• Articolo , 4 giugno 2019
  • SVILUPPO SOSTENIBILE: LA POSTA IN PALIO E’ TROPPO ALTA

  • Perchè lo sviluppo sostenibile può garantire la qualità della vita
    dei cittadini? Possiamo uscire dalle emergenze ambientali e sociali che affliggono il pianeta?
    Cosa può fare concretamente il singolo cittadino?

Quando parliamo di Sviluppo Sostenibile ci sembra spesso di trattare una dimen-sione lontana dalle nostre esistenze, troppo teorica per interessarci davvero e comunque molto lontana dal nostro quotidiano. In realtà si tratta di questio-ni maledettamente vicine e per le quali la posta in palio è altissima.

Parliamo della qualità della vita dei cittadini e del futuro stesso del Pianeta. Ma allora cerchiamo di capire con più attenzione: cosa si intende, realmente, per Sviluppo Sostenibile? Il 25 settembre del 2015 si tenne all’ONU uno storico summit, alla presenza di 150 leader, per adottare un piano di emergenza per lo sviluppo sostenibile del pianeta (Agenda 2030 for Sustainable Development). Si trattava del primo colossale e ambiziosissimo programma globale che intendeva supportare tutti i governi del mondo nell’obiettivo di attuare realmente lo sviluppo sostenibile del pianeta, a livello ambientale, sociale ed economico.

Allo scopo di attuare una strategia operativa si sono identificati 17 obiettivi per affrontare e generare soluzioni ai principali problemi del pianeta: il cambiamento climatico, l’ineguaglianza sociale (povertà e fame), l’accessibilità all’educazione ed alla sanità, la democrazia nelle istituzioni. Insomma: possiamo immaginare questo approccio come lo “strumento operativo” per garantire il futuro dell’uo-mo sulla Terra. La madre di tutte le guerre che si può vincere unicamente con azioni coordinate e globali. Certo il problema principale per attuare lo sviluppo sostenibile è creare le condizioni di dialogo tra la Governance (coloro che decidono), la Ricerca (coloro che detengono le soluzioni) e i cittadini (coloro che debbono attuare le pratiche).

Mentre la ricerca rappresenta la componente più avanzata di questa triade, in quanto sta rapidamente producendo analisi e individuando soluzioni, la Governance e la popolazione si trovano ancora lontane da posizioni convincenti. La prima perchè è spesso presa da obiettivi ravvicinati nel tempo, nell’illusione che siano più strategici per la gestione del potere e del consenso politico; una miopia che spesso rasenta il paradossale quando ascoltiamo politici che, ad esempio, si trasformano in negazionisti climatici per sostenere gli interessi delle lobby che li sostengono. La seconda perchè è ancora poco consapevole, e quindi poco coinvolta nei cambiamenti di stili di vita indispensabi-li per ottenere risultati concreti.

È quindi urgente informare correttamente i cittadi-ni facendo capire loro che la vittoria dello sviluppo sul degrado la si può ottenere unicamente con l’impegno di ognuno e la conoscenza. Quindi l’unica ricetta è di comunicare ai cittadini, in modo corretto e con gli strumenti giusti, le grandi opportunità di un reale sviluppo sostenibile, del valore globale della qualità della vita, intesa come accesso equo alle fonti e al cibo disponibili sul pianeta, tutela dell’ambiente e della biodiversità, giustizia sociale, parità di genere, diritto alla salute e all’educazione.

Parliamo quindi di una trasformazione epocale dei valori che motivano, generalmente, l’attuale esistenza dei cittadini; valori basati ancora sul consumo sfrenato, sulla miopia delle risorse infinite, sull’accumulo delle ricchezze. I valori in cui dobbiamo credere li potremmo definire “i valori dell’equilibrio”. Ecco, è proprio quello che nell’ulti-mo secolo è venuto a mancare generando una situazione critica: l’equilibrio. Alcuni esempi dei nuovi valori? Attuare con coraggio la transizione energetica, passando da una società basata sul fossile ad una sulle rinnovabili, adottare realmente un’economia circolare che trasformi gli attuali modelli di produzione, trasformare presto e totalmente la mobilità in elettrica, sostituire l’uso di strumenti di proprietà in strumenti in condivisione, costruire edifici che non emettano gas climalteranti e polveri leggere per restituire il diritto all’aria pulita nelle nostre città.

Non parliamo di utopia, alcune nazioni come l’Olanda, la Norvegia, la Danimarca, hanno già attuato questo processo, con risultati concreti, e dimostrano che la strada è percorribile.  Ma non basta. È essenziale l’impegno di tutti, nessuno escluso.
La posta in palio è troppo alta.

Direttore Rinnoabili.it

Mauro Spagnolo

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