• Articolo Roma, 21 marzo 2016
  • Dopo le dichiarazioni al congresso dei giovani del Pd

    Trivelle, referendum: Renzi smentito dai dati

  • Nessun posto di lavoro a rischio per 5-10 anni. Gas e petrolio verso l’esaurimento. Ecco perché il governo sulle trivelle ha torto

Un momento del flash mob al Pantheon, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Un momento del flash mob al Pantheon, ANSA/GIUSEPPE LAMI

 

(Rinnovabili.it) – Dopo le polemiche sull’invito all’astensione, Renzi torna a parlare di referendum e di trivelle. Il capo del governo ha parlato ieri al congresso dei giovani del Pd, riproponendo la retorica dei posti di lavoro persi qualora la consultazione vada in porto. «Non fatevi prendere in giro – ha detto Renzi – non è un referendum sulle nuove trivelle, che hanno già la linea più dura d’Europa. È un referendum per bloccare impianti che funzionano. Io lo considero uno spreco. Ciascuno quando voterà sì o no pensi se sia giusto che 10mila persone perdano il posto».

Purtroppo, non vi sono stime cui attingere per verificare questo numero. In ogni caso, non vi sarà nessun taglio occupazionale dopo il referendum. Lo ha spiegato questa mattina, a Omnibus, il presidente della Puglia, Michele Emiliano. La sua è una delle amministrazioni regionali che più si sono spese per promuovere questa consultazione.

«Il Presidente del Consiglio dice due bugie – ha esordito Emiliano – La prima è che ci sarà una perdita di posti di lavoro. È una sciocchezza, perché la legge prevede la proroga della coltivazione dei pozzi di cinque anni in cinque anni nella fase finale: non abbiamo mai perso un posto di lavoro. Tra l’altro, prima i posti persi erano 4mila, ora sono diventati 10mila. La seconda bugia è che se vince il referendum si bloccano le coltivazioni dei pozzi».

 

Lo spreco di denaro è nei regali alle lobby

Votare Sì al referendum del 17 aprile servirà per evitare nuove perforazioni in mare a meno di 1Trivelle referendum Renzi smentito dai dati 42 miglia dalla costa. Dunque, per irrigidire davvero quella che il presidente del Consiglio definisce «la linea più dura d’Europa». Oggi, infatti, grazie agli emendamenti del Pd alla legge di stabilità, la durata delle concessioni è divenuta infinita. Se da una parte vengono vietate nuove trivellazioni, con le autorizzazioni già esistenti le compagnie possono restare nei mari italiani virtualmente per sempre. E continuare a perforare.

Sul fronte degli sprechi, spiega il Movimento No Triv in una nota, il governo ha poi ben poco da obiettare: «Senza dare ascolto al presidente del Senato, il governo ha negato l’election day, bruciando così 340 milioni di euro».

Inoltre, fanno notare i movimenti, i contribuenti italiani sono a rischio sanzione europea per l’estensione infinita delle concessioni per gli idrocarburi. Con questo provvedimento, l’Italia viola la direttiva 94/22/CE (recepita dall’Italia con d.lgs. 25 novembre 1996, n. 625). Essa, come spiegava il costituzionalista Enzo di Salvatore in un editoriale per Rinnovabili.it, prescrive che «la durata dell’autorizzazione ‘non superi il periodo necessario per portare a buon fine le attività per le quali essa è stata concessa’, e che solo in via eccezionale (e non in via generale e a tempo indeterminato!) il legislatore statale possa prevedere proroghe della durata dei titoli abilitativi».

 

Trivelle, referendum Renzi smentito dai dati 2

 

Gli idrocarburi in mare sono finiti

Inoltre, come ha notato un articolo di ASPO Italia, l’associazione di esperti per lo studio del picco del petrolio, non si è mai fatto il punto su quanto petrolio e gas vi siano ancora da estrarre al largo delle coste italiane. Secondo i dati raccolti e analizzati da ASPO, la produzione di gas sta calando da 20 anni: «le riserve ancora recuperabili non bastano più nemmeno per coprire i consumi italiani di un anno e mezzo. La ricerca di nuovi giacimenti, dopo 70 anni di esplorazione, è avviata verso la sua morte naturale, soprattutto in mare dove da 6 anni non si perforano più pozzi esplorativi. Va un poco meglio per il petrolio, per cui si arriva a due anni e mezzo. L’avventura fossile dell’Italia è ormai in declino. Nuovi giacimenti da scoprire ce ne sono ormai ben pochi e pare interessino sempre meno alle compagnie petrolifere».

