• Articolo Roma, 18 gennaio 2016
  • Intervista Renato Fancello, responsabile sviluppo SUMUS ITALIA

    Sumus italia: la rivoluzione del sacco biodegradabile

  • Anche dietro un semplice sacco in carta riciclata, per la raccolta differenziata dell’umido e della carta, ci può essere un incredibile valore tecnologico e una certificazione molto avanzata. Biodegradabile al 100%, al suo interno attiva il degrado del rifiuto, annulla cattivi odori, idrorepellente

SUMUS: la rivoluzione del sacco biodegradabile(Rinnovabili.it) – Un sacchetto in carta riciclata studiato e brevettato per contenere i rifiuti umidi domestici, e in grado di eliminare tutti quei disagi che accompagnano oggi la raccolta casalinga. Parliamo del fiore all’occhiello di Sumus Italia, azienda particolarmente avanzata nel settore degli involucri biodegradabili e compostabili. Abbiamo incontrato il responsabile sviluppo dell’azienda, Renato Fancello per comprendere meglio l’innovazione  che ha reso grande questa azienda.

 

Mauro Spagnolo: dott. Fancello, In Italia la raccolta differenziata sta crescendo velocemente. Con quale strategia l’attività della vostra azienda si interfaccia con il mondo della differenziata?

Renato Fancello: La nostra è una strategia di filiera:  noi affrontiamo il tema delle raccolte differenziate con particolare attenzione alle due frazioni interessanti per la nostra attività: la raccolta dell’organico e la raccolta della carta.  Queste due componenti, da sole,  rappresentano circa il 66%, in termini di peso,  delle raccolte che vengono effettuate in Italia. Il nostro è un approccio di filiera, cioè non ci occupiamo semplicemente di fornire sacchi in carta riciclata a chi li richiede – un comune, una municipalizzata o il singolo cittadino – bensì seguiamo l’intero percorso del sacco e di ciò che contiene, sino agli impianti, cercando di ottimizzarne ogni fase. Tant’è vero che la nostra strategia di fondo è quella di produrre dei sacchi che abbiano una qualificazione molto avanzata per raggiungere lo standard più elevato possibile per il materiale riciclato.

 

MS: Parliamo del vostro prodotto. Quali sono le sue principali caratteristiche e, specialmente, gli aspetti più innovativi? 

RF: La nostra attività è basata su due grandi linee di sviluppo: la prima riguarda la raccolta dell’organico, la seconda la raccolta della carta. Per quanto riguarda l’organico abbiamo sviluppato, ormai da diversi anni, un sacco per l’utenza domestica fino ai 20 litri, che è brevettato, e che consente al cittadino di gestire in casa il rifiuto organico con la certezza che il sacco non si rompa. Al suo interno il rifiuto perde peso e volume  senza produrre odori. Ciò accade grazie al fenomeno evapotraspirativo che causa, internamente al sacchetto, il degrado del rifiuto in condizioni aerobie evitando che si sviluppino quei batteri di carattere metanigeno che producono biogas, liquami ed i relativi odori fastidiosi. Questa la linea principale di sviluppo per l’organico che poi si concretizza in una produzione molto vasta di tipologie di sacchi che vanno da 7  fino a 360 litri e possono interessare, quindi, sia le utenze domestiche che non.

 

SUMUS: la rivoluzione del sacco biodegradabileMS: E la raccolta della carta?

RF: Per quanto riguarda la raccolta della carta abbiamo i nuovi standard da 35 e da 50 litri con il cosiddetto fondo piatto che consentono un’importante riduzione del costo del sacco, in quanto la produzione è più veloce, con forme e ingombri ottimizzati, in termini di dimensione e di facilità di manipolazione. Infine, ed è la novità che abbiamo presentato ad Ecomondo, abbiamo raggiunto ottime performance ambientali: siamo riusciti ad ottenere un sacco in carta riciclata al 100%.

Noi lavoriamo solo carta riciclata italiana, successivamente trattata con resine naturali che la rendono sostanzialmente impermeabile. Ciò significa che il contenuto, in questo caso della raccolta carta, rimane asciutto e ciò amplia di molto la qualità della raccolta differenziata.

Quindi, se volessimo sintetizzare, i nostri principali obiettivi produttivi sono: standardizzazione ed alta qualità del prodotto.

 

MS: Mi sembra di capire che la vostra strategia sia anche quella di sensibilizzare le amministrazioni affinché si orientino verso standard dimensionali e caratteristiche prestazionali compatibili con i  vostri prodotti.

RF: Assolutamente sì. Noi siamo sostenitori, con le amministrazioni comunali e gli stakeholder di filiera, dell’importanza di gestire tutto ciò che sta a monte del sistema di raccolta nella maniera più efficace possibile.  E ciò si ottiene solo se i prodotti di partenza sono da una parte a basso impatto ambientale e dall’altra capaci di minimizzare i costi ed implementare l’efficienza del sistema di raccolta.

