• Articolo Canberra, 7 ottobre 2016
  • Nel Great Australian Bight

    Trivelle e airgun: l’Australia distrugge le sue riserve marine

  • Le proteste degli ambientalisti non fermano il governo: i nuovi permessi appena rilasciati prevedono anche l’uso dell’airgun in un’area fondamentale per specie di cetacei a rischio

trivelle

 

(Rinnovabili.it) – Nonostante i gravissimi rischi per l’ecosistema marino, l’Australia continua a concedere licenze alle trivelle nel Great Australian Bight, preziosa “area protetta” che il governo di Canberra dimostra una volta di più di non voler affatto tutelare. L’ultima compagnia ad ottenere il permesso per le prospezioni è la Karoon Gas Australia, dopo che alcune Big Oil come BP, Statoil e Chevron avevano già ricevuto il via libera nei mesi scorsi. Aprendo un vero e proprio vaso di Pandora, con infuocate proteste degli ambientalisti e qualche dubbio persino tra le autorità statali di vigilanza.

Karoon potrà cercare il petrolio su un’area di quasi 18mila kmq nella riserva marina Western Eyre Commonwealth, in teoria protetta dal governo federale perché costituisce un importante punto di sosta per specie a rischio come la balenottera azzurra, il capodoglio e il leone marino australiano. Il piano di esplorazione presentato da Karoon include anche sondaggi sismici, ovvero l’uso dell’airgun, per un periodo lungo anche alcuni mesi. Si tratta di una pratica controversa il cui fortissimo rumore può provocare danni ed alterazioni comportamentali, talvolta letali, in specie marine assai diverse, in particolare per i cetacei, fino a chilometri di distanza. Alcuni studi rivelano anche una connessione tra lo spiaggiamento degli animali e l’uso di questa tecnica.

 

trivelleÈ solo l’ultima polemica, che fa seguito a quelle nate attorno a un identico permesso rilasciato alla BP all’interno della medesima area protetta. Il piano di tutela ambientale presentato dal colosso inglese degli idrocarburi è stato bocciato per la terza volta pochi giorni fa. Ma in questo caso sotto la lente non finisce l’attività di prospezione, bensì la futura estrazione di idrocarburi. Infatti gli stessi modelli predittivi presentati da BP mostrano che, in caso di oil spill, la marea nera raggiungerebbe presto le coste. Secondo le autorità australiane, inoltre, il piano di emergenza della compagnia avrebbe anche tempi di risposta troppo lenti.

Ciò che però non sembra proprio essere in discussione è il permesso di trivellare una riserva marina così delicata. “E’ scandaloso che le autorità stiano concedendo altri permessi esplorativi nel Great Australian Bight, considerando l’imponente opposizione ai piani di BP”, ha commentato il direttore di Wilderness Society Peter Owen.

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