• Articolo Roma, 9 marzo 2016
  • Ordinanza contraddittoria della Corte Costituzionale

    Trivelle, la Consulta boccia i ricorsi con un cavillo

  • I conflitti di attribuzione sollevati da 6 Regioni contro i provvedimenti salva trivelle del governo sono stati rigettati senza un giudizio di merito

Trivelle, la Consulta boccia i ricorsi con un cavillo

 

(Rinnovabili.it) – La Corte Costituzionale ha bocciato i due ricorsi per conflitto di attribuzione avanzati da 6 Regioni italiane con l’intento di riabilitare due quesiti del referendum sulle trivelle. Nel caso di parere positivo, si sarebbe riaperta anche la possibilità di accorpare la data del referendum con il primo turno delle elezioni amministrative, che avrebbe consentito di risparmiare circa 370 milioni di euro di soldi pubblici.

Se il danno è che non vi sarà un referendum su tre quesiti, la beffa è che non vi sarà per colpa di una ordinanza basata su un cavillo procedurale ampiamente discutibile. Quello della Consulta, infatti, non è un pronunciamento nel merito: i giudici si sono fermati prima, rigettando i ricorsi perché «non è stata espressa la volontà di sollevare detti conflitti da almeno cinque dei Consigli regionali che avevano richiesto il referendum prima delle modifiche legislative sopravvenute».

In pratica, notano che cinque dei sei delegati regionali promotori dei ricorsi non avevano alle spalle una nuova deliberazione del Consiglio. Perciò li ritengono non legittimati a rappresentare la loro Regione. Solo il Veneto, infatti, ha deliberato in tal senso il giorno stesso (19 gennaio) del primo pronunciamento della Corte sul referendum.

 

Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato era stato sollevato dopo che i provvedimenti governativi, inseriti nella legge di stabilità, invece di accogliere le richieste referendarie le avevano eluse (leggi anche: Il governo tenta di sabotare il referendum No Triv). Le Regioni si sono sentite ingannate e hanno deciso di chiamare la Consulta a dirimere la questione. Ma anche i giudici hanno sgambettato i promotori.

«I ricorsi relativi alle richieste di referendum sulla ‘pianificazione delle attività estrattive degli idrocarburi’ e sulla ‘prorogabilità dei titoli abilitativi a tali attività’ – spiega il Coordinamento No Triv in una nota – sono stati bocciati per mere cause procedurali. Le sei Regioni promotrici del comitato ufficiale per il SI (Basilicata, Puglia, Liguria, Marche, Sardegna, Veneto) avevano proposto il conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato su entrambi i punti: il primo nei confronti della Cassazione, il secondo, quello sul Piano delle aree, anche nei confronti di Camera, Senato e governo».

 

Le contraddizioni nella sentenza

Enzo Di Salvatore, coordinatore No Triv

Enzo Di Salvatore, costituzionalista

«La decisione di oggi solleva perplessità – sottolinea Enzo di Salvatore, costituzionalista ed estensore dei quesiti referendari – Come mai a gennaio la costituzione in giudizio del delegato abruzzese effettuata a nome del Consiglio regionale è stata ammessa senza che alle spalle vi fosse una previa delibera?».

In effetti, la Regione Abruzzo decise di sfilarsi dai 10 promotori senza un atto ufficiale dell’assemblea, generando scalpore. Perché in quel caso la Consulta fece passare tutto in cavalleria mentre oggi usa pesi e misure diversi nel valutare i ricorsi? Sembra una domanda legittima, ma destinata a rimanere aperta.

Le obiezioni del costituzionalista Di Salvatore, tuttavia, non sono finite: «Se il referendum fosse stato promosso tramite la raccolta delle 500 mila firme – osserva – il Comitato promotore avrebbe potuto avanzare questi stessi ricorsi senza una delibera firmata da mezzo milione di persone. Perché se il percorso referendario è avviato dalle Regioni il Comitato necessita di un passaggio in più per agire in quella sede?».

