• Articolo Bruxelles, 21 giugno 2019
  • Zero emissioni entro 2050: Paesi di Visegrad bloccano l’accordo al Consiglio Ue

  • Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca ed Estonia hanno posto il veto per fissare l’obiettivo di decarbonizzazione dell’Ue entro metà secolo.

zero emissioniIl target zero emissioni era spinto da un blocco di almeno 18 Stati membri, tra cui Italia, Germania e Francia

 

(Rinnovabili.it) – Il Consiglio europeo non ha raggiunto l’intesa per puntare all’obiettivo zero emissioni entro il 2050: determinanti le opposizioni di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca ed Estonia che hanno posto il veto sulla discussione.

L’idea di un’Europa a zero emissioni nette metà secolo era stata rilanciata nei giorni scorsi dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel ed era uno dei punti cruciali del Consiglio Ue in svolgimento tra ieri e oggi: dopo oltre 4 ore di discussione, il tema è stato stralciato dal testo delle conclusioni della prima giornata di vertice e riportato solo in una nota.

 

Il veto posto dai cosiddetti Paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca ed Estonia, appunto) è strettamente legato a questioni economiche e produttive: i 4 Paesi dell’est sono tra i maggiori produttori e consumatori europei di carbone e una rapida decarbonizzazione del blocco Ue rischierebbe seriamente di arrestare il processo di crescita socio economica in atto.

 

Nel tentativo di rassicurare blocco anti ambientalista, diversi leader durante il Consiglio hanno fatto appello alla Banca centrale europea per aumentare i fondi destinati alla transizione energetica, senza però trovare riscontro nei leader delle nazioni di Visegrad: “Abbiamo bisogno di misure concrete sul tavolo della discussione – ha commentato il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki – Quali ulteriori fondi potrebbero essere assegnati alla Polonia così da evitare di finire in una sorta di trappola del fuorigioco?”.

 

La nota aggiunta al resoconto della giornata del Consiglio europeo lancia comunque un segnale, seppur timido, a investitori e decisori politici: “Per un’ampia maggioranza di Stati membri, la neutralità climatica deve essere raggiunta entro il 2050”, si legge nel documento.

 

La scorsa settimana, un’indiscrezione riportata dalla piattaforma giornalistica Euractiv annunciava il sostegno alla decarbonizzazione dell’Europa entro metà secolo di altri 10 Paesi oltre a quelli favorevoli dallo scorso marzo: tra questi, spiccavano le adesioni di Italia e Germania, due delle maggiori economie del blocco Ue.

 

Il Consiglio europeo in corso rappresentava l’ultima possibilità per l’Unione europea di raggiungere un’intesa sul rilancio degli obiettivi climatici in vista del prossimo summit delle Nazioni Unite (previsto per il 23 settembre, a New York).

 

Fissare l’obiettivo zero emissioni entro il 2050 avrebbe significato anche modificare i target per il 2030, un passaggio spinto anche dal Segretario ONU, Antonio Guterres, che ha chiesto all’Unione di innalzare il taglio delle emissioni per il 2030 dal 45% al 55% rispetto ai valori registrati nel 1990. La Commissione europea ha stimato che la revisione degli obiettivi a medio termine comporterebbe la necessità di accrescere il bilancio comunitario di una cifra tra i 175 e i 290 miliardi di euro l’anno.

 

 

 

Critica la reazione delle associazioni ambientaliste e di Greenpeace in particolare, che nella notte prima del Consiglio era riuscita a proiettare sulla facciata dell’edificio di Bruxelles l’immagine di una Terra dotata di miccia pronta a esplodere accompagnata dalla scritta “Il tempo sta per scadere”:Con la gente per le strade a domandare azioni concrete e gl’avvertimenti degli scienziati che la finestra per agire si sta chiudendo, i nostri Governi avevano la possibilità di guidarci dal fronte di questa battaglia– ha dichiarato il portavoce di Greenpeace EU, Sebastian Mang – Ma hanno fatto saltare tutto”.

 

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