• Articolo Yanomami, 13 gennaio 2020
  • Brasile: il tragico destino della riserva di Yanomami

  • Si chiamano garimpeiros e sono 20.000 minatori e cercatori d’oro illegali che stanno distruggendo la biodiversità nella più grande riserva del Brasile. Complice la disoccupazione e la politica del governo Bolsonaro, il loro numero potrebbe aumentare portando a conseguenze drammatiche.

Yanomami

De Ras1193opera propria, CC BY-SA 4.0, Enlace

Negli anni ’80, 1/5 della popolazione indigena di Yanomami morì a causa della presenza di 40.000 garimpeiros. Oggi la storia si ripete.

 

(Rinnovabili.it) – La riserva indigena di Yanomami, nel nord della foresta amazzonica brasiliana, lotta ogni giorno contro i minatori e i cercatori d’oro illegali, che con la loro attività rischiano di mettere in serio rischio la biodiversità dell’area. Si chiamano garimpeiros e, secondo le stime della ONG brasiliana Instituto Socioambiental, fino a 20.000 di essi hanno invaso la riserva di Yanomami dove sono formalmente vietate le attività estrattive non autorizzate. Ma le attività dei garimpeiros potrebbero presto essere legalizzate, così come promesso dal presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che sta preparando un disegno di legge da presentare al Congresso proprio per il loro riconoscimento ufficiale.

 

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Con 9,6 milioni di ettari di foresta selvaggia, un’area più grande del Portogallo, Yanomami è la più grande riserva del Brasile. Secondo le stime di Survival International, 1/5 della sua popolazione indigena morì di malattie dopo che 40.000 garimpeiros inondarono la riserva negli anni ’80. Da allora, i minatori furono espulsi e l’area venne dichiarata protetta nel 1992. Tuttavia, l’attuale invasione di garimpeiros è peggiorata dopo che Bolsonaro è entrato in carica. Il presidente ha affermato che la riserva è troppo grande per la sua popolazione di circa 26.000 comunità native e che le sue ricchezze minerarie dovrebbero poter essere sfruttate.

 

Non solo i garimpeiros distruggono flora e fauna, poiché il mercurio che viene usato per separare le particelle d’oro dal fango e dal limo entra nei fiumi e nella catena alimentare, ma portano malaria, prostituzione e violenza. Le loro chiatte, usate per navigare il fiume Uraricoera, sconvolgono gli ecosistemi, riempiendo i fiumi di sostanze che alterano il comportamento dei pesci. Gli indigeni chiamavano questa regione Paixão de Mutum (Passione di Mutum), in onore del grande volatile simile a un fagiano che aveva eletto la riserva a sua dimora. Ora è nota come Tatuzão (Grande Armadillo), per le fosse che i minatori hanno scavato nella foresta.

 

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Ma il pericolo ambientale corso dalla riserva di Yanomami a causa dell’attività illegale di estrazione dell’oro si estende a macchia d’olio anche in altre aree del sud America. Infatti, Marcelo Oliveira, uno specialista per la conservazione e la biodiversità presso il World Wildlife Fund, ha trovato tracce di mercurio legate alle cosiddette attività di Artisanal and Small Scale Gold Mining (ASGM, attività di estrazione mineraria artigianali e su piccola scala) nei delfini del Rio delle Amazzoni (quasi la metà dei quali aveva livelli pericolosamente alti) e altri ricercatori hanno registrato livelli record di mercurio nella pelliccia di un giaguaro nel Pantanal brasiliano. Ma non solo, perché uno studio condotto dai ricercatori del Dartmouth College in Perù ha rilevato che la qualità dell’acqua è stata gravemente compromessa proprio nei pressi dei siti ASGM: il fango e il limo proveniente dal lavoro dei minatori, infatti, addensano i fiumi riducendone la visibilità e disturbando di conseguenza il comportamento stagionale e le abitudini di riproduzione dei pesci e degli insetti.

 

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Tuttavia, la presenza illegale dei garimpeiros va anche introdotta nel quadro di una profonda povertà economica e sociale. Come ha affermato uno di essi, intervistato dal Guardian, la disoccupazione è alla base delle attività illecite di ASGM e le promesse di Bolsonaro, piuttosto che affrontare il problema alla radice, non stanno facendo altro che alimentare un circolo vizioso attraverso l’individuazione di una base elettorale fin troppo facilmente manipolabile.

Un Commento

  1. Carlotta
    Posted gennaio 13, 2020 at 8:22 pm

    Che tristezza

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