• Articolo Roma, 27 novembre 2017
  • Tassa rifiuti: una media di 300€ ma al Sud costa di più

  • I dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe: Campania la regione più costosa (418€), Trentino Alto Adige la più economica (197€)

tassa rifiuti

 

Tassa Rifiuti, tra errori di calcolo e bollette salate

(Rinnovabili.it) – Mentre ancora imperversa la bufera sulla questione della Tari gonfiata in alcuni comuni italiani, l’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva tira le somme del 2017 presentando il report annuale sulla tariffa rifiuti. Il documento mette a confronto le spese delle varie regioni e capoluoghi di Provincia restituendo una sorta di classifica sui costi per i cittadini.

Si scopre così che dietro una media nazionale di circa 300 euro (la spesa di una famiglia di 3 persone per una casa di proprietà di 100 metri quadri), le differenze tra nord e sud Italia sono ancora parecchi consistenti.

 

Se la tassa rifiuti più leggera è quella del Trentino Alto Adige (197 euro annui), la più salata va senza dubbio alla Campania dove la tariffazione media si aggira intorno ai 418 euro. Ma parecchio salate appaiono anche quelle di Sicilia (396€), Puglia (367€) e Sardegna (363€).

 

Regione

2017
Abruzzo € 308
Basilicata € 228
Calabria € 296
Campania € 418
Emilia R. € 282
Friuli V.G. € 223
Lazio € 332
Liguria € 326
Lombardia € 233
Marche € 235
Molise € 230
Piemonte € 278
Puglia € 367
Sardegna € 363
Sicilia € 396
Toscana € 329
Trentino € 197
Umbria € 295
Valle D’Aosta € 288
Veneto € 234
Italia € 300

 

 

Se si scende di livello, però le cose cambiano leggermente: a livello comunale è Cagliari la città di più costosa (549 euro), seguita da Trani, Ragusa e Siracusa. Belluno si conferma invece il capoluogo più economico con una tassa rifiuti di appena 149 euro annui.

Quest’anno la nostra indagine, che da più di 10 anni monitora l’andamento delle tariffe applicate al servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti urbani […], si inserisce in un contesto paradossale in cui molti Comuni hanno sbagliato il calcolo della spesa dovuta, nel passaggio da Tarsu a Tia, a Tares e quindi a Tari, determinando così una spesa molto più onerosa per alcune famiglie”, commenta Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. 

 

>>Leggi anche Rifiuti urbani: passata la crisi dei consumi, tornano a crescere<<

 

Qual è stato il problema? Il calcolo della quota variabile, la voce legata al numero degli abitanti della casa che accompagna, in bolletta, la quota fissa (legata invece ai metri quadri della casa). Ebbene, anziché essere singola, in molte fatture la quota variabile è stata moltiplicata per il numero di pertinenza. In sostanza quanti si trovano oggi ad avere, oltre all’abitazione, anche un garage e una cantina, potrebbero aver pagato tre volte questa voce anziché una.

Non si conosce ancora la lista completa delle amministrazione comunali che hanno erroneamente gonfiato la tariffazione. Per ora il problema è stato evidenziato con chiarezza ad Ancona, Catanzaro, Genova, Milano, Napoli, Rimini e Siracusa, comuni dove i cittadini potranno chiedere il rimborso di quanto pagato in più.

L’elemento più paradossale – come evidenzia anche Gaudioso – è che tocca agli italiani l’onere di spulciare le vecchie bollette e capire se la tassa rifiuti è stata gonfiata o meno. Lo ha stabilito la stessa Circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze in cui si chiariva il giusto sistema di calcolo. Ma Cittadinanzattiva ribatte “Chiediamo che quanto meno i Comuni diano sostegno alle famiglie nei calcoli di quanto effettivamente queste avrebbero dovuto pagare”.

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