• Articolo Amsterdam, 2 luglio 2012
  • A. Giannì (GP): “L’Artico ha bisogno di protezione, non di imprese commerciali”

    Greenpeace lancia il Save the Arctic tour

  • La Artic Sunrise dell’associazione ambientalista è partita alla volta delle regioni artiche per monitorare lo stato di scioglimento e disintegrazione dei ghiacci ed elaborare un’immagine realistica del profilo degli “iceberg”

(Rinnovabili.it) – Si chiama Arctic Sunrise ed è la nave rompighiaccio che Greenpeace ha scelto per il tour della campagna che punta a salvaguardare e a mantenere incontaminati gli ecosistemi dell’Artico. Con “Save the Arctic”, infatti, l’associazione ambientalista intende proteggere una zona del globo che, anziché essere tutelata, è sempre più oggetto di operazioni commerciali che ne mettono in serio pericolo la sopravvivenza. «Il mare dell’Artico – ha spiegato il Direttore delle Campagne per Greenpeace Italia, Alessandro Giannìè a rischio a causa dei cambiamenti climatici, delle esplorazioni petrolifere e della pesca intensiva. È arrivato il momento di tracciare una linea sui ghiacci e dire che questa linea non va oltrepassata, soprattutto se a farlo sono le industrie estrattive alla ricerca di petrolio».

La Arctic Sunrise è partita lo scorso venerdì dalle Isole Svalbard, in Norvegia, e per tutto il mese di luglio sarà impegnata in una perlustrazione delle regioni artiche. Durante il tour, un team di ricercatori dell’Università di Cambridge, a bordo della nave insieme ai membri dell’equipaggio, sarà impegnato a eseguire rilevamenti in 3D per poter ottenere un’immagine autentica e realistica del profilo dei ghiacci artici. L’obiettivo di questa peculiare attività è quello di arrivare a capire se i ghiacci si stanno sciogliendo o disintegrando: il ghiaccio sommerso sarà misurato con un veicolo sottomarino teleguidato, mentre la superficie scannerizzata con il laser. Il prof. Peter Wadhams, a capo del team di Cambridge, ha spiegato che il monitoraggio si concentrerà sulle creste di compressione, deformazioni della banchisa profonde fino a 50 metri che, pur contenendo circa la metà di tutto il ghiaccio artico, diminuiscono di numero e di densità molto più in fretta del resto dei ghiacci.