Le risorse mobilitate non sono in grado di coprire i crescenti bisogni di adattamento, aggravando il rischio climatico nelle aree più vulnerabili del Pianeta.

Il nuovo “Adaptation Gap Report 2025” del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) denuncia l’insufficienza della finanza climatica a livello globale, con un focus particolare sulle economie meno avanzate. Le risorse mobilitate non sono in grado di coprire i crescenti bisogni di adattamento, aggravando il rischio climatico nelle aree più vulnerabili del Pianeta.
Adattamento ai cambiamenti climatici
I Paesi ad alto reddito molto probabilmente non raggiungeranno l’obiettivo del 2025 in materia di finanziamento per l’adattamento climatico. L’adattamento ai cambiamenti climatici include una serie di misure pensate per limitare la vulnerabilità della società e delle infrastrutture ai disastri causati dal clima. Queste misure comprendono una serie di azioni, dalla coltivazione di colture in grado di resistere a temperature più elevate fino alla costruzione di difese più efficaci contro le inondazioni.
I fondi pubblici dei Paesi ad alto reddito a favore delle economie a basso reddito sono una fonte chiave di finanziamento in particolare per quelli più vulnerabili e più esposti agli impatti del clima che non dispongono di risorse adeguate. Ai sensi dell’articolo 9 dell’Accordo di Parigi, le economie avanzate hanno concordato di raggiungere un equilibrio tra l’ammontare dei finanziamenti per il clima raccolti per la riduzione delle emissioni e quelli per l’adattamento. Tuttavia, come emerge dal rapporto UNEP, non sono stati raccolti abbastanza fondi per la preparazione agli impatti dei cambiamenti climatici.
Finanza climatica: un divario che continua ad allargarsi
Secondo l’UNEP, i costi dell’adattamento si possono collocare in un intervallo plausibile compreso tra 310 e 365 miliardi di dollari all’anno per i Paesi a basso reddito fino al 2035. Al contrario, i flussi finanziari pubblici internazionali disponibili per l’adattamento da parte delle economie più sviluppate a favore di quelle meno sviluppate ammontavano a 26 miliardi di dollari nel 2023. I fondi per il 2023 hanno dunque conosciuto un leggero calo rispetto al 2022, principalmente a causa di un decremento dei finanziamenti da parte delle banche multilaterali di sviluppo.
I prestiti non agevolati hanno superato quelli agevolati
Il rapporto sottolinea che gli strumenti di debito stanno diventando preponderanti e che i prestiti non agevolati hanno superato quelli agevolati, sollevando non poche preoccupazioni in merito all’equità e alla sostenibilità a lungo termine dei piani di adattamento.
Il rapporto sottolinea che i prestiti e gli altri strumenti di debito continuano a dominare i flussi complessivi e nel periodo 2022-2023 hanno rappresentato in media il 58% dei flussi di credito. Per tale ragione si parla di “trappola degli investimenti per l’adattamento“. La trappola si verifica quando i disastri climatici aumentano l’indebitamento dei Paesi a basso reddito rendendo più difficile per questi stessi Paesi investire nell’adattamento stesso.
NCQG non basta a coprire i costi finanziari di adattamento
Alla COP29 dell’anno scorso le economie sviluppate si sono impegnate a raccogliere almeno 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 nell’ambito dell’NCQG, o Nuovo Obiettivo Quantificato Collettivo, sia per la mitigazione che per l’adattamento. In un primo momento, tale obiettivo appare significativamente più elevato rispetto al precedente, che prevedeva una mobilitazione di 100 miliardi di dollari entro il 2020 a favore delle economie meno sviluppate.
Finanza climatica insufficiente
Tuttavia, come sostiene il rapporto, la cifra è chiaramente insufficiente a soddisfare il fabbisogno finanziario per l’adattamento entro il 2035 per due ordini di motivi. In primo luogo, l’NCQG non tiene conto all’inflazione. Adattando tale fabbisogno all’inflazione futura la cifra aumenterebbe a 440-520 miliardi di dollari all’anno entro il 2035. In secondo luogo, l’NCQG copre sia la mitigazione che l’adattamento e fino a questo momento non è stato concordato alcun sotto-obiettivo per ripartire i fondi durante i negoziati UNFCCC.
Progessi sui piani di adattamento
Tra i 25 Paesi ancora privi di un piano, una strategia o una politica nazionale di adattamento, 21 hanno avviato un processo per svilupparli, sebbene la metà di questi processi sia in corso da almeno 7-10 anni. Dei 172 Paesi dotati di uno strumento nazionale di pianificazione dell’adattamento, 36 (ossia il 21%) dispongono di strumenti scaduti o non aggiornati da almeno un decennio. Questo dato mette in discussione l’efficacia di tali strumenti e indica che i Governi incontrano difficoltà ad aggiornarli soprattutto perché non dispongono di risorse. Ciò vale per i Paesi meno sviluppati e ancor di più per i piccoli Stati insulari.
Vai all’Adaptation Gap Report 2025 dell’UNEP












