• Articolo Bruxelles, 1 ottobre 2019
  • Trasporto marittimo, più inquina e più guadagna

  • L’Energy Taxation Directive vieta esplicitamente la tassazione sui carburanti impiegati nel trasporto marittimo. Il risultato sono 24 miliardi di euro non tassati che allontano l’UE dagli obiettivi di Parigi

Trasporto marittimo, più inquina e più guadagna

Foto di wasi1370 da Pixabay

Le aziende che si occupano di trasporto marittimo beneficiano di un “sussidio di fatto” derivante dall’attuale regime fiscale UE

(Rinnovabili.it) – Secondo uno studio di Transport&Environment, le spedizioni via mare stanno beneficando di un “sussidio di fatto” per i combustibili fossili pari a 24 miliardi di euro l’anno. Peccato che il trasporto marittimo rappresenti una delle forme di spedizione più inquinanti del pianeta a causa dell’impiego di olio combustibile pesante, noto per emettere grandi quantità di zolfo e di gas serra.

Questo “sussidio di fatto” dipenderebbe da un meccanismo perverso messo in luce da T&E. Infatti, non solo il trasporto marittimo può contare sulla totale assenza di una regolamentazione europea, ma è anche cresciuto nel corso degli anni grazie ai risparmi sui costi che offre alle aziende che si occupano di trasporto di merci pensanti. Rispetto ai trasporti ferroviari e arei, infatti, il carburante marino risulta più economico. Ma non solo: essendo esente dalle tasse UE sull’energia ai sensi della Energy Taxation Directive (articolo 14 della direttiva UE), i risparmi per le aziende derivano anche dall’attuale regime fiscale che vieta esplicitamente la tassazione sui carburanti impiegati nel trasporto marittimo.

 

Sulla base delle consegne di combustibile per uso marittimo e delle aliquote fiscali nazionali sul gasolio nei 28 Stati membri, T&E ha indicato 24 miliardi di euro di tassa totale sull’energia non pagata a causa dell’esenzione. Il principale beneficiario sono i Paesi Bassi, con poco più di 6 miliardi di euro di tasse perse a fronte di circa 12 milioni di tonnellate di vendite di carburanti marittimi, seguito dal Belgio con 4,5 miliardi di euro.

 

 

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Lo studio di T&E esamina anche il probabile impatto che avrebbe l’inclusione delle spedizioni marittime nel sistema per lo scambio delle quote di emissioni dell’UE rispetto al costo di alcuni beni di consumo tipicamente trasportati via mare, come il grano. Secondo i calcoli, anche con una tassa di 50 € / t per la CO2 trasferita al consumatore, l’impatto sui prezzi finali sarebbe inferiore a 0,01 € per articolo.

Il settore marittimo dell’UE è responsabile di circa 140 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 all’anno, maggiori delle emissioni nazionali totali degli Stati membri dell’UE. Nonostante gli impegni presi con l’accordo di Parigi, il trasporto via mare rappresenta l’unico settore non ancora soggetto a misure obbligatorie di riduzione della CO2 in Europa. Per tale ragione, lo studio di T&E mette in luce la concreta possibilità che il trasporto marittimo diventi un grosso problema per il mandato 2019-2024 della Commissione europea, anche a causa dell’inefficienza dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO). Non a caso, in questi giorni T&E sta facendo pressioni affinché le prestazioni ambientali del trasporto marittimo entrino in modo sostanziale nell’agenda UE.

 

Il modo ovvio sarebbe rimuovere l’esenzione dall’articolo 14 dall’ETD, ma ciò richiederebbe l’unanimità tra tutti gli Stati membri. Inoltre, anche se il divieto fosse revocato, spetterebbe comunque ai singoli Stati membri tassare o meno il carburante per uso marittimo. Per tale ragione, T&E raccomanda di includere le spedizioni via mare nel sistema per lo scambio delle quote di emissioni dell’UE, modifica che richiederebbe solo un voto a maggioranza

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