• Articolo Roma, 29 agosto 2019
  • Torna in Italia nel 2023 Inqua, il più grande congresso di geologia legato a uomo e ambiente

  • A Roma dopo 70 anni il congresso mondiale del Quaternario, l’epoca in cui sono comparsi gli esseri umani: si parlerà di cambiamenti indotti dall’uomo e variabilità naturale

inqua geologia

Credit: GeorgeB2 by Pixabay

(Rinnovabili.it) – Sarà in Italia, nel 2023, il prossimo evento Inqua, il congresso mondiale delle scienze del Quaternario. Si tratta dei massimi esperti della più recente delle epoche geologiche e quella nella quale ancora viviamo: un consesso che inevitabilmente parlerà di ambiente e cambiamenti climatici. Il Quaternario è infatti l’epoca in cui è comparso l’uomo ed in cui il territorio è diventato quello che è attraverso l’alternarsi di fasi glaciali e interglaciali, è fondamentale per la ricostruzione dei processi naturali in atto, per discriminare tra cambiamenti globali indotti dall’uomo e variabilità naturale, per capire quali risorse sono realmente rinnovabili e quali no.

 

Il prossimo Inqua si terrà all’interno del campus dell’Università La Sapienza e vedrà la partecipazione del Cnr e dell’Associazione italiana per lo studio del Quaternario (Aiqua) nell’organizzazione pratica e scientifica. Un ritorno, quello dell’Inqua in Italia. Nel 2023 ricorrerà infatti il settantesimo anniversario del primo e unico congresso Inqua tenuto nella Penisola, a Roma e a Pisa nel 1953.

L’Inqua è l’Unione internazionale per la ricerche sul Quaternario. L’associazione è stata fondata nel 1928 da un gruppo di ricercatori con l’obiettivo di migliorare la comprensione dei cambiamenti ambientali durante le ere glaciali attraverso la ricerca interdisciplinare. Nel corso degli anni l’Inqua è diventata sempre più grande e oggi conta più di 35 paesi membri che contribuiscono alle attività dell’unione, attraverso delle quote di affiliazione e l’attività dei delegati nazionali. Per l’Italia, è il Cnr l’ente nazionale di riferimento affiliato ed il delegato nazionale è il professor Francesco Chiocci (Sapienza, Università di Roma; associato Cnr-Igag).

 

Il ritorno dell’Inqua in Italia è frutto del lavoro di gruppo della comunità quaternaristica italiana. Gli scienziati hanno infatti preparato un Bid molto forte e competitivo in tutti i suoi punti e poi a Dublino, sede dell’ultimo convegno Inqua 2019, sono riusciti a convincere la maggioranza delle nazioni votanti a scegliere Roma per il prossimo evento. Un risultato che è nel solco della tradizione italiana nel settore: già a partire dalla metà del Novecento sono tanti gli insigni studiosi italiani che hanno fatto scuola per lo studio del Quaternario e ancora oggi, nonostante la scarsità di fondi e di infrastrutture rispetto a colleghi sia di paesi economicamente più sviluppati sia di paesi in forte ascesa politica e sociale, la comunità scientifica riesce ad avere grandi riconoscimenti. Ultimi quelli del congresso di Dublino, dove il Quaternario italiano ha ottenuto numerosi altri riconoscimenti in termini di rappresentatività nelle commissioni e nel consiglio di presidenza di Inqua, oltre al Honorary Felloship Awards per Giuseppe Orombelli.

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