• Articolo Roma, 18 gennaio 2019
  • Un laboratorio sottomarino in Antartide per studiare il climate change

  • Il progetto biennale “Ice-ClimaLizers”, coordinato dall’ENEA, studia la crescita degli scheletri in carbonato di calcio degli organismi antartici come indicatori dell’acidificazione degli oceani

antartide

(Foto di ENEA)

 

L’Enea alla guida del primo progetto italiano sul clima, in Antartide, incentrato sui processi di crescita di alghe coralline e piccoli invertebrati

(Rinnovabili.it) – Indagare il ruolo degli organismi biomineralizzatori dell’Antartide, quali ad esempio le alghe coralline, come proxy per i cambiamenti climatici. Questo l’obiettivo di Ice-ClimaLizers (Antarctic biomineralizers as proxies of climate change), progetto di ricerca che “accompagna” la 34spedizione italiana al Polo Sud.

Sotto l’egida dell’ENEA, l’iniziata raccoglie le competenze di due istituti del CNR (Scienze Marine di Bologna e Ingegneria del Mare di Genova), l’Istituto polacco di Oceanologia di Sopot, l’Università di Portsmouth e il Museo di Storia Naturale di Londra (UK) e l’Università della Borgogna, in Francia. I ricercatori avranno il compito di studiare i processi di crescita degli organismi marini biocostruttori, ossia quegli organismi in grado, tramite specifici processi bio-chimici, di «costruire» scheletri e strutture calcaree.

 

Il meccanismo alla base di questa abilità è la precipitazione di carbonato di calcio controllata biologicamente. Sul processo influisce  il pH marino e, in un pianeta dove l’acidificazione degli oceani sta aumentando in maniera preoccupante a causa della crescita della CO2, valutarne gli impatti significa anche ampliare la gamma di indicatori del cambiamento climatico.

 

Il clima della penisola antartica sta cambiando rapidamente e ci si attende che l’oceano meridionale sia vulnerabile ai cambiamenti indotti dalle attività antropiche, ed in particolare agli effetti dell’acidificazione”, spiega Chiara Lombardi del Laboratorio di Biodiversità e Servizi Ecosistemici dell’ENEA . “È perciò fondamentale conoscere le risposte di questi organismi, per proteggerli e salvaguardare la biodiversità ad essi associata, in special modo in una zona come il Mare di Ross, divenuta Area Protetta nel 2017”.

 

Il progetto Ice-ClimaLizers in Antartide

Grazie all’ausilio di un sottomarino ROV a comando remoto il team ha già raccolto le specie target sui gelidi fondali dell’insenatura di Tethys Bay, a 25,5 metri di profondità nel Mare di Ross, in Antartide

Gli organismi – briozoi e alghe corallinacee – sono stati marcati con sostanze non tossiche e riposizionate sul fondale in 12 gabbie dotate di sensori di luce e temperatura e posizionate all’interno di una struttura in alluminio realizzata dai tecnici della base antartica italiana “Mario Zucchelli”. Per un anno intero, una sonda collocata nell’intelaiatura della struttura registrerà i dati su pH, temperatura, ossigeno, intensità luminosa, conducibilità).

 

“Briozoi e alghe corallinacee sono di particolare interesse per le loro qualità di bioindicatori e promotori di biodiversità, oltre ad avere un potenziale riconosciuto come organismi target negli studi sul cambiamento climatico”, aggiunge Lombardi. “[…] attraverso processi fisiologici complessi, questi organismi sono in grado di formare uno scheletro di carbonato di calcio, che contiene all’interno le informazioni relative alle condizioni ambientali in cui si è formato”.

Gabbie e sonda multiparametrica verranno rimosse nell’ambito della 35a spedizione del PNRA a fine 2019, confrontando i dati degli organismi con quelli ambientali registrati dalla sonda per validare la funzione degli scheletri minerali quali indicatori del cambiamento climatico, ma anche per comprenderne il potenziale di adattamento negli oceani del futuro.

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