• Articolo Roma, 22 febbraio 2013
  • “Tango e Fotovoltaico”

  • La storia di una piccola creazione nata dall’abbraccio di un tango

 

(Rinnovabili.it) –  Vi racconto una storia. Mi trovo in una calda serata di fine luglio  serenamente seduta in una sedia sul bordo di una delle mie solite milonghe siciliane (luogo dove si balla il tango argentino). Il posto è incantevole una pista da ballo a cielo aperto di fronte al castello Maniace di Siracusa. Profumo di mare tutto attorno, un cielo stellato e un malinconico “Oblivion” di Astor Piazzolla a tenermi compagnia. Ad un tratto si accosta un ragazzo, vestito in maniera pittoresca, lo riconosco ed esclamo “Vito!!! Da quanto tempo…” Vito Petrotta Reyes, per gli amici Vitussi, è un  mio caro amico, conosciuto un paio di anni fa a Buenos Aires, palermitano DOC e ballerino di tango come me. Ci salutiamo  e come da vecchi amici incominciamo a parlare del più e del meno. Faccio la solita domanda “Vito ma che combini di nuovo?”, dimenticavo di dire che Vito è anche uno dei più bizzarri ed eclettici stilisti che io conosca, lui mi risponde “ma sai Nicoletta cos’è successo mi hanno chiamato una nota società di portatili chiedendomi di disegnare un accessorio per il loro nuovo laptop, ed io ho pensato di fare una borsa, al che io gli faccio un imbocca a lupo e per deformazione professionale gli rispondo “Bhe Vito perché non lo fai fotovoltaica?” Lui mi guarda a metà strada tra l’incredulo e l’incuriosito e mi risponde “Ti va di ballare questo tango?” e io rispondo “Con molto piacere”.

 

Ho sempre pensato che il tango potesse essere una delle più intense fonti di energia ed ispirazione ma non ho mai pensato che da un tango si potesse creare addirittura una piccola tecnologia rinnovabile.

Finito il tango ritorniamo ai nostri posti e Vito un po’ perplesso ma con una scintilla negli occhi mi risponde “Ok ci sto, ma io di fotovoltaico non ne capisco niente”, io incomincio a rassicurarlo con quell’indole protettiva che è tipica di noi donne sicule, dicendogli “tranquillo Vito io e tutti i miei amici di Energitismo (http://www.facebook.com/#!/pages/Energitismo/133597376750191), ti aiuteremo in tutto, noi non aspettiamo altro che questo, ossia aiutare tutti gli artisti e stilisti come te nel creare oggetti tecnologicamente sostenibili ma belli. Vito ti aiuteremo a fare una borsa  che con i suoi “pannellini” fotovoltaici ricaricherà la batteria di questo portatile. Ma senti visto che saremo dei pionieri ti va di azzardare e usare dei pannelli di ultima generazione?”. Bhe fare una domanda del genere a Vito è un po’ come chiedere a un bimbo se vuole della cioccolata… Vito mi risponde “ma certo, ma in che senso di ultima generazione?” io rispondo “si Vito i pannelli che potremmo utilizzare sono in fotovoltaico organico chiamati anche DSC. Le DSC sono cellette fotovoltaiche che copiano i meccanismi della fotosintesi clorofilliana. Si tratta di un fotovoltaico attivato da coloranti che trasforma la luce in energia elettrica. Proprio perché opera con la luce e non con i raggi solari, la produzione di energia è indifferente al posizionamento della cella solare: le foglie di un albero lavorano tutte e non solo quelle poste nella corona esterna dell’albero! Questo significa che queste celle funzionano anche se lasciate all’interno delle abitazioni dove c’è abbastanza luminosità”. E così Vito ha vinto il concorso “Fashion for Tech 2012” , per la realizzazione di un accessorio per un nuovo portatile. http://www.facebook.com/#!/vitussi?fref=ts

Ma Vito, come avrete capito, è un personaggio vulcanico e coraggioso e diciamo che le sfide sono il suo pane quotidiano. L’dea di oggetti energeticamente produttivi ha cominciato ad “ossessionare” la sua mente e si è fatto prendere la mano, e ha deciso di fare altre borse di questo genere.

Pochi mesi fa mi trovavo seduta a Fontana di Trevi  insieme a Vito, Gavin Tulloch e Claudia Bettiol miei amici e fondatori di Energitismo, quando squilla il telefono di Claudia e lei come tutte le donne va alla ricerca disperata del cellulare perduto nei meandri della borsa ed esclama “maledette borse, quando cerchi qualche cosa non la trovi mai, magari si potesse mettere una “lucetta” all’interno della borsa….” A questo punto Claudia alza la testa e guarda Vito e continua “ma perché non fai tu una borsetta che quando si apre si illumina?, nel senso che all’esterno metti le cellette DSC che ricaricano una piccola batteria e quando è necessario danno la corrente a delle luci LED, lo sai che risolveresti uno dei più fastidiosi problemi delle donne?”. Detto fatto ed ecco che Vito disegna e realizza la “Butler Bag o Borsa Maggiordomo”, come ribattezzata da Gavin.

Ma la storia non finisce qua. Questa mattina mi chiama Vito e mi dice “Nicoletta sai che giorno 23-24-25 Febbraio vado al Prêt-à-Porter a Milano ad esporre tutte le nostre borse fotovoltaiche?  ma chi me lo doveva dire che incontrare voi di Energitismo mi avrebbe portato a tutto questo….”

Le nuove tecnologie possono essere un’occasione per le imprese manifatturiere italiane di scatenare la fantasia e collaborando con le imprese tecnologiche per creare oggetti desiderabili da tutti gli amanti dello stile italiano nel mondo. Vito ha deciso di promuovere l’eleganza e la sostenibilità italiana nel mondo ed il network Energitismo cerca e selezione persone e il meglio delle produzioni artigianali per promuovere un nuovo Rinascimento dell’energia.