• Articolo Roma, 27 ottobre 2017
  • Rapporto GreenItaly 2017: la competitività della green economy

  • Percorrere la strada della green economy consentirà di accelerare una crescita sostenibile, moderna e innovativa. Un’economia a misura d’uomo, e proprio per questo più forte e competitiva: perché l’Italia è «un Paese di cui andare fieri e cui dare credito»

GreenItaly 2017

 

GreenItaly 2017, l’economia verde italiana sfida la crisi

(Rinnovabili.it) – Se qualcuno ancora non crede nella green economy è il caso che cambi idea. Dal Rapporto GreenItaly 2017 – scaricabile dai siti di Fondazione Symbola e Unioncamere che lo hanno realizzato – emerge con chiarezza che l’economia verde è la migliore risposta alla crisi, crea occupazione di qualità ed è più propensa all’innovazione, come ha spiegato Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere.

Fino a qualche anno fa parlare di energie rinnovabili o di economia circolare sembrava un’illusione fuori dalla realtà, oggi finalmente si è capito quanto siano importanti non solo per combattere i cambiamenti climatici e l’inquinamento, ma anche come volano di sviluppo economico. I numeri di GreenItaly 2017 sono molto eloquenti: dal 2011 a oggi 355.000 aziende italiane (il 27,1% del totale) hanno investito – o sono in procinto di farlo – in tecnologie green «per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2». L’orientamento green cresce sensibilmente nel settore manifatturiero, dove si arriva al 38%: cifre che confermano questa tendenza come un «driver strategico per il made in Italy». In concreto significa che la green economy si traduce per le aziende in maggiore competitività, crescita dell’export e del fatturato: in parole povere, crescita dell’occupazione. I cosiddetti green jobs sono in aumento: ingegneri energetici, agricoltori biologici, esperti di acquisti verdi, tecnici o installatori di impianti termici a basso impatto sono sempre più ricercati dalle aziende. Gli occupati “verdi” sono arrivati a quota 2 milioni 972mila, un numero destinato ad aumentare ulteriormente.

 

Poiché le imprese a vocazione green sono anche le più inclini all’innovazione – come spiega il Rapporto GreenItaly 2017 – il collegamento con il Piano Nazionale Impresa 4.0 diventa sempre più stretto: ma non basta che il Governo si impegni a sostenere questa rivoluzione industriale, deve anche attuare l’indispensabile semplificazione che rende più facile la vita alle aziende che vogliono crescere in maniera sostenibile. Fondamentale, come ha sottolineato il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci, «un’economia che incroci innovazione e qualità con valori e coesione sociale; ricerca e tecnologia con design e bellezza, industria 4.0 e antichi saperi». La dimensione umana dell’economia è il modo intelligente di competere; gli innegabili problemi ambientali richiedono politiche forti per una strategia energetica efficiente, ma – ha detto Realacci citando Edison – «se facessimo tutto ciò che siamo capaci di fare, rimarremmo letteralmente sbalorditi».

 

greenitaly 2017

Grafico di Unioncamere
– Fondazione Symbola – GreenItaly Rapporto 2017

 

Purtroppo, come ha rimarcato il presidente di Unioncamere Ivan Lo Bello, ci sono ancora forti differenze tra Nord, Centro e Sud. Il maggior numero di imprese verdi sono in Lombardia (63.170); seguono Veneto (35.370), Lazio (30.020), Emilia Romagna (29.480), Toscana (29.340), Piemonte (24.470), Campania (24.230), Sicilia (23.940), Puglia (22.070), Marche (9.820). Il primato provinciale spetta invece a Milano (22.300) e Roma (20.700). Da queste cifre è facile dedurre quali sono i territori che offrono maggiori possibilità di occupazione.

 

Per quanto riguarda invece le performance ambientali, queste imprese hanno portato l’Italia in una posizione di leadership europea. Secondo i dati Eurostat, le imprese italiane con 256 Kg di materia prima per ogni milione di euro prodotto fanno molto meglio della media UE (454 Kg) e sono seconde solo alla Gran Bretagna (223). Superano di molte lunghezze Francia (340), Spagna (357) e addirittura la Germania (424). Lo stesso dicasi per l’energia prodotta, dove siamo di nuovo al secondo posto. Un dato che la dice lunga sulle nuove tendenze riguarda l’utilizzo di petrolio: dalle 16,6 tonnellate per milione di euro del 2008 siamo scesi a 13,7.

 

Anche sul fronte della riduzione dei rifiuti l’Italia ha ottime performance: 41,7 tonnellate per ogni milione di euro prodotto (3 in meno rispetto al 2008), numeri che ci piazzano ancora sul podio, ma stavolta al primo posto.

 

Cifre interessanti anche quelle esposte da Giorgio Quagliuolo, presidente del CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), che fanno dell’Italia un paese insospettabilmente virtuoso: su 12,5 milioni di tonnellate di imballaggi ne vengono riciclati 8 milioni. Il riciclo richiede tuttavia una raccolta differenziata di qualità: questa è la strada da percorrere per arrivare alla end of waste, ovvero al punto in cui il rifiuto smette di essere tale per diventare un prodotto dopo essere stato sottoposto a un’operazione di recupero e soddisfa criteri specifici da adottare nell’ambito di particolari condizioni (art. 184 ter del D.Lgs 152/06 e ss.mm.ii.). Se da un lato gli imballaggi devono essere sempre più performanti, dall’altro devono essere sempre più riciclabili.

 

GreenItaly 2017

 

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda si dimostra in piena sintonia con Realacci quando parla del legame tra green economy e industria 4.0: la tecnologia ha effetti fondamentali sulla sostenibilità. Qualcuno vede ancora la tecnologia come un settore selvaggio, una rivoluzione che ci cambia la vita: se finora è sembrata parte di un processo positivo, oggi ci si chiede quali siano i suoi effetti. Gli imprenditori devono essere consapevoli che la trasparenza è un fattore di qualità del prodotto in un contesto in cui il connubio tra innovazione, conoscenza e qualità della vita fa parte di «una sfida che non dobbiamo giocare in difesa». L’Italia, infatti, ha molti picchi di eccellenza, come le scienze della vita, un importante driver di crescita. Secondo Calenda in questa fase di discontinuità dell’innovazione tecnologica è indispensabile un taglio delle tasse per favorire gli investimenti pubblici e privati.

 

Il ministro ha fatto anche un cenno al settore della mobilità: «Stiamo ragionando, nell’ambito della Strategia Energetica Nazionale, sulla possibilità di incentivare il passaggio alle auto elettriche e a metano, e alle auto ibride; gli incentivi saranno soprattutto per le famiglie che hanno redditi più bassi e macchine più vecchie». Sulla SEN ci sarà a breve un confronto con il ministro dell’Ambiente Galletti e con le Regioni. Il primo obiettivo è cessare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica entro il 2025. «Nella fase di transizione dal carbone alle rinnovabili, una fonte di energia da utilizzare è certamente il gas», ha detto Calenda.

 

Ci piace concludere con l’ottimismo contenuto nella prefazione al Rapporto firmata da Ivan Lo Bello ed Ermete Realacci: la bellissima frase di San Francesco “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. Parole che non solo un segno di speranza, ma anche di fiducia nel futuro e nelle capacità dell’uomo di imprimere alla vita una svolta positiva.

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