 

MS: Dietro a un prodotto apparentemente semplice, quanta ricerca c’è per arrivare a questo tipo di prestazioni?

RF: Moltissima. Dobbiamo costantemente monitorare le nuove esigenze del mercato e le nuove modalità di esecuzione di raccolta con l’obiettivo di raggiungere standard di qualità molto alti, riuscendo ad ottenere carta riciclata con caratteristiche prestazionali che un tempo non venivano prese neanche in considerazione…

 

MS: In quali termini?

RF:  Nei termini, ad esempio, che nel nostro caso il manufatto, cioè  il sacco, può essere conferito insieme all’organico per trasformarsi in  compost, oppure prima in biogas e poi compost.

Noi siamo stati tra i primi ad avere i sacchi certificati compostabili a norma UNI EN 13432:2002, che riguarda la compostabilità dei manufatti.  Abbiamo anticipato la legge di circa 2 anni e mezzo.

 

IMG_0037MS: Recentemente avete partecipato al Forum Compraverde Buy Green. A suo giudizio qual è il futuro degli acquisti verdi nel grande mercato della sostenibilità ambientale in Italia?

RF: Un futuro con luci ed ombre. Certo l’approvazione del collegato ambientale alla legge di stabilità ha eliminato sostanzialmente alcuni aspetti che sono lontani dai nostri obiettivi:  il primo è la gara al prezzo più basso. Questo approccio si è rivelato, nel tempo, quanto di peggio si possa offrire al cittadino in quanto premia prodotti di scarsa qualità e sostanzialmente, prima la comunità e poi il cittadino, si trova a spendere di più di quanto avrebbe speso acquistando prodotti adeguati.

Il secondo aspetto è legato alla obbligatorietà in larga parte delle forniture di prodotti o servizi nel rispetto dei cosiddetti criteri ambientali minimi. Ciò comporterà che il giudizio di bontà di un prodotto, di un servizio oppure di un lavoro, non sarà più legato, come dicevo prima al prezzo, ma sarà legato al costo, dove per costo si intende il costo di vita del prodotto o servizio, dall’inizio, quando viene formato, fino alla sua dismissione. Ci sarà una revisione totale dei criteri con cui osserviamo i materiali, gli oggetti, i servizi e i lavori che facciamo e ciò porterà nel tempo a un miglioramento netto della qualità dei prodotti e servizi.

 

MS: La vostra azienda si riconosce in questo approccio?

RF: Certamente. Da questo punto di vista Sumus Italia è, da recente, la prima azienda in Europa, nel nostro settore, che ha ricevuto la certificazione PEF cioè Product Environmental Footprint, la certificazione ambientale di estrema complessità in quanto costituisce la somma di tutti i metodi del life cycle assestment che si usano nel mondo. La certificazione è stata fatta analizzando ogni parte del ciclo del nostro sacco, a partire dal macero per arrivare alla cartiera, poi al sacchettificio, alla distribuzione del sacco, alla raccolta ed infine agli impianti di biodigestione anaerobica oppure di compostaggio. Gli istituti che hanno fatto gli studi su di noi sono l’Università Bocconi, e la Scuola Sanitaria Superiore di Pisa e materialmente la certificazione è di Certiquality. Questa certificazione non è ancora diventata operativa in Europa, lo sarà nel 2017, noi siamo stati scelti circa 2 anni e mezzo fa come una delle società  “test”.

E’ stato un percorso molto faticoso dai sopralluoghi in impianti di produzione fino alla ratifica di check list con dettagli infinitesimali di produzione. Tutto è stato calcolato con molta perizia.

Questa esperienza ci ha inoltre aiutato ad individuare eventuali i punti critici del nostro sistema produttivo e le modalità per migliorarli.

 

MS: Infine dott. Fancello, chi vincerà la sfida, nel settore degli involucri, tra carta e chimica verde?

RF: Bella domanda! Io credo che in entrambe i settori ci sia uno sforzo di ricerca e sviluppo estremamente importante. La carta ha la facilitazione di partire da un materiale che proviene dal riciclo di elementi collegati alla vita quotidiana del cittadino, quindi già dentro un’economia circolare, per cui può sfruttare al meglio questo aspetto. Dal punto di vista della biobased economy, credo che la valutazione più giusta da fare non sia tanto sulla caratteristica del prodotto, quanto sull’incidenza che questo potrà avere sui comportamenti dei cittadini.

Sono convinto che sempre di più, con lo sviluppo dell’economia circolare, si useranno meno e più razionalmente le risorse e noi siamo tra quelli che forniscono soluzioni per utilizzare materie prime seconde che arrivano direttamente dalla nostra vita quotidiana. E questo non mi sembra poco.

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