• Articolo Davos, 30 gennaio 2012
  • Dall’energy summit del 42 World Economic Forum

    Sconfiggere la povertà energetica

  • Servono nuovi modelli per affrontare e governare la crisi che sta scuotendo gli assetti e gli equilibri internazionali. Questa la ricetta elaborata nel corso del WEF 2012

(Rinnovabili.it) – Ridurre la povertà energetica richiederà la “massiccia mobilitazione di tutti i partner” del settore pubblico e privato. Lo ha dichiarato Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite in occasione della riunione annuale del 42 World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Il numero uno dell’Onu ha colto l’occasione per invitare, ancora una volta, entrambi i comparti a investire nelle green energy rendendole una priorità nelle singole politiche di governo. “L’energia sostenibile è al centro di tutte le operazioni dell’Onu ed è tutto ciò che vogliamo raggiungere. Fornendo energia sostenibile a tutti, saremo in grado di rivitalizzare la crescita economica, proteggere il pianeta Terra e l’ambiente, e diffondere i benefici di uno sviluppo più equo”, ha sottolineato Ban. La ricetta per affrontare la povertà energetica richiede ingredienti irrinunciabili, a partire da un’uguaglianza energetica che sia alla base di qualsiasi speculazione futura.

“Non possiamo costruire un’economia verde sulle spalle dei più poveri e più vulnerabili”. Le risorse energetiche a cui il mondo deve oggi puntare non devono solo assicurare un rifornimento sicuro e un basso impatto ambientale ma anche essere rese economicamente e tecnicamente disponibili per i paesi meno sviluppati. E’ questa una delle più grandi sfide del 21° secolo – spiega il segretario generale – ma non potrà mai essere raggiunta senza il coinvolgimento del settore privato.

E’ fondamentale “trovare il giusto rapporto” tra settore pubblico e privato, ha aggiunto dal palco svizzero Erik Solheim, ministro norvegese dell’Ambiente e dello Sviluppo. “C’è un’enorme abbondanza di possibilità. Il Consenso di Washington ci ha detto che il mercato avrebbe risolto problemi infrastrutturali, ma le esigenze di investimento sono state così grandi e così complesse da renderlo impossibile. … Abbiamo perso 20 anni. Ora dobbiamo capire come dar vita ad una combinazione del settore pubblico e privato”.