• Articolo Milanville, 4 settembre 2015
  • Secondo uno studio della American Sociology’s Review

    Questo film ha creato il movimento contro il fracking

  • Prima di “Gasland” il metano era considerato una manna dal cielo negli USA. Ma grazie a Josh Fox il lato oscuro del fracking ha fatto il giro del mondo

Questo film ha creato il movimento contro il fracking 4

 

(Rinnovabili.it) – Il movimento contro il fracking è nato grazie a un film. Lo sostiene uno studio che uscirà sul numero di ottobre della American Sociology’s Review, di cui Reuters è venuta a conoscenza. Si tratta di un documentario, intitolato “Gasland”, che in Italia non hanno visto in molti, ma negli Stati Uniti è ampiamente conosciuto. Lo ha girato Josh Fox, giovane filmaker consacrato proprio da questo lavoro, trasmesso dalla HBO nel giugno del 2010. È una vera e propria inchiesta su un tema, quello della fratturazione idraulica, che prima di Gasland era già entrato nei grandi media americani e mondiali, ma godeva di una narrazione trionfalistica e ottimista. L’accento era posto, come la Casa Bianca auspicava, sulla possibilità per il Paese di guadagnare l’indipendenza energetica tramite il gas naturale estratto con tecniche non convenzionali. La manna del fracking avrebbe permesso agli States di centrare due obiettivi in un sol colpo: abbattere le emissioni di carbonio e ridurre le importazioni.

 

Gasland ha fatto saltare il banco di questa narrazione bucolica, mostrando il calvario delle famiglie nelle piccole comunità invase dalle trivelle. Animali e uomini che si ammalano e muoiono, fiumi che ribollono del gas sfuggito ai pozzi, falde inquinate da sostanze chimiche tossiche, aumento dell’inquinamento acustico. Ma la sequenza che ha scioccato il mondo è quella che mostra un uomo accostare un accendino al rubinetto di casa, e l’acqua corrente che in un istante si incendia a causa del metano finito nelle tubature.

 

 

Josh Fox ha raccontato la faccia oscura della fratturazione idraulica viaggiando negli Stati sotto i quali si estende il Marcellus Shale, 270 mila chilometri quadrati, il più grande bacino di gas da scisti della nazione. Il suo Gasland ha mostrato le reticenze dell’industria e l’operato delle lobby, che investe i più alti livelli del governo. Ne è un esempio il conflitto di interessi del vice presidente americano Dick Cheney, ex CEO della multinazionale energetica Halliburton. Grazie alle sue forti pressioni, nel 2005 il Congresso approvò un Energy Policy Act che vietava all’EPA di regolare la fratturazione idraulica attraverso il Safe Drinking Water Act, la legge sulla qualità dell’acqua potabile. Con un tratto di penna venne così eliminato un ostacolo alla diffusione di questa tecnica.

 

Josh Fox

Josh Fox

Insomma, c’è un fracking prima e dopo Gasland, secondo lo studio citato dalla Reuters. I ricercatori hanno detto di aver analizzato le ricerche su Internet, i messaggi di Twitter, la copertura mediatica delle mobilitazioni e la nascita di un attivismo contro l’industria del gas naturale a seguito della proiezione. Hanno notato così un aumento delle ricerche online, le discussioni sui social media, la copertura informativa e l’attivismo ambientale. In 5 anni alcuni governatori sono stati costretti a mettere delle moratorie e si è creato un movimento internazionale che dialoga sulle piattaforme web. Il regista, Josh Fox, ha inanellato una serie di riconoscimenti coronati dalla nomination all’Oscar nel 2011 e ha girato un sequel nel 2013, Gasland Part II.

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