• Articolo Brisbane, 27 luglio 2018
  • Grazie all’uomo le zone marine incontaminate sono quasi scomparse

  • Uno studio mostra come solo il 13% della superficie oceanica è ancora allo stato selvaggio. Tra 50 anni non ne rimarrà neppure l’ombra

zone marine incontaminate

( PHOTO CREDIT: © Tim Calver)

 

 

Un nuovo studio lancia l’SOS per le ultime zone marine incontaminate del Pianeta

(Rinnovabili.it) – Le masse oceaniche ricoprono oltre il 60% della Terra ma, nonostante l’incredibile estensione, trovare zone marine incontaminate e selvagge oggi è un’impresa quasi impossibile. Allo stato attuale, infatti, solo 13% degli oceani risulta ancora protetto dall’impatto umano. Al di fuori di piccole aree remote del Pacifico e dei poli, non esistono ecositemi che non siano stati sfruttati, danneggiati e depredati dall’uomo. “Siamo rimasti sbalorditi dal vedere quanto poco resti della natura selvaggia”, spiega la biologa Kendall Jones dell’Università del Queensland, in Australia, co-autrice di una nuova ricerca sulle zone marine incontaminate.

Lo studio, pubblicato ieri sulla rivista Current Biology, costutuisce la prima analisi sistematica del problema. Al fine di localizzare tali aree e quantificarne l’estensione, la biologa e i suoi colleghi hanno compilato e analizzato, sulla scala del km2, tutti i dati disponibili sulle attività umane in grado di avere un impatto sulla vita oceanica. Trasporto marittimo, pesca, diffusione di sostanze inquinanti ed erosione del suolo sono alcuni dei 19 “fattori di stress” antropogenici analizzati. “L’oceano è immenso, ma siamo riusciti a produrre un impatto significativo su quasi tutto questo vasto ecosistema”, commenta Jones.

 

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L’imperativo che emerge dallo studio è quello di agire velocemente per proteggere le ultime aree marine selvagge rimaste su Pianeta, soprattutto perché solo il 5% di queste si trova oggi sotto una qualche forma di protezione.

“Le aree marine non interessate da intensa attività umana sono note per contenere livelli ineguagliabili di biodiversità e specie endemiche, oltre a un’elevata diversità genetica che dà loro la capacità di resistere a minacce come i cambiamenti climatici”, ha affermato il professore James Watson, direttore scientifico della Wildlife Conservation Society. “Sappiamo che queste aree stanno diminuendo rapidamente e la loro protezione deve diventare un punto focale di accordi ambientali multilaterali. In caso contrario, probabilmente scompariranno entro 50 anni”.

Gli scienziati ricordano come, alla fine dello scorso anno, le Nazioni Unite abbiano iniziato a sviluppare per la prima volta un trattato di conservazione dei mari legalmente vincolante, “essenzialmente un accordo di Parigi per l’oceano”, spiega Waston. “Questo accordo avrebbe il potere di proteggere vaste aree di mare e potrebbe essere la nostra migliore occasione per salvare alcune delle ultime aree marine incontaminate della Terra”.

 

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