Tanto più che se nel primo caso (referendum promosso tramite raccolta di firme) sono sufficienti 3 membri su 10 del Comitato promotore, nel secondo (referendum promosso dalle Regioni) le Regioni ne hanno inviati ben 6 alla Consulta, cioè la maggioranza assoluta. Segno della convinzione di aver fatto tutti i compiti e anche qualcosa in più.

 

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Sulle trivelle il governo ha eliminato gli interlocutori

Con una sentenza favorevole nel merito da parte della Corte, il governo sarebbe stato costretto a stabilire vincoli temporali per le autorizzazioni e a reistituire il Piano delle aree – cestinato dalla legge di stabilità – che obbliga l’esecutivo a pianificare le attività estrattive insieme ai territori. D’ora in poi, invece, l’opinione delle Regioni non avrà validità quando toccherà scegliere le zone da trivellare. Facile immaginare che l’eliminazione di qualsiasi spazio negoziale porterà ad un aumento degli attriti fra politica nazionale, locale e movimenti in difesa dell’ambiente. L’ultimo baluardo, la Corte Costituzionale, è venuto a mancare proprio nel momento cruciale. Sfuggendo al pronunciamento nel merito, i giudici si sono sostanzialmente lavati le mani di una questione che può recidere gli ultimi legami tra governo e società civile, ridurre il potere decisionale dei cittadini e permettere ai governi di calare dall’alto le scelte più impattanti per le comunità.

3 Commenti

  1. Pier Luigi Caffese
    Posted marzo 9, 2016 at 3:20 pm

    1.Conclusioni sul futuro energetico Italia e riunione obbligata Post Referendum Trivelle del 17 aprile 2016:

