• Articolo Roma, 5 settembre 2012
  • Dal convegno “SprecoZero. Energia, acqua, cibo, materiali: ecco la spending review ecologica"

    Uno stile di vita “eco” per risparmiare 3 punti di PIL

  • Dalla spending review alla waste review. Ecco che succede quando la partita contro la crisi si gioca in casa

(Rinnovabili.it) – “Combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze deve essere una priorità economica, ecologica e sociale per la politica, le istituzioni, le amministrazioni locali, le imprese e la società civile”. Le parole sono quelle pronunciate da Andrea Segrè, ideatore di Last minute market e organizzatore insieme a Fiera di Roma del convegno “SprecoZero. Energia, acqua, cibo, materiali: ecco la spending review ecologica”. L’appuntamento, tenutosi nell’ambito della manifestazione ZeroEmission, ha messo in luce come l’impegno a livello domestico per ridurre consumi inutili e dannosi rappresenti una possibilità concreta contro l’attuale crisi economica.

A fare la differenza sono soprattutto gli sprechi alimentari, economicamente quantizzati in circa 1.600 euro l’anno a famiglia. I dati sono ancor meno confortanti se si guarda alla grande distribuzione organizzata che spreca circa 1 miliardo di euro ogni anno di generi alimentari cibo che si butta, una cifra che potrebbe servire a sfamare almeno 600 mila persone. Una voce che vale nel nostro Paese il 2,3% del PIL, dieci volte la percentuale che lo Stato impiega per lo sviluppo del turismo o per finanziare i beni culturali, senza contare che ciascun alimento nasconde sprechi “a cascata” di altre risorse utilizzate lungo tutta la filiera produttiva.

Ogni spreco si porta dietro altri sprechi e ogni azione di risparmio si porta dietro altri risparmi. Ad esempio, lo spreco di cibo e di energia spesso comporta un grande impiego di acqua. Nel 2010 abbiamo buttato via 12,6 miliardi di metri cubi d’acqua, impiegati nella produzione di 14 milioni di tonnellate di prodotti agricoli abbandonati nei campi”, spiega Segrè. Porre una maggiore attenzione su quello che finisce in pattumiera così come adottare comportamenti più responsabili a risparmiare fino a tre punti di PIL.