Con queste prospettive, piuttosto che boicottare il referendum, l’esecutivo dovrebbe avere ben chiara una exit strategy basata sulle energie rinnovabili. Invece nel nostro Paese manca a tutt’oggi una strategia energetica nazionale.

4 Commenti

  1. loris
    Posted marzo 22, 2016 at 10:08 pm

    Sicuramente nel nostro Paese manca una strategia energetica nazionale, ma non sarà certo questo referendum a darcela. Se qualcuno avesse le idee chiare potrebbe presentare delle proposte costruttive, invece mi sembra che queste non si trovino in nessun schieramento politico o sociale e che ci si limiti a fare del semplice ostruzionismo masochista.

  2. Marco
    Posted marzo 23, 2016 at 9:54 am

    “Nuovi giacimenti da scoprire ce ne sono ormai ben pochi e pare interessino sempre meno alle compagnie petrolifere”. Allora dov’è il rischio di nuove trivellazioni? Le compagnie petrolifere non si divertono a buttare soldi per fare buchi in fondali dove sanno che non c’è nulla da estrarre. Il referendum di contro impedirebbe il rinnovo delle autorizzazioni già esistenti e quindi di sicuro si dovrebbe rinunciare a giacimenti certi tra l’altro già in produzione. L’autorizzazione inoltre adesso ha validità fino ad esaurimento del giacimento: non è scritto da nessuna parte che ha vita infinita e di sicuro una impresa estrattiva ha interesse a far sfruttare le immobilizzazioni di cui dispone. Per la perdita dei posti di lavoro sono d’accordo che le cifre sono inutilmente gonfiate…

  3. Diego Borrello
    Posted marzo 25, 2016 at 11:59 am

    Purtroppo non manca solo la strategia energetica, in questa Nazione manca qualunque tipo di strategia che non sia un programma di stampo politico a breve termine.
    La colpa è che non stiamo riuscendo ad avere statisti ma invece abbiamo dei politici di professione.
    Per carità, farsi eleggere in parlamento ed avere lauti stipendi e benefit, non è cosa da tutti (altrimenti io l’avrei già fatto) ma da qui a diventare uno statista ne passa.
    Non nascondiamoci e guardiamo in faccia le cose. Ci serve una classe dirigente che abbia le @@ per ridare dignità politica al nostro paese e ciò si ottiene andando inevitabilmente a scontrarsi con gli USA e con altri big europei. Ma l’idea non deve essere quella di “diventare grandi” a scapito degli altri, quanto di far abbassare la cresta a chi, come la Germania, ha conquistato l’Europa riuscendo dove in passato altri capi tedeschi avevano fallito.
    Il Veneto vuole essere indipendente, è un’idea che si basa sul condivisibile principio del “fuggire piuttosto che morire” ma che alla lunga ti schiaccia proprio perché sei piccolo.
    Diamoci dei nuovi principi come accade all’indomani di una guerra devastante (ed in fondo a livello economico poco ci è mancato per compararne gli effetti mentre a livello internazionale la guerra c’è già),
    diamo uno slancio alla nostra cultura in quanto Italia ed Europa.
    C’è da “magnare” per tutti, non è possibile avere politici incorruttibili, vogliamo solo statisti che pur vivendo da re almeno abbiano le capacità dei grandi re.
    Io pagherei volentieri 1000 persone (leggasi parlamentari) per vivere da nababbi se poi loro ci arricchiscono.
    Ci serve gente che curi i nostri interessi e state tranquilli che nessuno obietterà se poi loro hanno i rubinetti d’oro a palazzo.
    Una tecnocrazia di questo tipo potrebbe essere uno spunto di riflessione….

  4. roberto finetti
    Posted marzo 27, 2016 at 11:09 am

    il problema dell umanità in generale è che ancora non ha coesione ,non siamo capaci di ragionare per un bene comune ,e anche se alcuni hanno capito,milioni di “persone” in realtà vogliono solo uccidere il loro nemico per avere piu spazio vitale attorno e possibilmente rendere schiavi quei pochi rimasti (vedi tutti i movimenti religiosi, compresi cattolici,musulmani, ebrei ,governi dittatoriali a scopo privato e personale ) io penso che l uomo come forma vivente in generale sia ancora a uno stadio animale dove prevalgono fortemente gli istinti sulla ragione ,e tutte queste imposizioni di potere (sopra a gente che ormai non ha neanche le “palle “per reagire come si faceva non tanto tempo fa ) non porteranno altro che a una guerra fratricida e faremo come i topi ,che ,quando sono in troppi nella tana si uccdono l uno con l altro e sopravvive solo il piu forte .meditate gente meditate

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