• Articolo Roma, 9 ottobre 2019
  • Rapporto ASviS 2019, a che punto siamo con l’Agenda 2030

  • In movimento, ma ancora lontani dal traguardo. Così appaiono complessivamente dal Rapporto ASviS 2019 i Paesi che hanno sottoscritto l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e l’Italia ha ancora molta strada da fare

Rapporto ASviS 2019

(Rinnovabili.it) – Il Rapporto 2019 dell’ASviS (l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) indica ai 193 Paesi firmatari del piano d’azione delle Nazioni Unite l’urgenza di modificare le politiche pubbliche, le strategie aziendali e i comportamenti individuali per poter raggiungere i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030. Infatti, 21 dei 169 Target in cui si articolano gli Obiettivi hanno obblighi che prevedono una “scadenza” nel 2020, e il loro raggiungimento è ancora lontano per molti Paesi.

 

La quarta edizione del Rapporto ASviS, frutto del contributo di 600 esperti e più di 220 organizzazioni, fornisce un quadro esaustivo sulle iniziative per lo sviluppo sostenibile messe in campo in Europa e in Italia e ne valuta le politiche, nonché il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Tuttavia, come ha precisato il presidente Pierluigi Stefanini, l’ASviS non chiede, propone. Proposte che hanno carattere di urgenza, un invito indispensabile al dialogo e all’impegno di tutti per operare scelte credibili senza temere le sfide complesse e inedite, né adottare un approccio catastrofista. Il cambiamento può avvenire solo coinvolgendo le persone, le imprese, la società civile; costruendo politiche in grado di reggere l’impatto che questo cambiamento avrà inevitabilmente sul lavoro; puntando su un’economia circolare programmata con trasparenza e sostenibilità.

 

Una recente speranza in direzione della sostenibilità è arrivata dalla nuova Commissione Europea che si è posta in discontinuità con la precedente: nelle intenzioni della nuova presidente della Commissione Ursula von der Leyen la sostenibilità è un architrave delle nuove politiche centrate sull’Agenda 2030. L’obiettivo è fare dell’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico grazie alla transizione energetica, alla tutela della biodiversità e all’agricoltura sostenibile. Dal punto di vista economico, questo European Green Deal prevede un piano di investimenti per realizzare progetti sostenibili e anche la trasformazione della Banca Europea d’Investimenti in Banca Europea per il Clima. Un cambio di rotta che vuole l’economia incentrata sulle persone, una maggiore spinta democratica e soprattutto un’Europa pronta per l’era digitale, che costituisce una grande spinta al cambiamento. Idee sicuramente ambiziose, che richiedono impegni forti da parte di Paesi che, va detto, sono ancora lontani dal raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030.

 

E in Italia? «La buona notizia – ha detto Stefanini – è che anche in Italia il nuovo governo ha introdotto la sostenibilità nell’agenda politica, e tra le linee programmatiche ci sono alcune proposte avanzate dall’ASviS». Tuttavia agli annunci devono seguire azioni concrete e soprattutto serve una visione condivisa: finora le contraddizioni e la mancanza di strategia hanno di fatto impedito la compiuta realizzazione dell’Agenda 2030, ponendo l’Italia particolarmente in affanno su alcuni Obiettivi. Per la precisione, l’andamento migliora per gli Obiettivi 2 (sconfiggere la fame), 3 (salute e benessere), 4 (istruzione di qualità), 5 (parità di genere), 7 (energia pulita e accessibile), 9 (imprese, innovazione e infrastrutture), 12 (consumo e produzione responsabili), 13 (lotta contro il cambiamento climatico), 17 (partnership per gli obiettivi); è stabile per gli Obiettivi 6 (acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e 10 (ridurre le disuguaglianze); peggiora per gli Obiettivi 1 (sconfiggere la povertà), 8 (lavoro dignitoso e crescita economica), 11 (città e comunità sostenibili); 14 (vita sott’acqua), 15 vita sulla Terra), 16 (pace, giustizia e istituzioni solide). Di quest’ultimo gruppo colpisce il grafico dell’Obiettivo 15 che va inesorabilmente a picco dall’inizio della misurazione, con un peggioramento costante e nessuna, benché minima, variazione al miglioramento.

 

Il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, dopo aver riconosciuto l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo e lodato la nuova consapevolezza dei giovani che si battono per la transizione verso un nuovo modello di sviluppo pienamente sostenibile, ha ricordato che l’Italia è il primo Paese che ha inserito l’indice di benessere equo e sostenibile (BES) nella programmazione delle sue politiche. Inoltre, dal 19 luglio la Camera è plastic free ed ha raggiunto il 98% di raccolta differenziata.

 

Rapporto ASviS 2019

 

«Tanti non accettano il cambiamento e preferiscono ancorarsi al passato: la ‘retrotopia’ di cui parlava Zygmunt Bauman. ASviS invece incita al cambiamento. Cerchiamo di unire i puntini di un grande disegno di cui tutti facciamo parte» ha detto Enrico Giovannini, portavoce di ASviS. Il progresso verso il raggiungimento degli SDGs è evidente, ma gli obiettivi sono ancora lontani e permangono forti disuguaglianze tra i Paesi UE: i prossimi dieci anni saranno decisivi per il futuro dell’umanità.

Il movimento planetario dei Fridays for Future guidato da Greta Thunberg ha mobilitato le coscienze, e non solo dei giovani; ha sicuramente contribuito a far crescere nella società civile, nelle imprese e nel mondo della finanza l’impegno per interventi verso una indifferibile transizione ecologica. Dall’indagine effettuata da Eumetra, per il 75% degli intervistati i temi dell’Agenda 2030 sono prioritari, e la lotta al cambiamento climatico è in testa alle priorità da affrontare. Se da un lato è necessario rimodulare tasse e incentivi in un’ottica di sostenibilità ambientale, dall’altro bisogna valutare il loro impatto sulla coesione sociale, ovvero prevedere misure che non mettano a rischio l’occupazione e creino nuove povertà; raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 ragionando solo in linea teorica, infatti, aumenterebbe il gap tra chi può permettersi la sostenibilità e chi no, finendo per colpire le fasce più deboli della popolazione e le imprese più piccole.

 

Non ci stanchiamo di sollecitare una semplificazione normativa e soprattutto una trasparenza delle regole, contro la cui mancanza si infrangono le migliori intenzioni. Un concetto ribadito anche dal ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri: «Arrivare davvero alla neutralità delle emissioni nel 2050 significa compiere scelte molto significative, non solo nell’individuazione di target più ambiziosi, ma anche nella definizione di strumenti per rendere realistico il loro raggiungimento. Occorre sinergia tra gli strumenti nazionali ed europei per orientare gli investimenti in direzione della sostenibilità sociale e ambientale». E, parlando dell’Italia, ha ribadito la necessità di «definire con chiarezza un indirizzo coerente pluriennale verso la sostenibilità».

 

Lo European Green Deal è una novità assoluta. La Commissione Europea, ha spiegato il Commissario Paolo Gentiloni, vuole impegnarsi con 1000 miliardi di investimenti ambientali e rivedere la tassazione sull’energia in modo da premiare le pratiche virtuose.

«Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che so no aperte». Con queste parole di Karl Popper e con la visione di un mondo a colori Enrico Giovannini ha sollecitato tutti, a tutti i livelli, a fare la propria parte senza lasciare indietro nessuno.

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