• Articolo New York, 24 settembre 2019
  • Vertice Onu per il clima: silenzio imbarazzante dai grandi del Pianeta

  • La richiesta di Guterres per piani nazionali concreti contro le emissioni è caduta quasi completamente nel vuoto. Greta Thunberg: “Se scegliete di fallire, non vi perdoneremo mai”

vertice onu clima

Credit: UN Photo/Cia Pak

I leader mondiali prendono tempo al vertice ONU mentre la crisi del clima peggiora

(Rinnovabili.it) – L’appello alla base del vertice Onu per il clima era chiaro: fatti, non parole. Quello su cui il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si era speso per mesi è che i Paesi arrivassero sul palco del summit con dei piani concreti. Impegni (i cosiddetti Contributi determinati a livello nazionale o NDC) che indicassero come realizzare l’obiettivo più sfidante dell’Accordo di Parigi, ossia mantenere l’aumento della media temperatura terrestre entro 1,5°C sopra i livelli dell’età preindustriale. E la strada per ottenerlo, secondo l’ultimo report dell’IPCC, è una sola: raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050.

 

Così non è stato. Mentre le principali organizzazioni scientifiche ricordavano a tutti la serietà della crisi climatica, i leader mondiali hanno chiuso il Summit ONU con pochi fatti e molte parole.

Guterres aveva chiesto un miglioramento degli attuali NDC che contenesse, oltre all’obiettivo della neutralità climatica, anche un impegno a non costruire nuove centrali a carbone e un abbandono graduale dei sussidi ai combustibili fossili. A rispondere all’appello sono state solo 77 nazioni, principalmente piccoli paesi in via di sviluppo che rappresentano nel complesso appena il 6,8% delle emissioni, con un piano per le zero emissioni al 2050. Altre 70 hanno promesso invece di aumenteranno i loro contributi nazionali determinati entro il prossimo anno mentre la “Powering Past Coal Alliance” è stata ampliata per includere 30 paesi, 22 stati o regioni e 31 società impegnate a passare dal carbone alle rinnovabili.

Nessun piano concreto è arrivato invece dai grandi inquinatori, come Cina, India e Stati Uniti.

La difficoltà maggiore, anche per quelle economie che hanno già legiferato sulla neutralità climatica (si pensi alla Francia o al Regno Unito), rimane il come: come progettare un percorso realmente efficace sul fronte emissivo così a lungo termine, essendo sicuri di non fallire.

 

Per il segretario generale delle Nazioni Unite il bicchiere è più pieno che vuoto. Nel suo discorso finale Guterres ha ribadito l’urgenza e l’importanza della situazione, descrivendo il riscaldamento globale causato dall’uomo come una minaccia esistenziale “Se non cambiamo urgentemente il nostro modo di vivere, mettiamo a rischio la vita stessa”. Ma allo stesso tempo ha sottolineato la presenza di un nuovo slancio “Inizio a vedere che anche i governi hanno capito di dover agire. Abbiamo ancora emissioni in crescita, non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo. I cambiamenti climatici stanno correndo più velocemente di quanto facciamo noi. Ma per la prima volta vedo sempre più paesi accettare l’idea di dover essere carbon neutral nel 2050”.

 

 

In realtà ciò che rimane del vertice Onu è soprattutto un monito, quello pronunciato della giovane attivista svedese Greta Thunberg in apertura del summit. “Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote. Eppure io sono una dei fortunati. Le persone soffrono, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno crollando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui parlate sono i soldi e le fiabe sulla crescita economica eterna. Come osate […] ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire […] Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se scegliete di fallire, non vi perdoneremo mai”.

 

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