• Articolo New York, 6 maggio 2016
  • Ad ottobre prevista la riunione dell’IMO

    Ultima spiaggia per tagliare le emissioni delle navi

  • Entro il 2050 le emissioni di CO2 delle navi potrebbero crescere del 250%. Ma l’industria resiste alle richieste di fissare degli obiettivi di riduzione

Ultima spiaggia per tagliare le emissioni delle navi

 

(Rinnovabili.it) – L’elefante nella stanza della COP 21 tornerà a fare visita ai delegati quest’inverno, alla COP 22 di Marrakesh. Mentre il Marocco si prepara ad accogliere, dal 7 al 26 novembre, la Conferenza sul clima successiva all’accordo di Parigi, il dibattito per fissare obiettivi per le emissioni del trasporto marittimo pare senza via di uscita. Sia l’inquinamento generato dalle navi che quello provocato dal trasporto aereo, sono rimasti fuori dal patto climatico siglato nella capitale francese a dicembre. Una grave lacuna che dev’essere colmata, dal momento che il livello delle emissioni, in questi due settori, è destinato a salire esponenzialmente nei prossimi anni.

Il comparto del trasporto marittimo oggi vale circa il 2,2% delle emissioni mondiali di anidride carbonica, il principale gas ad effetto serra responsabile del riscaldamento globale. Tale quota dovrebbe aumentare drammaticamente se non si interviene con tempestività. L’Organizzazione marittima internazionale (IMO), agenzia delle Nazioni Unite responsabile per la regolamentazione dell’inquinamento provocato dalle navi, prevede che le emissioni del settore cresceranno tra il 50 e il 250% entro il 2050 in uno scenario business as usual (cioè senza interventi per diminuirle).

 

Ultima spiaggia per tagliare le emissioni delle navi 2Finora, obiettivi specifici per frenare la crescita delle emissioni sono stati bloccati da Paesi emergenti come l’India e il Brasile, che si aspettano un aumento dei loro volumi di commercio marittimo nel corso dei prossimi decenni.

Una riunione del comitato per la protezione dell’ambiente marittimo dell’IMO, tenutasi a fine aprile, non ha concluso niente. Ha semplicemente rinviato tutto ad ottobre, pericolosamente vicino all’apertura della COP 22. Con l’accordo sul clima già portato a casa, l’obiettivo della Conferenza dovrebbe essere aumentare il livello degli impegni, fissando target ambiziosi in settori che oggi sono liberi di inquinare senza limiti. Altrimenti, sarà l’ennesimo fallimento. Anche perché l’industria non ha nessuna intenzione che i delegati della COP decidano per lei. I colossi del trasporto navale proveranno a scegliere internamente all’IMO delle linee guida per la riduzione delle emissioni, per presentarle alla Conferenza sul clima di Marrakesh. Dall’altra parte, gli ambientalisti premono sui governi e sulla Commissione europea per fissare dei target severi, perché temono che in seno all’IMO si troverebbero compromessi al ribasso.

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