Mobilitare più fondi per proteggere e ripristinare le ultime foreste pluviali è un obiettivo centrale della COP30, organizzata quest'anno in Amazzonia proprio per sottolineare la necessità di combattere le emissioni derivanti dalle partiche di deforestazione. La Francia si fa promotrice di un'iniziativa a favore del Congo, ma spartire le risorse tra due fondi diversi potrebbe rivelarsi una scelta controproducente.

Al summit sul clima di Belém del 6 e 7 novembre hanno partecipano Capi di Stato e di Governo, Ministri e organizzazioni internazionali. Si è discusso delle sfide principali e degli impegni da assumere per contrastare i cambiamenti climatici, attraverso la conservazione delle foreste e della biodiversità.
Critiche ai Governi per non essere riusciti a limitare il riscaldamento globale
Durante la prima giornata i leader dei Paesi partecipanti hanno condannato la dannosa rottura del consenso internazionale riguardo l’azione a favore del clima. Hanno attaccato aspramente il Governo statunitense, impegnato nello sforzo di sconfessare le politiche climatiche. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha criticato invece tutti i Governi per non essere riusciti a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius.
L’Emissions Gap Report 2025: Off Target dell’UNEP ha infatti rilevato che i nuovi impegni climatici assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi hanno ridotto solo in minima parte il rischio di un pericoloso aumento della temperatura globale nel corso di questo secolo.
“Troppe aziende stanno realizzando profitti record devastando il clima e spendendo miliardi in attività di lobbying, ingannando l’opinione pubblica e ostacolando il progresso – ha affermato Guterres- e troppi leader restano prigionieri di questi interessi molto ben radicati“. I leader hanno due opzioni: scegliere se guidare questa trasformazione o andare verso la rovina“.
Al summit sul clima di Belém mancano gli USA
L’Amministrazione Trump ha deciso di non inviare nessun rappresentante al summit sul clima di Belém. Contemporaneamente al vertice, i funzionari statunitensi erano in Grecia insieme a Exxon Mobil per firmare un nuovo accordo per l’esplorazione offshore di gas naturale. Il presidente della Colombia ha criticato esplicitamente l’assenza del presidente degli Stati Uniti: “Il signor Trump è contro l’umanità. La sua assenza qui lo dimostra“. Alcuni leader hanno citato direttamente le parole di Trump, responsabile di aver descritto i cambiamenti climatici come la più grande “truffa” del mondo.
Al vertice, in realtà, mancavano i leader di quattro delle cinque economie più inquinanti del mondo: Cina, Stati Uniti, India e Russia, sebbene Pechino abbia mandato il vicepremier.
Nonostante l’assenza dei rappresentanti del Governo di Washington, è possibile che gli USA riescano in qualche modo a influenzare lo stesso i negoziati. Alcuni Stati temono ritorsioni da parte dell’Amministrazione Trump, come è accaduto del resto per i negoziati dell’IMO per la tassa sulle emissioni del trasporto marittimo.
Summit sul clima di Belém, fondi per le foreste
Mobilitare più fondi per proteggere e ripristinare le ultime foreste pluviali è un obiettivo centrale della COP30, organizzata quest’anno in Amazzonia proprio per sottolineare la necessità di combattere le emissioni derivanti dalle partiche di deforestazione.
La Tropical Forest Forever Facility
La novità del summit sul clima pre-COP è stata questa: entro il 2035 la Norvegia contribuirà con quasi 3 miliardi di dollari al Tropical Forest Forever Facility (TFFF), l’iniziativa di un fondo multilaterale sostenuta soprattutto dal Brasile per la conservazione delle foreste tropicali a rischio. A Belém è partita infatti la capitalizzazione del TFFF. La proposta del Governo di Oslo è arrivata durante la prima giornata del vertice dei leader del 6 novembre, come racconta un’esclusiva di Reuters. Fino a questo momento quello norvegese è il contributo più consistente.
Brasile e Indonesia, invece, hanno destinato 1 miliardo di dollari ciascuno. L’obiettivo del TFFF è raccogliere 125 miliardi di dollari tra contributi pubblici statali e privati da destinare in progetti a lungo termine per la conservazione delle foreste. Il fondo dovrebbe erogare questi contributi ai Paesi con cadenza annuale e in base alla quota di foreste tropicali che ciascuno di essi ospita nel proprio territorio.
Il Brasile promuove il TFFF dalla COP28 di Dubai nel 2023, quando il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva affrontò l’argomento per la prima volta. Le nazioni con foreste tropicali che hanno aderito sono: Colombia, Ghana, Repubblica Democratica del Congo, Indonesia e Malesia. Inoltre, altri potenziali Paesi investitori stanno contribuendo a definire il meccanismo: Germania, Emirati Arabi Uniti, Francia e Regno Unito. Questi Stati complessivamente dovrebbero investire all’inizio 25 miliardi di dollari. Altri 100 miliardi dovrebbero arrivare dal settore privato nei prossimi anni. In base alle proiezioni, il meccanismo dovrebbe generare 4 miliardi di dollari all’anno per la tutela ambientale, quasi il triplo dell’importo investito a livello globale nella protezione delle foreste tropicali.
Una delle maggiori novità del TFFF è il giusto riconoscimento del ruolo delle popolazioni indigene e delle comunità locali. E infatti su questo punto il fondo prevede un’allocazione diretta obbligatoria del 20% dei finanziamenti a questi gruppi sociali proprio perché sono considerati i custodi della conservazione del patrimonio forestale.
Quanto alla trasparenza I Paesi con foreste tropicali saranno tenuti a presentare rapporti annuali al consiglio di amministrazione del fondo per dimostrare di aver investito quel denaro per la conservazione delle foreste, che poi verrà monitorata via satellite. I contributi si basano su un calcolo di 4 dollari per ettaro preservato. I Paesi beneficiari avranno piena autonomia nel decidere a cosa destinare i fondi.
La Banca Mondiale è già stata confermata quale fiduciaria del TFFF. I prossimi passi includono l’istituzione del Fondo di Investimento per le Foreste Tropicali, per poter aprire la strada all’avvio delle operazioni.
L’iniziativa collaterale per salvare la foresta pluviale del Congo
Le nazioni europee sarebbero favorevoli a supportare un piano da 2,5 miliardi di dollari per salvare la foresta pluviale del Congo, come anticipato da Reuters. Il piano potrebbe rischiare di oscurare l’importanza del TFFF, iniziativa su cui il Brasile, Paese ospitante della COP30, punta moltissimo.
La foresta pluviale del Congo ha attirato attenzione perché come si è visto sarebbe in grado di assorbire più gas serra rispetto ad altre foreste. Tuttavia, avere due fondi diversi per le foreste potrebbe rivelarsi controproducente, hanno sottolineato alcuni diplomatici.
L’idea è partita dalla Francia e ha trovato il parere favorevole di Germania, Norvegia, Belgio e Regno Unito. Il progetto si chiama Appello di Belém per le foreste del bacino del Congo. Lo scopo è mobilitare risorse proteggere la seconda foresta pluviale più grande del Pianeta dopo l’Amazzonia. I donatori si impegnano a mobilitare più di 2,5 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, oltre alle risorse nazionali che saranno messe a disposizione dai paesi dell’Africa centrale, come prevede un documento redatto in francese e sottoscritto dai cinque Paesi europei. La differenza rispetto al TFFF è che le risorse del fondo proposto dal Brasile vengono elargite senza alcun tipo di vincolo.