    -non possiamo prevedere come andrà il referendum trivellazioni(vota si) del 17 aprile 2016 perchè i media italiani hanno messo il silenziatore su ordine Eni-Assominiere e le poche interviste su Rai pubblica, sono ridicole e ben orchestrate.Vedevo ieri notte una intervista su Tv2 alla Presidente Enel che magnificava un loro impianto vento a terra,non in mare-offshore, che stocca con batterie.Ora anche un cieco sa che il costo batterie è minimo sopra 200 euro a MWh quando il costo acqua in stoccaggio per energia è sui 20 euro a MWh,10 volte in meno.Poi l’enel non parlava mai del digitale di rete che fa levare gli inutili bilanciamenti gas-carbone,ha detto poco o nulla dei contatori intelligenti ed ha fatto un grossolano errore dicendo che smart city è un ottimo progetto riferendosi a città-conurbazioni da 20 a 60 milioni.Allora non è Smart City ma Smart Community come sostengo da sempre e cambia tutto.Che in Italia si progettino con Enea 1250 smart city per prendere pochi contributi a Comune,non è un progetto serio ma uno spreco.Bisogna solo confermare 20 Smart Communities e basta.Dopo non possiamo dare deleghe a Comitati Free Energia come zorzoli,che affiancano solo il potere fossile.
    -chiedo ufficialmente al Governo che il 18 aprile 2016 si discuta seriamente di energia in Italia come si fa in tutto il mondo,ma Enea non puo’ prendere decisioni che sottopone poi con dati errati al Governo senza aver visto i nostri dati, che sono molto diversi e molto piu’ interessanti di quelli che ha in mano oggi il Governo di 85% fossile-gas nel mix.
    -dico subito che comunque vada il referendum, il Presidente Assominiere che è anche il Presidente di Confindustria Energia per nomina Eni ,si deve dimettere perchè ha fatto prendere una cantonata terribile al Governo bloccando l’energia futura del paese che è rinnovabile anche nel gas,facendo spendere soldi per un inutile referendum trivelle che è condannato dal mondo intero
    -il Governo deve prendere atto che dobbiamo ridurre del 50 % l’import fossile e stopparlo al massimo a 40 miliardi annui.Per il gas sbaglia se continua sulla strada del gas da tubo o liquido LNG che costa troppo e non interessa piu’ l’energia,gli inutili bilanciamenti,gas e la chimica dato che la fossile è in forte crisi e la chimica verde non la fa quasi nessuno.Significa moratoria assoluta di trivellazioni,gasdotti esterni e rigassificatori perchè quelli che ci sono, avanzano e sono un costo che ricade in bolletta dato che si utilizza solo il 20% di capacità.Poi il Mise mi deve dire ufficialmente cosa ne facciamo del gas in entrata da tap e rigassificatori se l’energia non lo compra piu’ ,il teleriscaldamento si fa per legge con rinnovabili,e la chimica fossile ormai in Italia è finita.
    -la riunione pivot sull’energia del 18 aprile deve prendere finamente in considerazione 7 progetti su cui si gioca il futuro del nostro paese nei prossimi 100 anni.
    -il primo progetto riguarda il biogas e dal biogas pulito il biometano da scarti agricoli e forestali che in Francia e Germania stanno avendo grande sviluppo.In Germania si innesta con l’aggregazione di utilities gas comunali e di un sistema diverso calore-freddo-idrogeno in industria e costruzioni.
    -il secondo progetto che per me è vitale riguarda i cosidetti electrofuels che sono carburanti rinnovabili prodotti con l’eccesso di energia elettrica rinnovabile da qualsiasi fonte.detto in parole povere il B100 o diesel rinnovabile ,diverso da biodiesel,Che l’Eni non li sappia fare è notorio, ma noi non dobbiamo essere ostaggi dell’ignoranza dell’Eni o di Enea.Dato che qualcuno non mi credera’ mai, pubblico un recente report di una Università Danese che ha rifatto i tests europei che chiesi in italia 10 anni fa ma nessuna Università Italiana li volle fare per non inimicarsi Eni ed i suoi soldi ai progetti e cattedre universitarie.
    -il terzo progetto riguarda i rifiuti al plasma che mi danno syngas che pulito diventa biometano e mi elimina tutte le discariche.Costo 10 miliardi per 60.000 t giorno e si ammortizza in 4 anni.
    -il quarto progetto è una bomba perchè ci costa molto poco ma permette di stoccare ben 70 TWh nell’attuale rete gas immettendo biometano e bioidrogeno da rinnovabili.Oggi noi in Italia abbiamo 10 Twh di stoccaggi carissimi ,mentre stoccare in rete gas attuale costa pochissimo e rivaluta le utilities trasporto gas da 7 a 10 volte.
    -il V progetto riguarda 20 poli di Competività e non le Smart City, ma le Smart Communities Regionali.Costa 20 miliardi e’ tutto in 4.0 -5G e realtà virtuale con punte di intelligenza artificiale.Costa 20 miliardi è darebbe 800.000 posti per costituire la leva dei 4 milioni di posti in 10 anni ma mi permette di dire che in 10 anni recuperiamo il gap mondiale accelerando in industria 4.0
    -il VI progetto lo propongo solo se posso aggregare ILVA-Versalis-Fincantieri-Sogin ed è un grosso aiuto che darei all’Eni fossile che si ostina ad importare gas o da Tap o liquido LNG.Il progetto è Top Secret e combina in modo ottimale il gas importato con le rinnovabili per electrofuel modernissimi con sistemi CARMA ma non mi sbilancio per non farmi copiare il progetto
    -Il VII progetto è la valorizzazione della filiera bosco o foreste di città dato il grossolano errore della ricerca Federchimica-Assogas Liquidi appoggiata da Enea e Prometeia-Bo per ostacolare i pellets.la legna e proporre dei fossili come il GPLo bombole.Tutto il mondo valorizza questa filiera che porta tanti posti e non esiste piu’ diossina se usiamo anche il plasma.

    2.Aree principali su cui lavorare per la crescita verde del paese
    L’Italia deve approvare le misure chiave della legge sulla transizione energetica per la crescita verde.

  2. MARCELLO AMOROSO
    Posted marzo 9, 2016 at 9:13 pm

    NO COMMENT LADRONIIIIIIIIIIIIIIII

  3. Sergio Scavone
    Posted marzo 10, 2016 at 1:28 pm

    Sanno benissimo come andrà il referendum del prossimo mese! Per questo silenziano, per questo qualcuno sta facendo marcia indietro – compagnie petrolifere stanno abbandonando -, sempre per questo si creano leggi e sentenze ad hoc.
    Ma la colpa la do al popolo, l’ importante è la Juve! 😉

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