• Articolo Roma, 25 giugno 2018
    • Io sono cultura 2018, bellezza e creatività per lo sviluppo

    • Creatività, bellezza, competitività, innovazione: dai numeri del Rapporto Io sono cultura 2018 emerge un’immagine positiva dell’Italia

    Io sono cultura 2018

     

     

    (Rinnovabili.it) – “I fatti sono come i numeri, sono elementi che attestano una realtà”. Ermete Realalcci, presentando l’ottava edizione del Rapporto Io sono cultura 2018 – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi realizzato da Fondazione Symbola (da lui presieduta) e Unioncamere in collaborazione con la Regione Marche, di numeri ne ha dati, e davvero significativi.

    Io sono cultura 2018 è suddiviso in 4 sezioni: Industrie culturali e creative nel mondo; I numeri del sistema produttivo culturale e creativo; Geografie; Cultura come driver di sviluppo territoriale e settoriale. Ogni sezione contiene un’analisi approfondita e molti dati: per evidenti ragioni di spazio accenneremo solo i concetti base del Rapporto, che può essere scaricato dal sito della Fondazione Symbola.

     

    La cultura è di per sé un patrimonio, che in più produce ricchezza, e ricchezza significa occupazione (oltre 1,5 milioni di occupati): il Sistema Produttivo Culturale e Creativo – come il Rapporto definisce le attività che producono beni e servizi culturali e quelle per cui la cultura è un input per accrescere la competitività dei prodotti) genera più di 92 miliardi di euro e mette in moto altri settori dell’economia arrivando a muovere 255,5 miliardi, ovvero il 16,6% del valore aggiunto nazionale. Basterebbero solo questi dati per cancellare qualsiasi dubbio sul fatto che la cultura è uno dei motori dell’economia italiana con cui si mangia e anche molto bene.

     

    Quanto agli occupati, ha rilevato Ivan Lo Bello (presidente di Unioncamere) come la formazione di qualità sia strategica per la crescita da molti punti di vista. Innanzitutto, le imprese che investono in cultura e creatività sono più innovative e sono più portate a coniugare cultura e nuove tecnologie dando spazio alle grandi opportunità offerte dal digitale. Per citare qualche cifra, queste imprese hanno aumentato il fatturato del 56%, l’occupazione del 48% e l’export del 55%. Inoltre, come ha spiegato il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, occupano molti giovani laureati: per la precisione, nel Sistema Produttivo Culturale e Creativo è laureato il 42% degli occupati, a fronte del 21% negli altri settori dell’economia.

     

    È assai interessante la visione trasversale tra saperi e competenze che emerge dal Rapporto Io sono cultura 2018. Ne deriva una sorta di sistema integrato che collega design e architettura, nautica, patrimonio storico-artistico, industrie creative, artigianato artistico e manifattura evoluta, moda, musica, arte e spettacolo: stiamo parlando del Made in Italy, il terzo marchio più conosciuto al mondo dopo Coca Cola e Visa. Da una ricerca dell’Università della Pennsylvania e di “US News” l’Italia risulta il primo paese al mondo per l’influenza culturale: forse i più sorpresi siamo proprio noi, che invece dovremmo cominciare a leggere l’Italia con altri occhi. Eredi di un glorioso passato che deve diventare la nostra chiave per entrare nel futuro, grazie a quella felice combinazione di hard e soft skills che costituisce la nostra carta vincente: creatività, bellezza, competitività, innovazione si accompagnano alla piacevolezza del clima, del cibo e soprattutto al calore della nostra accoglienza. La capacità produttiva non va misurato solo dai giudizi delle agenzie di rating, ma anche da questo intreccio positivo che genera economia.

     

    L’obiettivo del Rapporto Io sono cultura 2018, rimarca Lo Bello, è “superare la convinzione che la cultura sia soprattutto qualcosa da conservare piuttosto che una componente dello sviluppo produttivo su cui contare”, e Realacci cita a questo proposito una bella frase di Mahler: “La tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco”.

     

    Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, dati alla mano, afferma che il lavoro nel settore culturale c’è, ed è importante che sia destinato a molti laureati: importante anche in prospettiva futura. Cosa succederà tra 20-30 anni? Nei contesti creativi saranno valorizzate le qualità e le competenze umane, che difficilmente potranno essere sostituite dalla robotica e dall’intelligenza artificiale. Bonisoli ricorda inoltre che la lieve ripresa economica dell’Italia è stata trainata in gran parte dal turismo e dall’export, costituito soprattutto dai prodotti dell’industria creativa. Il ministro ha ricordato le zone del Centro Italia colpite dal terremoto del 2016: “Dobbiamo raccontare quello che stiamo facendo per il recupero del patrimonio storico-artistico, anche sperimentando sistemi innovativi di ricostruzione, tutela e recupero. In questo settore siamo imbattibili. Ho capito che molti paesi vedono nel restauro del proprio patrimonio culturale un mezzo per salvaguardare l’identità e la storia, come ad esempio la Cina. Raccontare la nostra esperienza può diventare un’occasione per fare scuola nel mondo”.

     

    La Commissione Europea ha dedicato il 2018 al patrimonio culturale, consapevole del suo valore per lo sviluppo dell’economia. Il fatto che la presentazione del Rapporto Io sono cultura 2018 sia avvenuta nelle sale del Ministero dei Beni culturali dimostra quanta importanza sia data finalmente alla cultura a livello istituzionale anche in Italia.

     

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