• Articolo Lussemburgo, 16 ottobre 2017
  • Altra delusione per gli ambientalisti

    Sul taglio delle emissioni gli stati UE non fanno sul serio

  • La posizione di compromesso sulle emissioni adottata dai Ministri dell’Ambiente europei è ben lontana dagli obiettivi minimi per soddisfare l’Accordo di Parigi

emissioni

 

Indebolito il regolamento europeo sulle emissioni non-ETS

 

(Rinnovabili.it) – I timori della vigilia sono divenuti realtà quando, venerdì pomeriggio, i Ministri dell’Ambiente europei hanno adottato una posizione niente affatto ambiziosa sugli sforzi di riduzione delle emissioni nei settori non-ETS: piccola industria, trasporti, edilizia, rifiuti e agricoltura. Il loro pronunciamento era molto atteso, perché passo decisivo verso la definizione dell’Effort Sharing Regulation, la nuova normativa europea da affiancare al mercato del carbonio (ETS) per raggiungere gli obiettivi approvati alla COP 21 di Parigi.

Il regolamento, che copre una quota di emissioni pari al 60% del totale europeo, sarà effettivo dal 2021 al 2030. In questo periodo, ai settori sopracitati è richiesto un taglio della CO2 pari al 30% rispetto ai livelli del 2005. Tuttavia, le numerose scappatoie legali inserite nella bozza avanzata mesi fa dalla Commissione Europea, hanno indebolito il testo a tal punto che – secondo i calcoli della ONG Carbon Market Watch – la riduzione delle emissioni si fermerà al 23%.

 

>> Leggi anche: Italia come la Polonia nel sabotare la legge UE sulle emissioni <<

 

Gli spiragli normativi approvati dai Ministri dell’Ambiente includono:

  • l’uso di crediti forestali per compensare mancati tagli alla CO2 in altri settori;
  • la rinuncia a quote di CO2 all’interno del mercato del carbonio;
  • una “riserva di sicurezza” di 115 milioni di tonnellate di permessi non utilizzati negli anni passati, cui attingere in caso di bisogno a partire dal 2032, ma solo dopo aver esaurito tutti gli altri escamotage;
  • un punto di partenza per calcolare i tagli fissato al 2020 ma basato sulla media delle emissioni nazionali 2016-2018 (cosa che permette ai paesi di mancare aumentare le emissioni impunemente per i prossimi due anni).

Questa posizione sarà la base per i negoziati che gli stati membri avvieranno con il Parlamento Europeo. Secondo Femke De Jong, EU Policy Director di Carbon Market Watch, «i ministri hanno perso la possibilità di mostrare una vera leadership sul clima, optando invece per sostenere scappatoie che mettono a rischio l’azione climatica dell’UE. Nei prossimi negoziati il Parlamento Europeo deve ergersi a difesa dei cittadini che considerano il cambiamento climatico una minaccia importante e vogliono che i loro governi si attivino con urgenza».

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