• Articolo Bruxelles, 21 ottobre 2019
  • UE: il miraggio di una strategia comune sul clima

  • Critiche differenze di posizioni, le pressioni della Brexit e il vertice Onu alle porte. Non si delinea un quadro semplice per l’Unione Europea che, lo scorso venerdì, ha fallito nello stabilire obiettivi più rigorosi per la lotta contro i cambiamenti climatici. Piuttosto, una strategia comune di transizione energetica sembra quasi l’ultima delle preoccupazioni.

UE

Credits: Mediamodifier da Pixabay

Rimangono ancora nel mistero gli obiettivi climatici UE per il vertice Onu del prossimo dicembre

 

(Rinnovaili.it) – Durante il vertice UE dello scorso venerdì a Bruxelles, i leader degli Stati membri si sono rifiutati di fissare degli obiettivi più rigorosi per combattere i cambiamenti climatici. Come c’era da immaginarsi, l’attenzione dei leader europei è stata completamente monopolizzata dalla Brexit e l’ordine del giorno sul clima è stato relegato a fanalino di coda dell’incontro, con una discussione che ha richiesto meno di 15 minuti, secondo fonti Reuters.

 

Il risultato, dunque, è stata una semplice dichiarazione d’intenti, secondo cui la minaccia rappresentata dalla sfida climatica richiede maggiore impegno da parte dell’UE. In che modo queste parole si traducano in piani operativi, però, non è ancora dato sapere. E non è cosa da poco, specie in vista del vertice Onu del prossimo dicembre, a Santiago del Cile, in cui l’Unione dovrebbe arrivare con una chiara strategia a lungo termine di transizione energetica, anche al fine di verificare i progressi dei firmatari verso l’attuazione degli accordi di Parigi del 2015.

 

Il timore, dunque, è che l’Europa non abbia intenzione di porterà avanti obiettivi più ambiziosi e risolutivi e venga, per certi versi, colta impreparata durante il vertice in Cile anche e soprattutto a causa delle profonde divisioni sulla strategia climatica all’interno del blocco delle 28 nazioni, il cui obiettivo sarebbe quello di ridurre le emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del ’90. Tuttavia, sia il calcolo delle emissioni, sia gli ultimi avvenimenti che hanno riguardato la BEI, mettono in luce delle differenze di posizioni che sono lontane dall’essere seriamente affrontate.

 

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Molti paesi UE, infatti, vogliono andare oltre l’obiettivo del 2030 e impegnare l’UE a raggiungere le zero emissioni entro il 2050. Ma se per Ursula von der Leyen questa è una massima priorità, all’interno della stessa Commissione e fra gli Stati membri (specie quelli orientali come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca) sembra esserci molta riluttanza, soprattutto rispetto all’impiego di carbone, settore in cui la stessa Germania sembra non voler concedere troppo.

 

Comunque, Von der Leyen spera di aumentare l’obiettivo del 2030 dal 40% ad almeno il 50%. Dopo molte discussioni, il governo tedesco ha approvato questo mese un piano volto a ridurre le emissioni al 55% dei livelli del 1990 nel prossimo decennio.

 

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