• Articolo Lecce, 18 marzo 2015
  • Gian Carlo Caselli non esclude l’ipotesi di una sperimentazione volontaria

    Xylella: si apre la pista della guerra chimica

  • La Procura di Lecce indaga sulla possibilità di una contaminazione dolosa degli ulivi pugliesi: la Xylella potrebbe arrivare dal Brasile…

Xylella la peste degli ulivi è colpa di Monsanto1

 

(Rinnovabili.it) – La strage di ulivi in Puglia per colpa della Xylella Fastidiosa potrebbe non essere un fatto casuale, ma l’inizio di una guerra chimica contro l’Italia. Per quanto sembrino accuse da complottardi, basta leggere le ultime dichiarazioni degli inquirenti per capire che non serve un gran lavoro di fantasia per trovare i collegamenti sospetti.

La presenza del patogeno, veicolato da una specie di cicala che punge e secca le piante, «presenta aspetti che potrebbero andare oltre la fatalità», dichiara Gian Carlo Caselli, ex procuratore capo di Torino e presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura. È lui che ha coordinato il terzo rapporto sulle agromafie, insieme ad Eurispes e Coldiretti. Il primo capitolo del report è dedicato proprio alla vicenda pugliese. Il presidente dell’istituto di ricerca, Gian Maria Fara, riprende le dichiarazioni di Caselli e va oltre: «È una vicenda unica. Per i suoi contorni e implicazioni, non ha eguali. Che Xylella sia stata importata è un fatto, come pure che in questa storia paiono esserci tutti i presupposti di una guerra chimica o batteriologica».

 

E allora le domande si moltiplicano: chi ha portato il batterio nel Salento? Quando? Perché? Chi potrebbe beneficiare dall’annichilimento della produzione italiana di olio d’oliva, un’eccellenza mondiale che ha la sua punta di diamante nel settore biologico?

 

L’attacco chimico viene dal Brasile?

La prima pista seguita dai ricercatori di Bari aveva individuato nella Costa Rica il Paese d’origine della malattia. Da qui sono stati importati milioni di oleandri che potrebbero aver veicolato il batterio. Infatti, Xylella può essere ospitato non solo dagli ulivi, ma da decine di altre piante, tra cui proprio l’oleandro.

Le relazioni consegnate pochi giorni fa dalla Forestale e dai consulenti tecnici, tuttavia, spingono gli inquirenti in un’altra direzione: secondo loro non si può affermare che la Xylella fastidiosa isolata nel Gallipolino provenga «verosimilmente» dalla Costa Rica. È più probabile, ritengono, che il contagio arrivi dal Brasile. Eppure con questo Paese non sono aperti pericolosi canali di importazione. Ecco perché si rafforza l’ipotesi di una possibile sperimentazione. Le coincidenze non mancano: in Brasile è stato per la prima volta sequenziato il Dna del batterio, con un progetto di ricerca che, nel 2002, ha dato vita ad Alellyx (anagramma di Xylella), società di genomica applicata acquisita nel 2008 da Monsanto. Il colosso della produzione di sementi OGM, da allora, si occupa anche della selezione di specie resistenti al batterio che sta falcidiando il Tacco d’Italia. Sarà un caso che la corporation abbia in Puglia interessi strategici, sia per quanto riguarda la vendita del suo pesticida Roundup, sia perché vende i semi dei pomodori pugliesi da industria in tutta Europa?

 

Xylella la peste degli ulivi è colpa di Monsanto-

 

L’arrivo di Xylella, la peste degli ulivi

Una relazione illustrativa della Regione Puglia afferma che la presenza della Xylella in Europa è stata riscontrata per la prima nell’ottobre 2013, in provincia di Lecce. Da allora, secondo i dati forniti dal Commissario straordinario del governo, Giuseppe Silletti, sarebbero un milione le piante colpite nel leccese (in tutta la Puglia sono 11 milioni), dove oggi stanno boccheggiando 200 mila aziende, per oltre 7.500 posti di lavoro.

Il 6 febbraio scorso, la Regione ha varato un piano di lotta obbligatoria: oneri a carico dei proprietari di tutti i fondi leccesi, controlli affidati alla Forestale. Sono imposte le pratiche di potatura, trinciatura, aratura, ma anche, a partire da maggio, due interventi insetticidi con fitofarmaci su ogni albero.

L’ipotesi di irrorare con pesticidi tutte le zone infette in una zona che ha il record per l’utilizzo di fitofarmaci ha provocato proteste a livello locale. Ma dalla Commissione europea è giunto un ultimatum ancora più perentorio: estirpare tutti gli ulivi infetti e non piantarne di nuovi. Lo ha detto stamattina il Commissario alla Salute, Vytenis Andriukaitis, al termine della riunione del Consiglio agricoltura. Lo stesso Andriukaitis ha annunciato che prossimamente andrà di persona a Lecce per visitare l’area e «dimostrare l’impegno dell’Ue nell’affrontare il problema».

 

In Salento, però, infuria la polemica attorno alla questione se sia effettivamente necessaria – e non invece controproducente – l’eradicazione degli ulivi per contenere la propagazione del batterio.

2 Commenti

  1. melma
    Posted marzo 27, 2015 at 11:12 pm

    Vytenis Andriukaitis che kazzo ne capisce di olivi ,e un mongoloide che viene dal Baltiko…

  2. Guido Emanuele Galasso
    Posted novembre 25, 2018 at 12:15 am

    È chiaro che tutta la vita animale dipende dalle piante

    Se ci fossero solo alghe anche se verrebbe prodotto ossigeno siccome non ci sarebbero più piante terrestri a trattenere il carbonio come anidride carbonica incorporata dalla fotosintesi clorofilliana e ad abbassare la temperatura della biosfera infine la Terra disperderebbe così tanta anidride carbonica nello spazio extraTerrestre che questo si esaurirebbe prima cessando in anticipo la era degli animali.

    La Legge è scritta da politici che come sai sono colpevoli di inadempienze e imprudenze

    Usare antibiotici solubilizzati per salvare le ultime piante di ulivi specie più rare è giusto anche se la Legge è carente, perché in casi particolari se fosse giusta dovrebbe prevedere eccezioni. Se rimanesse un’unica pianta di ulivo che per salvarla dovresti curarla con antibiotici Ti sembra che il divieto per prevenire antibiotico-resistenze sia sensato? Poi non penso che irroreresti così tanta acqua battericida da far finire l’antibiotico nelle falde acquifere; infine non credo che sia pesante la sanzione penale in caso di condanna…

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