• Articolo Roma, 17 giugno 2015
  • Trivelle selvagge, il decreto sulla sicurezza è troppo debole

  • Il Movimento 5 Stelle denuncia: “Norme insufficienti. Bisogna considerare il rischio massimo”

Trivelle selvagge, la direttiva sulla sicurezza è troppo debole

 

(Rinnovabili.it) – Il decreto sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi non convince. E’ quanto riferisce preoccupati i deputati delle commissioni Attività produttive e Ambiente del M5S alla Camera. Mentre il Senato fa sapere di non voler sentire i diretti interessati, Montecitorio ha iniziato le audizioni delle associazioni ambientaliste sul testo di recepimento della direttiva europea 30/2013. Ma quello che è emerso subito è che si tratti di un atto poco incisivo se non seguito da modifiche sostanziali della normativa nazionale. «Le audizioni che abbiamo sollecitato noi del M5S in Commissione – dichiara il vicepresidente della Commissione Attività produttive Davide Crippa – non hanno fatto che confermare quanto sosteniamo da tempo: le fideiussioni poste a tutela di eventuali danni causati all’ambiente e inserite con il decreto Sblocca Italia perdono di senso se non si rafforza la Via, infatti per ora la Via stessa non prevede che si valutino per il suo rilascio gli scenari di rischio massimo in caso di incidente. In pratica, come posso decidere quale cifra mettere da parte per eventuali danni se questi non vengono stimati correttamente e per il caso più estremo di danno?»

 

Gli scenari di rischio dovrebbero essere l’elemento più importante, nonostante ciò, lo scenario più grave considerato è lo sversamento in mare di un barile di petrolio, come ha ricordato Greenpeace durante la sua audizione. «Ben poca cosa rispetto al rischio effettivo – precisa il vicepresidente della Commissione Ambiente del M5S Massimo De Rosa – A oggi pare difficilmente correggibile poi – sottolinea De Rosa – l’eventuale impatto con le attività turistiche ed economiche in generale dei territori. Ribadiamo poi che il nuovo comitato per la sicurezza delle operazioni a mare che si verrà a costituire deve essere un ente terzo e privo di conflitti di interesse, svincolato (come prevede la direttiva) da legami anche con il ministero dello sviluppo economico».

 

Intanto la macchina sblocca trivelle del Governo avanza in maniera inesorabile, sorda a qualsiasi protesta o denuncia. L’ultima autorizzazione in tal senso è arrivata venerdì scorso dal Ministero dell’Ambiente all’indirizzo della Petroleum Geo-services Asia Pacific, per  l’esplorazione delle coste pugliesi alla ricerca di idrocarburi. L’area in questione si estende dal Gargano a Santa Maria di Leuca per un totale di ben 400mila ettari, sui quali si potrà mettere all’opera uno degli strumenti più discussi, visti i potenziali danni che è in grado di procurare: l’air gun.

 

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