• Articolo Roma, 3 ottobre 2017
  • Il CdM approva la Strategia di sviluppo sostenibile

  • Galletti: “è il documento attorno al quale edificare l’Italia dei prossimi decenni”. Definite 5 aree di intervento modellate sugli obiettivi della Agenda 2030 dell’ONU

Strategia di sviluppo sostenibile

 

 

(Rinnovabili.it) – “Definire un programma strategico per il Paese, una visione comune che avvii un percorso strutturale di riforme in grado di affrontare le questioni ambientali, economiche e sociali ancora irrisolte”. La premessa della Strategia di sviluppo sostenibile 2017- 2030 (SNSvS – Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile) ne contiene in qualche modo anche le finalità. Il testo, proposto dal Ministero dell’Ambiente, è stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri a chiusura di un lungo processo di lavoro.

 

In questi mesi amministrazioni centrali, Regioni, società civile, mondo della ricerca hanno, infatti, lavorato sul documento per definire un percorso condiviso di sostenibilità, intesa nel senso più ampio. Il risultato è un insieme di obiettivi e di possibili misure con cui si cercherà di stimolare la crescita economica conciliandola con le esigenze ambientali e sociali.

 

“La Strategia nazionale per lo Sviluppo Sostenibile approvata in Consiglio dei Ministri è il documento attorno al quale edificare l’Italia dei prossimi decenni: non un libro dei sogni, ma l’indirizzo preciso fornito da istituzioni e società civile per raggiungere gli obiettivi dell’Onu e onorare l’Accordo di Parigi sul Clima”, ha commentato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “Spero che la politica trovi il tempo e la responsabilità di confrontarsi su questi temi in campagna elettorale”.

 

Le 5 P della Strategia di sviluppo sostenibile

Il piano prende le mosse dall’aggiornamento della precedente “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia 2002-2010″, ma ne amplia il raggio d’azione, integrando gli obiettivi contenuti nella Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Si autodefinisce “lo strumento principale per la creazione di un nuovo modello economico circolare, a basse emissioni di CO2, resiliente ai cambiamenti climatici e agli altri cambiamenti globali”. Per orientare nella giusta direzione gli sforzi di questa transizione economica-ambientale, la Strategia di sviluppo sostenibile definisce 5 aree di intervento – Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership -, ognuna delle quali è composta da  un sistema di scelte strategiche declinate in obiettivi nazionali.

 

Le cinque ‘P’ su cui è strutturata questa Strategia e rispetto alle quali ora verranno individuati target e conseguenti azioni di monitoraggio richiamano alla profonda interrelazione tra dinamiche economiche, crescita sociale e qualità ambientale. Il documento fissa tra i perni dello sviluppo futuro la centralità della persona con il contrasto a povertà ed esclusione, come anche la salute del Pianeta che passa dalla tutela delle risorse naturali, a partire dal territorio e dall’acqua”, continua Galletti.

 

All’approvazione in CdM, seguirà ora una seconda fase, coordinata dalla Presidenza del Consiglio, per quantificare i target, individuando metodi condivisi per il loro monitoraggio e per la valutazione del contributo delle politiche attuali e future al loro raggiungimento.

 

Le 5 aree di intervento viste in dettaglio:

Persone: Azzerare la povertà e ridurre l’esclusione sociale eliminando i divari territoriali; Garantire le condizioni per lo sviluppo del potenziale umano; Promuovere la salute e il benessere.

 

Pianeta: Arrestare la perdita di biodiversità; Garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali; Creare comunità e territori resilienti, custodire i paesaggi.

 

Prosperità: Finanziare e promuovere ricerca e innovazione; Garantire piena occupazione e formazione di qualità; Affermare modelli sostenibili di produzione e consumo; Decarbonizzare l’economia.

 

Pace: Promuovere una società non violenta e inclusiva; Eliminare ogni forma di discriminazione; Assicurare la legalità e la giustizia.

 

Partnership: Governance, diritti e lotta alle disuguaglianze; Migrazione e Sviluppo; Salute; Istruzione; Agricoltura sostenibile e sicurezza alimentare; Ambiente, cambiamenti climatici ed energia per lo sviluppo; La salvaguardia del patrimonio culturale e naturale; Il settore privato.

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