a pratiche agronomiche preventive.

 

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Auspichiamo che il futuro Piano d’azione nazionale sull’uso sostenibile dei pesticidi – ha commentato il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti – preveda obiettivi ambiziosi e tempi rapidi per la loro riduzione; il rafforzamento del sistema dei controlli sugli alimenti e l’adozione di misure a tutela della salute delle persone”. Secondo quanto spiegato da Zampetti, infatti, soltanto una piccola quantità di pesticidi raggiunge il bersaglio, il resto di disperde nell’aria, nell’acqua e nel suolo, inquinando le falde acquifere e impoverendo la biodiversità vegetale e animale”. “Molto si può fare – ha aggiunto Daniela Sciarra, responsabile delle filiere agroalimentari di Legambiente e curatrice del dossier Stop Pesticidiper ridurre i rischi e le conseguenze negative che un utilizzo non corretto dei pesticidi ha determinato e continua a determinare sull’ambiente. Va incentivato il rispetto di fasce tampone, non soggette a trattamenti, dai corpi idrici per minimizzare il rischio di inquinamento dei corsi d’acqua, la diffusione di tecniche alternative al mezzo chimico e la tutela della biodiversità, che può determinare un miglioramento della resilienza e dell’equilibrio biologico nell’ambiente coltivato”.

 

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