• Articolo Bruxelles, 5 febbraio 2018
  • Ultimatum UE a Trump: niente TTIP senza accordo di Parigi

  • Secondo Bruxelles la condizione per riavviare i negoziati sul TTIP è che gli Stati Uniti di Donald Trump non escano dal patto sul clima

ttip

 

Bruxelles chiede di restare nel patto per riavviare i negoziati TTIP

 

(Rinnovabili.it) – Niente firma in calce all’Accordo sul clima, niente TTIP. L’Unione Europea minaccia gli Stati Uniti di Trump utilizzando la leva commerciale, e ponendo la Casa Bianca di fronte ad una scelta: restare dentro il patto sul clima siglato a Parigi nel 2015 per riavviare i negoziati del partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti.

La proposta è venuta dal Ministro francese per gli Affari Esteri, Jean-Baptiste Lemoyne, che ha detto al suo parlamento che gli Stati Uniti «sanno cosa aspettarsi» se pensano di poter lasciare l’accordo di Parigi e di concludere un accordo commerciale con l’Europa. Il Ministro ha invitato l’UE a cambiare approccio nella politica commerciale: «Nessun accordo di Parigi, nessun accordo di libero scambio».

L’assist è stato colto dalla Commissione Europea, che ha sostenuto la posizione francese. Bruxelles sostiene che ogni trattato sul commercio contenga un capitolo sullo sviluppo sostenibile che fa riferimento all’accordo di Parigi. «Questo punto è una priorità per l’UE e sarebbe difficile immaginare di concludere un importante accordo commerciale senza un capitolo ambizioso sul commercio e lo sviluppo sostenibile», ha dichiarato un portavoce della Commissione.

 

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La stessa Commissaria al Commercio, Cecilia Malmstrom, con un tweet ha detto che «il riferimento agli accordi di Parigi è necessario in tutti gli accordi commerciali dell’UE oggi».

In realtà, denunciano centinaia di organizzazioni della società civile che in tutto il continente hanno contrastato l’approccio europeo al commercio, i capitoli sullo sviluppo sostenibile degli ultimi accordi negoziati dall’UE – CETA, JEFTA, EU-Mercosur – non contengono disposizioni vincolanti per le aziende. In definitiva, gli accordi commerciali portati avanti in questi anni sono troppo deboli dal punto di vista della tutela ambientale, subordinata agli interessi commerciali. Citare senza obblighi il rispetto del patto di Parigi o di qualunque altra convenzione internazionale sul lavoro, i diritti umani e l’ambiente, equivale secondo i critici a verniciare di verde trattati di libero scambio vecchio stampo.

Laurens Ankersmit, avvocato specializzato in commercio internazionale della ONG Client Earth, è chiaro sul punto: «La commissione si occupa principalmente della liberalizzazione del commercio. Il loro obiettivo non è proteggere l’ambiente».

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