• Articolo Roma, 10 maggio 2017
    • Isabella Ceccarini

      È vera bufala?

    • Il fenomeno delle fake news non è passeggero, ma strutturale, e coinvolge tutti gli strati della società

    fakenews

     

    (Rinnovabili.it) – Essere informati è un diritto, essere disinformati è un pericolo. Questa frase compare sul sito http://www.bastabufale.it/  dove si invita a firmare l’appello per dire no alle bufale e sì alla corretta informazione.

    Il fenomeno delle fake news non è passeggero, ma strutturale, e coinvolge tutti gli strati della società: denunciare il problema e intervenire per risolverlo non è una forma di censura o un limite alla libertà di opinione, bensì un invito a diventare fruitori consapevoli di notizie. Cosa significa? Innanzi tutto restituire valore alle competenze, studiare per essere credibili e imparare a verificare le fonti delle informazioni.

    Se le notizie false sono sempre esistite, in un’epoca di “disintermediazione digitale” – come l’ha definita il Censis ­– la rete ha cambiato la portata del problema: la velocissima diffusione globale di una notizia ci porta a credere che sia vera per il semplice fatto che tutti ne parlano, magari conferma i nostri pregiudizi e non abbiamo tempo né voglia di fermarci a ragionare e indagare. Eppure una corretta informazione è lo snodo centrale della democrazia. Se questa disintermediazione ha reso diretto il rapporto tra produttore e consumatore, sui temi sociali servono approfondimento, verifica, confronto. Cominciamo a chiederci a chi conviene diffondere una notizia falsa e perché, dal momento che si tratta di un sistema di distruzione delle persone come della reputazione delle aziende. E se la bufala è urlata a gran voce, la sua smentita è in sordina. Un sistema non affidato all’improvvisazione, ma così ben organizzato da orientare i consumi, condizionare l’opinione pubblica, addirittura spostare voti: questo dovrebbe chiarire anche qual è la portata economica di una falsa notizia.

     

    Dal punto di vista sociale, i danni possono essere enormi: pensiamo, ad esempio, alla diffusione di timori sui vaccini. A quanto pare, in Italia molti hanno abboccato alla campagna in puro stile fake che sta iniziando a dare i suoi frutti avariati. Senza l’immunità di gregge (ovvero quando il 95% della popolazione è vaccinata) le malattie infettive si riaffacciano e i soggetti più deboli sono esposti a rischi gravi. Il paradosso è che si fanno le campagne per le vaccinazioni in Africa, ma da noi si crea il terreno per il ritorno di malattie sconfitte. Citiamone una per tutte: quanti danni ha fatto la poliomielite prima di scomparire grazie alla vaccinazione di massa?

     

    Post-TruthIn concreto, da dove cominciare per arginare l’invasione delle fake news? Dalla scuola, come ha affermato la ministra dell’Istruzione e della Ricerca Valeria Fedeli in un recente convegno organizzato dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che ha fortemente voluto un progetto congiunto Miur-Camera dei Deputati di educazione civica digitale (che entrerà nelle aule già dal prossimo anno scolastico): ovvero insegnare ai ragazzi a distinguere fra storie emotive e sensazionalistiche e fonti autorevoli, spiegare come stare in rete e formare il senso critico attraverso l’approfondimento. Nel 2014 Laura Boldrini ha istituito una Commissione per i diritti e i doveri in Internet, composta da parlamentari ed esperti esterni, che il 28 luglio 2015 ha prodotto la Dichiarazione dei diritti in Internet.

     

    Il Miur coordina anche il progetto “Generazioni connesse” cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma “Connecting Europe Facility” (CEF), che vuole promuovere un uso consapevole di Internet da parte dei giovani. Partner di questo progetto sono il Ministero dell’Interno-Polizia Postale e delle Comunicazioni, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, l’Università di Firenze, Sapienza Università di Roma, Skuola.net, la Cooperativa EDI e il Movimento Difesa del Cittadino.

    Sui social media, troppo spesso, si fa conversazione più che vera informazione: l’importante è avere ben chiara la differenza e ricordare che una calunnia non è una goliardata, ma può distruggere una persona.

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