• Articolo Washington, 4 giugno 2012
  • Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change

    Usa e Europa studiano il climate change nel settore energia

  • L’aumento della temperatura delle acque dei fiumi potrebbe causare un rallentamento della produzione di energia nelle centrali elettriche e a carbone causando un aumento dei prezzi

(Rinnovabili.it) – Acque con temperature più elevate e fiumi con portata ridotta potrebbero portare ad interruzioni di energia. La causa? La riduzione della capacità dei sistemi di raffreddamento di fare bene il proprio lavoro determinando così un abbassamento del volume di produzione delle centrali nucleari e a carbone negli Stati Uniti e in Europa. A presagire il cambiamento di tendenza un gruppo di scienziati che stanno quindi pensando a metodi alternativi per raffreddare le centrali elettriche quando la temperatura globale più elevata renderà difficile la gestione della produzione energetica.

Il gruppo di scienziati, europei e statunitensi, ha collaborato alla stesura dello studio completando scenari futuri in cui i livelli dei fiumi scendono all’aumentare delle temperature e di volta in volta evidenziando il potenziale impatto sul settore energetico in quelle centrali elettriche che hanno bisogno dell’acqua di fiumi e bacini per raffreddare le componenti.

Gli autori hanno previsto che la capacità di produzione di centrali nucleari e centrali alimentate a carbone diminuirà tra il 2031 e il 2060 di una quota compresa tra il 4 e il 16% negli Stati Uniti, e tra il 6 e il 19% in Europa a causa della mancanza di acqua da raffreddamento. “Questo studio suggerisce che la nostra dipendenza dal raffreddamento termico è qualcosa che stiamo per rivalutare,” ha dichiarato il co-autore dello studio Dennis Lettenmaier, professore di ingegneria civile e ambientale presso l’Università di Washington a Seattle.

Al momento le centrali termoelettriche forniscono oltre il 90% dell’energia elettrica agli Stati Uniti e utilizzano il 40% dell’acqua dolce nazionale, ha rivelato lo studio, mentre in Europa le centrali forniscono i tre quarti dell’elettricità utilizzando circa la metà dell’acqua dolce disponibile. L’aumento della temperatura dell’acqua dei fiumi potrebbe per queste ragioni compromettere il raffreddamento delle turbine mettendo in difficoltà l’intera produzione e determinando la crescita del prezzo al pubblico dell’energia. “Considerando l’aumento della domanda futura di energia elettrica, vi è una forte necessità di migliori strategie di adattamento climatico nel settore termoelettrico per garantire la futura sicurezza energetica”, hanno chiarito gli autori dello studio suggerendo di localizzare le centrali vicino al mare o di sfruttare maggiormente le centrali a gas, che richiedono un quantitativo  inferiore di acqua per il raffreddamento.